#ArtSpecialUNESCO – La città rinascimentale di Ferrara e il delta del Po

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Volendo rimanere sempre in Emilia Romagna (la scorsa settimana ci siamo imbattuti nella città di Modena), per questa 33esima tappa ci rechiamo nel comune di Ferrara, capoluogo della omonima provincia, in cui sono conservati ben due siti UNESCO, rispettivamente inseriti nella World Heritage List nel 1995 e nel 1999.

Palazzo dei Diamanti a Ferrara, costruito a partire dal 1492, su progetto dell’architetto Biagio Rossetti

Se, quindi, nel centro storico di Modena abbiamo avuto modo di ammirare le strutture civili e religiose adiacenti a Piazza Grande, importanti espressioni dell’arte romanica in Italia, nella città di Ferrara (che fu fondata nel VI secolo d.C. per il crescente sviluppo del commercio fluviale venutosi a creare a ridosso del delta del Po) sono ancora oggi osservabili gli assetti urbanistici che furono pensati nel periodo del Rinascimento.

La parte rinascimentale di Ferrara fu la prima ad essere riconosciuta patrimonio dell’umanità seguita, tre anni dopo, dalle Delizie Estensi (ossia dalle residenze della celebre famiglia degli Este) e dal Delta del Po, in prossimità del quale la città si è continuata ad espandere nel corso del tempo.
Fu proprio per volontà del Duca Ercole I d’Este che a Ferrara, tra il 1492 e 1510, su progetto dell’architetto Biagio Rossetti, venne portata a compimento la così detta Addizione Erculea, ovvero un’ ambiziosa e complessa riorganizzazione dello spazio cittadino che portò a racchiudere, all’interno di mura fortificate, moderne soluzioni architettoniche efficaci ed innovative. Per il nuovo impianto urbanistico il Rossetti si ispirò agli assetti squadrati delle antiche città romane. Fu, quindi, seguendo le linee guida tramandate dall’architetto romano Vitruvio che il disegno del borgo medioevale fu sconvolto. Furono tracciate due principali arterie che ancora oggi, percorribili, si incrociano nel Quadrivio degli Angeli, slargo sul quale affaccia uno dei palazzi più noti e belli del periodo rinascimentale italiano, il Palazzo dei Diamanti.

Il bugnato, come elemento decorativo delle superfici esterne del Palazzo dei Diamanti

Commissionato da Sigismondo d’Este e realizzato sempre su progetto di Biagio Rossetti, i lavori per questo eccezionale edificio iniziarono nel 1492. Protagonista indiscusso del Palazzo dei Diamanti è il bugnato, ossia l’elemento decorativo utilizzato per adornare le superfici esterne dei palazzi delle città rinascimentali (si veda, per un confronto, Palazzo Strozzi a Firenze). In particolare il Rossetti porta ad estreme conseguenze questo carattere ornamentale: lo esalta con gli angoli e lo enfatizza sfruttando i giochi di luci e ombre che si vengono a creare tra gli spigoli delle bugne.

Tra le altre testimonianze, a noi pervenute, del potere politico e culturale esercitato sulla città di Ferrara dalla celebre casata estense ci sono il Castello estense – costruito a partire dal 1383 per volere di Niccolò II d’Este e su progetto dell’architetto Bartolino da Novara, lo stesso che aveva già lavorato ai cantieri dei castelli di Pavia e Mantova – e le Delizie estensi, circa 30 ville localizzate nelle zone adiacenti la città. Si tratta per lo più di residenze di rappresentanza, costruite con evidenti fini politici tra la fine del ‘300 e la metà del ‘500.

Infine il Parco interregionale del Delta del Po, che occupa i territori condivisi tra le province di Ferrara e Rovigo, sito UNESCO, anch’esso dal ’98 per i valori paesaggistico, ambientale e storico di cui è detentore.

Palazzo Schifanoia a Ferrara rappresenta una delle Delizie estensi

Bisogna tuttavia precisare che la città di Ferrara non deve la propria notorietà solo al generoso mecenatismo della famiglia estense, ma anche a numerosi altri celebri personaggi della letteratura e della scienza che hanno vissuto il fervente clima culturale che si respirava nell’ambiente dell’Università. Parliamo di personalità del calibro di Ariosto, Torquato Tasso, Niccolò Copernico, Paracelso, così come di Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo.

È proprio per tale ragione che il VI criterio, adottato in seno all’UNESCO per la valutazione di questo patrimonio dell’umanità, fa espresso riferimento alla «brillante corte degli Este che riuscì ad attrarre artisti di primo piano, poeti, filosofi in un centro fondamentale per lo sviluppo e l’applicazione della pratica del “nuovo Umanesimo” in Italia».

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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