Hebron e la Tomba dei Patriarchi dichiarati Patrimonio dell'Umanità

Hebron e la Tomba dei Patriarchi dichiarati Patrimonio dell’Umanità

Hebron e la Tomba dei Patriarchi dichiarati Patrimonio dell'UmanitàArriverà mai a una risoluzione il conflitto israelo-palestinese? Probabilmente no. Lo dico con estrema amarezza e rassegnazione, poiché in quella Terra non si combatte una guerra esclusivamente politica, ma anche religiosa e culturale come dimostrano le recenti polemiche legate alla designazione di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO del centro storico di Hebron e della Tomba dei tre patriarchi lì collocata.

Infatti l’organo delle Nazioni Unite ha accolto la richiesta della Palestina di riconoscere l’importanza storica e culturale di questo luogo andando contro le proteste di Israele, poiché la Tomba dei patriarchi è il secondo luogo sacro dell’ebraismo essendovi lì sepolti Abramo, Isacco e Giacobbe. Ma le comuni radici delle tre grandi religioni monoteiste sono ancora una volta confermate dal fatto che questo luogo per i musulmani è chiamato Santuario di Abramo ed è luogo di culto anche per loro. Con l’elezione a luogo Patrimonio dell’Umanità su richiesta del governo palestinese, Israele ha visto quindi “assegnare” alla Palestina un luogo conteso più che condiviso. Il comitato che ha preso tale decisione con 12 voti a favore, 3 opposti e 6 astenuti, formato da Angola, Azerbaijan, Burkina Faso, Croazia, Cuba, Finlandia, Indonesia, Jamaica, Kazakhstan, Kuwait, Libano, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Sud Corea, Tunisia, Turchia, Tanzania, Vietnam e Zimbabwe, ha inoltre stabilito che tale luogo sia da considerarsi “in pericolo”, perciò andrà monitorato ed ogni anno andrà fatto il punto della situazione.

Se da una parte dunque i ministri della cultura e degli esteri, rispettivamente Rula Maay e Riyad al-Maliki, parlano con soddisfazione di evento storico, di un successo diplomatico, di un giusto riconoscimento della cultura e della storia del popolo palestinese, dall’altro abbiamo il governo israeliano che tuona con parole di fuoco. Falsità storica, oltraggio culturale e morale, offesa ad un intero popolo, decisione delirante: sono solo alcune delle accuse mosse dai ministri e dal premier israeliano in persona Benjamin Netanyahu, in relazione alla decisione presa dall’UNESCO, accusato di essere un organo e uno strumento politico e non professionale e culturale.

Perciò Netanyahu, per la quarta volta nell’ultimo periodo, ha annunciato che ridurrà ulteriormente i fondi che Israele versa all’ONU in qualità di membro e con i soldi “risparmiati” costruirà un museo dell’eredità ebraica sia a Kiryat Arba che a Hebron, cittadina da ormai 50 anni teatro di scontri, rivolte, attentati.

Si arriverà mai dunque ad una pacifica convivenza tra Israele e Palestina? Cederà mai uno dei due popoli in favore dell’altro? Si troverà mai un accordo che contempli le origini comuni e la matrice condivisa? Dopo tutti questi anni di guerre, bombe, morti, recriminazioni siamo sostanzialmente abituati allo scontro Israele-Palestina come se fosse ovvio, scontato e “normale” quando invece non lo è.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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By on luglio 10th, 2017 in Articoli Recenti, Carlotta Tosoni, L'Editoriale, Visual & Performing ARTs

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