Pablo Neruda – Versi sanguigni al servizio della politica e dell’animo umano

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Pablo Neruda – Versi sanguigni al servizio della politica e dell’animo umano

Pablo Neruda - Versi sanguigni al servizio della politica e dell'animo umano
Pablo Neruda

Pablo Neruda (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973) rappresenta una delle più grandi voci dell’America Latina. È stato non solo poeta, ma anche diplomatico e uomo politico; i suoi versi sono stati e saranno sempre fonte d’ispirazione per la letteratura.

La sua fama e la sua bravura lo hanno sempre preceduto: è impossibile non emozionarsi leggendo le sue poesie. Federico Garcìa Lorca disse che sembravano scritte «più che con l’inchiostro, con il sangue» tale è la loro potenza. Neruda fu un vero e proprio poeta-pittore, usava una tavolozza di parole per dipingere la vita: non è semplice riuscire a rappresentare la complessità della vita e del vivere in modo tanto sublime ma Pablo Neruda, proprio come un pittore, ne colse tutte le sfumature, dalle più romantiche alle più tragiche e le tramutò in parole sulla carta.

Ebbe una vita davvero interessante, che lo accomuna a tanti altri letterati e attivisti politici del periodo. Dipinse così la sua infanzia:

La mia infanzia sono scarpe bagnate, tronchi spezzati
caduti nella selva, divorati da liane
e scarabei, giorni dolci sull’avena,
e la barba dorata di mio padre che usciva
diretto alle ferrovie maestose
(…)

Pablo Neruda - Versi sanguigni al servizio della politica e dell'animo umanoFin da giovanissimo maturò la passione per la letteratura, incoraggiato dalla sua insegnante Gabriela Mistral (premio Nobel per la letteratura nel 1945) ma venne ostacolato dal padre che non aspirava ad una carriera del genere per il figlio. Fu anche per questo motivo che decise di scrivere usando un nome d’arte, onorando Jan Neruda, il poeta ceco cantore degli umili. Il suo vero nome, difatti, era Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto.

I problemi economici lo costrinsero a trovare un lavoro lontano dalle sue aspirazioni umanistiche, intraprendendo la carriera di console onorario in Birmania e nell’Isola di Giava. Paradossalmente quello che poteva sembrare un lavoro di ripiego in vista di una futura carriera nella letteratura si tramutò nella sua grande occasione per viaggiare, partecipare alla vita politica, conoscere altri poeti e scrittori militanti e rappresentare un punto di riferimento per il suo paese, il Cile.

La vera lotta politica nelle sue poesie prende forma dopo l’uccisione di Federico Garcìa Lorca ad opera delle truppe di Franco. Dopo questo evento la sua arte si tramuta: non rappresenta più la complessità dell’animo umano, ma diventa azione politica assumendo un carattere maggiormente sociale. L’opposizione al regime franchista e le sue idee politiche di stampo comunista lo portarono, una volta tornato in Cile, a entrare in politica. Nel 1938 viene eletto Pedro Aguirre Cerda alla presidenza del paese e Neruda riceve l’incarico di far evacuare dai campi francesi i 2.000 esiliati spagnoli. Qui viene accusato, però, di favoreggiamenti verso gli sfollati comunisti, anche se la decisione pare fosse stata presa da al presidente della repubblica spagnola in esilio, Juan Negrín.

Pablo Neruda - Versi sanguigni al servizio della politica e dell'animo umano
Allende e Neruda

Ma i veri problemi per Neruda arrivano nel 1945: è il 4 marzo quando ottiene la sua prima nomina ufficiale come senatore indipendente per il Partito Comunista, a cui si iscrive pochi mesi dopo. Nel ’46 Gabriel González Videla, candidato ufficiale del Partito Radicale, chiede al poeta di seguire la sua campagna elettorale: il poeta si tuffa anima e corpo nella lotta alla presidenza, tanto che Videla vinse le elezioni: ma il volta faccia del politico dopo l’elezione verso il Partito Comunista lascia non poco affranto Neruda. Nell’ottobre del ’47 il nuovo presidente imprigiona in campi di concentramento a Pisagua i minatori in sciopero nella regione di Bío-Bío, a Lota, provocando lo sdegno nel poeta, che il 6 gennaio 1948 pronunciò, di fronte al senato cileno, il famoso discorso “Yo acuso”, in cui lesse all’assemblea l’elenco dei minatori tenuti prigionieri.

Ormai il governo di Vileda aveva assunto tutti i caratteri di un governo autoritario e poco dopo il presidente ordinò l’arresto del poeta, che è quindi costretto all’esilio per 13 lunghi mesi.

Ma Pablo Neruda era un uomo ostinato e continuò la sua attività di poeta impegnato anche lontano dalla sua terra natia. Successivamente ritornerà in Cile per continuare le lotte politiche. Il culmine della sua carriera politica lo raggiunse nel 1970 come ambasciatore nominato dal presidente Salvador Allende, pur non abbandonando la sua arte letteraria, confermandosi come uno dei più grandi scrittori dell’America Latina: nel ’71 gli venne assegnato il premio Nobel per la Letteratura.

Ormai la salute, però, iniziava a vacillare. Prima di morire prova poi un ultimo grande dolore assistendo al colpo di Stato ad opera di Pinochet e alla morte del suo amico Allende, il primo primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile e in America Latina proprio con l’aiuto di Neruda. Insediatasi la dittatura, la sua vita iniziò ad essere vessata dalle perquisizioni del regime, in una delle quale disse la famosa massima:

Guardatevi in giro, c’è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia!

Pablo Neruda - Versi sanguigni al servizio della politica e dell'animo umanoMorì nel settembre del 1973: la causa ufficiale di decesso fu per cancro alla prostata, ma non mancano gli aloni di mistero sulla sua morte, che per molti venne progettata dallo stesso Pinochet.

Questo comunque non fermò la sua poesia: nonostante la sua morte, il suo animo e le sue lotte continuano a vivere in quei versi sanguigni ogni qualvolta qualcuno inizierà a leggerli.

Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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