Liuzhou Forest City: in Cina la prima Città – foresta contro l’inquinamento

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Liuzhou Forest City: in Cina la prima Città – foresta contro l’inquinamento

Liuzhou Forest City: in Cina la prima Città - foresta contro l'inquinamento
D. Trump

In tema di ambiente siamo tutti sensibili. Purtroppo questa è una affermazione che non corrisponde esattamente alla realtà. Se da una parte, in Cina, assistiamo all’inizio dei lavori di quella che sarà la prima Città – foresta contro l’inquinamento, dall’altra parte c’è chi (Stati Uniti d’America) ha deciso di chiamarsi fuori dagli accordi sul clima firmati a Parigi nel 2015. Il progetto della Città – foresta che sorgerà a Liuzhou, nella provincia di Guangxi nel sud della Cina, è stato realizzato dall’architetto italiano Stefano Boeri che in Italia ha già ideato il Bosco verticale, ossia il complesso residenziale che si trova a Milano vicino al quartiere Isola.

La fine lavori è prevista entro il 2020 e in concreto all’interno di questa città troveranno posto uffici, case, alberghi, ospedali e scuole tutti interamente ricoperti di alberi e piante. Questa nuova città di 30mila abitanti, una volta ultimata, sarà in grado di assorbire circa 10mila  tonnellate di anidride carbonica e 57 tonnellate di polveri sottili producendo, nello stesso tempo, 900 tonnellate di ossigeno. Tutto ciò allo scopo di tenere sotto controllo la produzione di gas tossici in un paese in cui, secondo un rapporto dell’Oms pubblicato nei primi mesi di quest’anno, più di 1,7 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono ogni anno a causa di malattie provocate dall’inquinamento dell’aria.

Liuzhou Forest City: in Cina la prima Città - foresta contro l'inquinamentoI livelli di inquinamento atmosferico nel paese del Sol Levante hanno raggiunto, negli ultimi anni, livelli record tanto che lo scorso febbraio l’amministrazione di Pechino ha comunicato ufficialmente l’allarme rosso. Durante l’inverno il tasso di smog nella capitale sale in maniera vertiginosa e questo ha provocato le prime reazioni non solo a livello governativo ma anche a livello dell’opinione pubblica. Ne è l’esempio la pacifica protesta degli attivisti della città di Chengdu, capitale della regione dello Sichuan nella Cina sud-occidentale, che hanno posto maschere anti – gas sulle statue nel centro cittadino che ha portato alla sospensione del traffico per qualche giorno. Sembra quindi che i cinesi abbiano invertito il senso di marcia cominciando a mettere in campo misure concrete in difesa dell’ambiente in rispetto di quell’accordo sul clima raggiunto a Parigi nel 2015 da 190 paesi dopo lunghissimi negoziati durati più di dieci anni. Firmato nell’aprile del 2016 alla sede Onu di New York dai Capi di Stato e di Governo di 195 paesi è entrato in vigore il 4 novembre dello stesso anno, 30 giorni dopo la ratifica da parte di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% dell’emissione di gas serra. Cinque sono i punti fondamentali dell’accordo che possiamo così sintetizzare:

1. I paesi firmatari si impegnano a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali.

2. I Governi dovranno stabilire e attuare obiettivi di riduzione dei gas serra prodotti dalle attività umane.

3. Sono previste verifiche quinquennali degli impegni presi.

4. I paesi più ricchi dovranno aiutare finanziariamente quelli più poveri con un “Green Climate Fund” da 100 miliardi di dollari da istituire entro il 2020.

5. Dal 1995 la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) organizza ogni anno una Conferenza delle parti (Cop) fra i Paesi aderenti. È lì che si discute della situazione del riscaldamento globale e si decidono i provvedimenti da prendere. La novità politica dell’Accordo di Parigi è stata l’adesione dei maggiori produttori di gas serra, gli Stati Uniti e la Cina, che in passato avevano rifiutato di aderire al protocollo di Kyoto per non ostacolare la loro crescita economica.

Liuzhou Forest City: in Cina la prima Città - foresta contro l'inquinamentoSe da un lato, come abbiamo visto, la Cina sembra fermamente convinta a rispettare gli accordi presi, dall’altro il Presidente Americano Donald Trump ha tenuto fede alle promesse fatte in campagna elettorale annunciando a giugno 2016 il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima firmati dall’ex Presidente Barack Obama. L’intenzione di Trump è quella di riuscire a negoziare un nuovo accordo che sia “giusto”. Un accordo che veda la fine «… dell’applicazione degli impegni di riduzione e, soprattutto, dei versamenti al Fondo verde per il clima che costa agli Usa una fortuna», in nome di quell’America First che ha contraddistinto la sua campagna elettorale e che continua a guidare le sue scelte.

Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

 

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