“Wild”: la natura di Michael Nichols al Philadelphia Museum of Art

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Wild: la natura di Michael Nichols al Philadelphia Museum of Art

Michael Nichols
Michael Nichols, A tagged northern spotted owl in a redwood forest

È stata inaugurata il 27 giugno al Philadelphia Museum of Art Wild: Michael Nichols, la retrospettiva a cura di Peter Barberie e Melissa Harris sul fotografo, artista e attivista statunitense. Membro della Magnum Photos dal 1982 al 1995 e reporter per il National Geographic fin dal 1996, Michael ‘Nick’ Nichols (che – a scanso di equivoci  cinefili – non è quel Nichols regista de Il laureato), gira il mondo da oltre trent’anni fotografando la natura degli angoli remoti e incontaminati, come il Bacino del Congo o il Serengeti, in Africa orientale. Una vita a fianco della Terra e dei suoi ospiti: leoni, elefanti, scimmie e tanti altri. Gli animali di Nichols sono ritratti nel loro habitat e, che siano in branco o in solitario, sono sempre carichi di una forte soggettività.

A questo punto forse vi chiederete perché dedicare una monografica proprio a Michael Nichols. Cosa lo distingue dagli altri fotoreporter? È un artista? Indubbia la natura documentaria dei suoi scatti, ma Nichols sembra avere qualcosa in più. Nichols, a suo stesso dire, è ossessionato dalla fotografia. Talmente ossessionato da riuscire a cogliere la vita della natura attraverso lo scatto.

Michael Nichols
Michael Nichols, An indian tiger panthera

«Avere una foto che va oltre lo scatto è tutto quello che desidero», afferma in un’intervista, ed è proprio qui che sta il punto: un fotoreporter rappresenta la natura, un artista ne restituisce l’anima. Quindi sì, Nichols è un artista a tutti gli effetti.

Secondo il fotografo statunitense, quello che distingue un’ottima fotografia da una buona fotografia è la serendipità, quell’insieme di elementi, forse casuali, che per un istante convergono verso una parabola di armonia e bellezza. Quasi a voler riflettere sentimenti propriamente umani negli animali, Nichols coglie i soggetti nel pieno della loro espressività. Guardiamo alla coppia di orfani scimpanzé (A pair of orphan chimpanzees): in un abbraccio fraterno, dolce e simpatico, i due scimpanzé sembrano volersi davvero bene.

Quando mi sono trovato a fotografare gli animali per la prima volta, ho sentito che in qualche modo ero a casa. Ho capito che potevo essere la voce per quelle cose che non possono parlare.

Testimone e ambasciatore della loro presenza nel mondo, Nichols diventa portavoce delle creature della Terra e vive per loro.
Già un altro affermato fotografo, ovvero Sebastião Salgado, si impegna in questo senso: con Genesis, il suo progetto più recente, l’artista brasiliano ha mostrato al mondo una raccolta di immagini scattate a luoghi e persone di una terra e di una vita incontaminate che si sono finora sottratte al contatto con la società civile. Sia Salgado che Nichols propongono un’immagine inedita di quella che è la natura selvaggia, ma le modalità di narrazione sono diverse. Salgado racconta una natura forte ed indipendente, i suoi scatti sono un monito all’uomo contemporaneo al fine di preservarla, Nichols è, invece, un mediatore fra l’essere umano e la natura: gli animali di Nichols parlano ed emozionano a livello empatico.

Michael Nichols
Michael Nichols, Awakening

Gli scatti di Michael Nichols ci coinvolgono in prima persona e chiamano in causa la nostra coscienza terrestre.

La fotografia può cambiare il mondo, e il mondo ha bisogno di cambiamento.

Nichols è convinto sia possibile sensibilizzare le persone riguardo i problemi del mondo attraverso la fotografia, e noi con lui. Arte ed etica si dimostrano, ancora una volta, inscindibili.

Wild: Michael Nichols
A cura di Peter Barberie, Alfred Stieglitz Center, Melissa Harris
Philadelphia Museum of Art
Dal 27 giugno al 17 settembre 2017

Alice Pini per MIfacciodiCultura

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