Diversità e cambiamenti: la Disney racconta un mondo universale

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Diversità e cambiamenti: la Disney racconta un mondo che cambia

Mulan

Diverso“, “straniero“, quante volte sentiamo queste parole accompagnate dall’aggettivo “pericoloso“?
Che assurditàSiamo diversi già da nostra madre che con amore ci ha messo al mondo. Siamo diversi dalle nostre sorelle che hanno il nostro stesso cognome e siamo diversi da quelli che chiamiamo fratelli, pur non essendolo, ma che l’amore fa sembrare che lo siano. Tutto questo giudizio negativo sulla diversità, su ciò che consideriamo “diverso” solo perché non ha il nostro stesso colore, in parte dipende dalla nostra poca attitudine al guardare più in là del nostro naso: siamo pigri di notizie vere e attivi di giudizi falsi. Una parte della colpa deriva poi dalla nostra società che ci fa vedere solo il lato scomodo del mondo, ma comodo per i loro scopi. Poi torna ad essere colpa nostra che ci accontentiamo delle informazioni impacchettate non applicandoci alla riflessione. Quest’ultima costa fatica e dolore e noi vogliamo rimanere a vivere nel nostro mondo ovattato, fatto di apparenza e illusione. Ed ecco il circolo vizioso. Un circolo vizioso che ci spinge a temere il diverso, a criticarlo, ad innalzare polemiche quando un cambiamento che ha il nome di multietnicità si manifesta nella Disney.

Già molto tempo fa la Disney lanciò delle principesse lontane dal solito canone “capello lungo biondo e occhi rigorosamente azzurri” sollevando non poche polemiche. Jasmine e Pocahontas sono le prime eroine Disney a rompere i soliti schemi, stessa cosa che fece poi Mulan.
Il mondo da sempre teme il cambiamento e non vedere le solite principesse rappresenta un grande cambiamento.
Per fortuna questa situazione si sta un po’ mitigando, e la Disney è sempre più motivata ad aprirsi alla diversità multiculturale, contando anche il fatto che i suoi cartoni vengono visti in quasi tutto il mondo.
Ed ecco quindi come si manifesta tale apertura: negli Stati Uniti è già in onda una serie che vede come protagonista una principessa latina da un lungo abito rosso, Elena di Avalor.
Il creatore di questa principessa Craig Gerber ha detto che:

«Dando vita al personaggio di Elena per noi l’importante è essere inclusivi e non esclusivi.»

Oceania

La comunità sembra accettare questo cambiamento, nonostante le iniziali perplessità e accortezze del creatore a causa delle critiche mosse da gruppi latinoamericani ad un’altra sua creazione Sofia la principessa in quanto rappresentata con la carnagione chiara e gli occhi altrettanto chiari.
A questo pizzico di apertura multietnica se ne aggiunge un’altra nel mondo della Disney. A Natale sui grandi schermi, infatti, ha debuttato un’altra principessa “insolita” secondo gli schemi adottati in passato. Viene dalla Polinesia, Vaiana, la protagonista di Oceania, altro cartone animato firmato Disney.
Oceania è il racconto di questa giovane ragazza che dovrà affrontare delle sfide per salvare il suo popolo, partendo alla ricerca di un’isola magica con un amico: Maui, un semidio che ha perso i poteri.
Il cartone, dei registi Ron Clements e John Musker, non vede principi azzurri sulla scena, forse per evitare polemiche come accadde nella Principessa e il ranocchio.

Ma nemmeno Oceania è immune alle critiche, che stavolta non riguardano però la principessa, ma il semidio Maui che secondo la laburista parlamentale neozelandese, Jenny Selesa, è stato rappresentato troppo grasso, reputando quindi tale personaggio come uno “stereotipo negativo”, dato che, guardando le foto di cento anni e più fa, gli uomini e le donne nativi della Polinesia non erano affatto in sovrappeso.

Si sposta così su un altro versante la polemica sollevata alla Disney. Non si tratta del fatto che la principessa non sia stata realizzata secondo i soliti canoni, ma forse questa polemica è stata bloccata sul nascere per la mancanza del principe, come precedentemente detto, ed è nata per altri canoni estetici. Infatti, il semidio Maui, secondo la cultura polinesiana, è rappresentato come un personaggio pieno di forza. C’è quindi il sentore, da parte della Selesa, che il modo in cui Maui è stato rappresentato, sia per come gli americani vendono i Maui.
Non tutti però sollevano critiche, infatti il fumettista Michel Mulipola difende la Disney dicendo che quando si crea un personaggio, attraverso il disegno che genera la figura bisogna anche dare l’idea del carattere e della personalità del personaggio stesso. Da ciò deriva che Maui, tramite il suo aspetto rotondo, deve far intuire la sua bontà.

Insomma, sembra che i cambiamenti nel 2017 sollevino ancora tante polemiche. Sembra che la diversità sembra essere vista ancora sotto un’ottica pericoloso, quando in realtà è solo un valore che si aggiunge. Nonostante tutte queste polemiche che si preannunciavano, il cartone Disney Oceania ha ottenuto un grandissimo successo ed è stato apprezzato da molti, e questo ci fa capire che il cambiamento va solo vissuto per essere compreso.

La saggezza è saper stare con la differenza
senza voler eliminare la differenza

G. Bateson

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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