MOC – Museum of Capitalism: il museo sul Capitalismo (o sulla sua fine?)

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MOC – Museum of Capitalism: il museo sul Capitalismo (o sulla sua fine?)

MOC-Museum of Capitalism: il museo sul Capitalismo (o sulla sua fine?)
MOC-Museum of Capitalism

Cosa sarebbe il mondo senza il Capitalismo? In tanti se lo sono chiesti negli anni, dagli economisti, ai filosofi fino ai piccoli risparmiatori, vittime di un sistema che non lascia scampo. Quale immagine sarebbe giusto fornire alle future generazioni di un così complesso fenomeno economico e sociale? Come spiegarne ai posteri lo sviluppo e il declino, conservando intatta la sua duplice essenza di religione economica e blasfemia sociale? Andrea Steves e Timothy Furstnau, del collettivo curatoriale Fictilis, hanno pensato bene di realizzare il MOC – Museum of Capitalism, un museo per commemorare il sistema economico e politico più importante al mondo, la cui fine sarebbe vicina.

Una vasta rete di ricercatori, curatori, artisti, designer, registi, scrittori, economisti, storici, scienziati e non solo, per creare un racconto unico intorno al Capitalismo e alla società che l’ha prodotto. Mostre, ricerca pubblicazioni e numerosi progetti per un’istituzione tutta in divenire, aperta a nuove collaborazioni per narrare un sistema economico dinamico e percorso da vari movimenti.

Una forte critica sociale ed economica anima l’istituzione che si prefigge di rendere un’immagine, pura e senza filtri, di una parte fondamentale della nostra storia. Ma cosa significa educare al Capitalismo? Sviscerare un’ideologia nella sua evoluzione, raccogliere e conservare materiali e prove della sua esistenza, manufatti e opere d’arte ad essa collegati ma anche rendere giustizia alle sue vittime e a tutti coloro che nel mondo hanno portato avanti una resistenza attiva ed hanno creato valide e personalissime alternative. Un progetto ambizioso e fortemente ideologico, legato ad un concetto di protesta intellettuale giovane e fecondo che trova numerose adesioni e finanziatori fino a diventare una realtà concreta.

Tutto concorre per rendere tangibile questa vocazione di lotta sociale contro le discriminazioni e non è un caso che la scelta per la sede sia ricaduta su un luogo simbolo della protesta: Oakland, in California. Qui il 2 novembre del 2001 ci fu la grande marcia della Occupy Oakland, una manifestazione epocale che coinvolse migliaia di cittadini  per attirare l’attenzione sulla disuguaglianza economica e sull’avidità aziendale.

MOC-Museum of Capitalism: il museo sul Capitalismo (o sulla sua fine?)
MOC-Museum of Capitalism

Il MOC – Museum of Capitalism effettua un’esplorazione nel fenomeno storico del capitalismo e nelle sue intersezioni con temi come razza, classe sociale ed ambiente negli Stati Uniti. Nato nel 2015 come progetto, oggi è diventato una realtà e si apre al pubblico con la sua prima esposizione temporanea.

La mostra inaugurale, fruibile fino al 20 agosto, ospita le opere di 50 artisti, incentrate su tutte le varie diramazioni del capitale, dai grafici di Dread Scott alla documentazione sul sistema bancario raccolta da Fran Ilich, dalle bandiere con i simboli delle banche di Superflex ai lampeggianti della bandiera degli Stati Uniti di Blake Fall-Conroy, dalla serie Ca$h4Golds di Tim Portlock che genera immagini di aree urbane desolate dopo il default allo Shop of Desires, dove anche l’acquisto è un’illusione. Il percorso si anima di fotografie, immagini in movimento, storie di uomini comuni, cimeli provenienti da archivi privati e database. Ci sarà spazio soprattutto per una raccolta di oggetti reputati simboli o residui del capitalismo e donati da persone comuni che potranno comunicare attivamente con la struttura, inviando il proprio materiale.

Lo sforzo che si chiede al pubblico è quello di immaginarsi in un’epoca post-capitalismo, di guardare alle cose con l’occhio critico e distaccato di chi non le ha vissute e saper cogliere gli effetti nocivi che ha avuto sugli uomini, sulle cose e sui luoghi. Non a caso vengono presentate le storie comuni, i mezzi di propaganda, la cultura di massa ma anche edifici dismessi, il degrado ambientale e sociale di paesaggi che, avendo esaurito la loro capacità di produrre capitale, sono stati abbandonati alle intemperie ed appaiono in tutto il loro orrore come scheletri urbani.

L’area espositiva del MOC – Museum of Capitalism occuperà circa 13.000 metri quadrati in un centro di vendita al dettaglio rimasto inutilizzato dopo il tracollo finanziario Jack London Square Oakland. Naturalmente la scelta della sede non è stata esente da critiche: per i più sembra essere una manovra economica per rilanciare l’area turistica e non una scelta idealistica.

Invece, la volontà di lavorare con un affiliato del capitalismo per mettere in scena una mostra sulla demolizione del capitalismo stesso è una caratteristica propria del progetto che nasce anche come provocazione.

Inevitabilmente di contraddizioni ce ne saranno molte e sempre perché, per quanto si speri che il capitalismo tracolli, esso è profondamente radicato nella nostra cultura, nel nostro modo di fare e percepire gli affari. Le questioni pratiche richiedono inevitabilmente un capitale, dalla sede ancora temporanea, al normale sostentamento di un apparato organico in continua crescita come quello del MOC – Museum of Capitalism. Eppure un messaggio forte è già stato mandato: ingresso gratuito, partecipazione volontaria aperta a tutti, valutazione della propria percezione del capitalismo. Sicuramente c’è la volontà di raggiungere una purezza ideale anche se questa si deve scontrare con i numerosi finanziamenti necessari e con un’economia che vuole ad ogni speculare su tutto. C’è un rifiuto totale dell’idea stessa del guadagno.

Sarà interessante vedere gli esiti di questa fervente critica al capitalismo, gli impatti che avrà sulla zona ospitante e quello che saprà lasciare ai numerosi spettatori chiamati a raccolta.

Tra lo scetticismo dominante e la grande ammirazione suscitata, riuscirà il MOC – Museum of Capitalism a raggiungere il suo obbiettivo? E poi, siamo davvero sicuri che il capitalismo sia giunto al suo declino? In ogni caso meglio premunirsi!

MOC – Museum of Capitalism
Oakland, California
Sito ufficiale

Martina Conte per MIfacciodiCultura

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