La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupidità

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La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupidità

La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupidità
Einstein, noto umorista

L’aforisma più noto? Quasi certamente quello attribuito ad Albert Einstein, che affermò che «soltanto due cose sono infinite, ossia l’universo e la stupidità umana: ma sulla prima ho ancora dei dubbi». In ogni caso, sembra quasi una gara aforismatica: basta una minima ricerca col motore – intelligente, dà le risposte prima ancora che gli si facciano le domande – per antonomasia attuale, e una ridda di considerazioni sulla stupidità ci si para davanti. Karl Kraus, La Rochefoucauld, Wilde ed un’infinità di altri hanno dissertato sulla stupidità, come ad esempio un caustico Gustave Flaubert attribuiva la possibilità di essere felici alla compresenza di egoismo, salute e stupidità, con solo quest’ultima però assolutamente imprescindibile.

E qui, appunto, veniamo al nocciolo della questione: laddove molti pensatori hanno avuto un atteggiamento critico nei confronti della stupidità, vi è tutta una corrente di pensiero, ancorché non organizzata, dichiarata o programmatica (per forza, se ne fanno parte una prevalenza di stupidi) che elogia la stupidità come condizione sommamente desiderabile. Alcuni anni fa, l’ottimo Pino Aprile scrisse un trattatello dal titolo Elogio della stupidità – gli intelligenti hanno creato il mondo ma gli stupidi ci vivono alla grande, e prima ancora l’illustre duo Fruttero e Lucentini scrisse più lavori basati sul concetto della Prevalenza del Cretino.
Peraltro, come potrebbe non essere così, se teniamo conto del Principio di Peter, per il quale ognuno viene promosso fino a raggiungere il proprio livello di incompetenza: peraltro, per accettare un tale stato di cose bisogna ovviamente essere stupidi o cinici, ma la seconda generazione di incompetenti avrà maturato in sé il gene della stupidità per modificazione genetica.

La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupidità
Aforisma di Wilde sulla stupidità

Ma già la saggezza popolare, quella tanto amata dai laureati all’Università della vita, Master in Stradologia, Liberi Professionisti come Analfabeti Funzionali a tempo pieno, ci dice in tutte le forme proverbiali dialettiche e non possibili ed immaginabili che sei Beato tu che non capisci niente. Ad esempio, bisogna essere stolti per amare la guerra: ma la guerra, che porta in battaglia la meglio gioventù, stermina le migliori istanze e patrimoni genetici di una generazione (peraltro, Trasibulo docet), e chi rimane vivo non trasmette il patrimonio genetico migliore, ma quello più adatto (ciao, Darwin). Stessa cosa dirà, molto dopo e molto tragicamente, Primo Levi ne I sommersi e i salvati.

Nei nostri tempi di cultura da media, una riflessione sulla stupidità è quanto mai necessaria, stante la facilità di diffusione di concetti e principia (si fa per dire) potenzialmente devastanti quali il famoso “uno vale uno”, che teorizza in forma ancorché primitiva che “la mia ignoranza vale quanto la tua cultura, la mia stupidità vale quanto la tua intelligenza.
All’uopo, suggeriamo almeno due libelli di difficile reperimento: il saggio Sulla genesi della stupidità ed altri scritti, di Max Horkheimer e Theodor W. AdornoLa stupidità è una cicatrice… Queste cicatrici danno luogo a deformazioni. Possono creare caratteri, duri e capaci, possono renderli stupidi… nel senso della malvagità, dell’ostinazione e del fanatismo quando sviluppano il cancro verso l’interno»), e Sulla stupidità di Robert Musil (che evidentemente era interessato nel senso più ampio del termine all’Uomo senza qualità), che dice tra le altre cose «Di tanto in tanto siamo tutti stupidi. Di tanto in tanto siamo addirittura costretti ad agire alla cieca, almeno in parte, altrimenti il mondo si fermerebbe», concetto che il sopra citato Pino Aprile riprende in Elogio dell’errore.

La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupiditàMa mentre sottolineiamo che tutto ciò va di pari passo con le religioni in genere, che predicano l’ignoranza, assimilando l’intelligenza alla superbia, mentre osserviamo che la tanto decantata meditazione serve in fondo, dallo zen a Herman Hesse passando per Riccardo Cocciante, a raggiungere l’atarassia, e quindi concludendo che l’esaltazione dell’intelligenza e della cultura (intesa come modo per ampliare mente e vedute, e quindi palestra di intelligenza) è decisamente sopravvalutata, abbiamo ancora un ultimo consiglio di lettura da dare.

Trattasi di un romanzo di recente edizione, datato 2002, che ha fatto scoprire al mondo un talento umoristico all’inglese davvero notevole (sulla scia di Roddy Doyle e Alan Bennet): trattasi di Martin Page e del suo agile volume Come sono diventato stupido, poco più di un centinaio di pagine che hanno un incipit che è praticamente una dichiarazione programmatica:

Antoine… troppo spesso aveva osservato che l’intelligenza è parola che designa sciocchezze ben costruite e graziosamente enunciate, ed è talmente traviata che sovente è più vantaggioso essere stupidi che intellettuali doc. L’intelligenza rende infelici, solitari, poveri, mentre mascherarla permette un’immortalità da rotocalco e l’ammirazione di quelli che credono in ciò che leggono.

La felicità, in fondo, è una piccola cosa: basta essere baciati dalla stupidità
Doh

Non possiamo che, televisione, gossip sportivo, talent show e Parlamento sotto gli occhi, essere completamente d’accordo. D’altronde, tale parere contiene in sé un vizio formale, una contraddizione in termini, rispetto al consiglio di perseguire la stupidità: ossia che, leggendo e teorizzando sulla bellezza anche estetica dell’essere stupidi, non si può che elevare il proprio spirito nella direzione dell’intelligenza.

Ma siamo proprio certi che la stupidità sia sinonimo di felicità? E soprattutto, che una persona intelligente possa perseguire un obiettivo di stupidità? Non ne possiamo essere certi: come dice la nostra amata saggezza popolare, chi nasce tondo non muore quadrato, e probabilmente ognuno di noi è condannato al proprio tipo di intelligenza come pure al proprio tipo di stupidità.

Almeno, lo supponiamo: perché come diceva tra gli altri Bertrand Russell, il problema è che le persone intelligenti sono piene di dubbi, mentre gli stupidi lo sono di certezze. E di questo, siamo assolutamente sicuri.

Stupido è chi lo stupido fa.

Forrest Gump

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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