Frida Kahlo: l’arte come colore, magia e rivoluzione

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Frida_Kahlo,_Autoritratto_con_vestito_di_velluto_1925[1]Forse nessun altro artista ha raccontato la propria vita apertamente attraverso la sua arte come ha fatto Frida Kahlo (Coyoacán, 6 luglio 1907 – Coyoacán, 13 luglio 1954). Lei che ha sentito l’esigenza di conoscersi a fondo per capire chi fosse realmente: una donna intraprendente, un animo profondamente sensibile. Lei che desiderava solo una penna e un pennello per raccontarsi e tutta una vita da vivere al massimo.

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón a 110 anni dalla sua nascita a Coyoacan, un sobborgo di Città del Messico, è ancora un’icona nel mondo dell’arte e soprattutto nel mondo femminile. Lei stessa era solita però spostare la data di nascita al 1910, anno della Rivoluzione Messicana, a dimostrazione dei suoi forti ideali socialisti che contraddistinsero gran parte della sua vita. Una vita vissuta nella Casa Azul, un rifugio fatto di intense pareti blu e rosse con un bel cortile interno, a cui fu sempre legata. Suo padre, fotografo talentuoso la avvicina al mondo dell’arte e dell’indipendenza crescendola come un figlio maschio. Sua madre, invece, è una donna cattolica e all’antica con cui Frida non va molto d’accordo.

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Frida e Diego

Frida è una giovane perla, che vive la vita di corsa e con entusiasmo, dipinge per passione, va a scuola e agli incontri politici degli studenti. Nel 1925 un autobus su cui viaggia insieme al suo fidanzato si scontra con un tram cambiando la sua vita per sempre. Molti sono i feriti gravi tra cui anche Frida, che viene trafitta da un corrimano lungo tutto il bacino. Costretta a rimanere sdraiata a letto, ingessata e immobile, nulla sembra più avere senso per lei. L’unico sollievo sarà quello specchio appeso sul letto a baldacchino e una tavola di legno su cui poter dipingere. L’immagine di se stessa a letto, sofferente, diventa il suo modello prediletto e la pittura, il suo unico sfogo, la sua ancora di salvezza.

Attraverso la serie di Autoritratti Frida supera il dolore fisico e psichico sfogando i suoi sentimenti. Si ritrae spesso in lacrime, con il corpo trafitto da chiodi e Senza Speranza, immobile. Nonostante le innumerevoli sofferenze, Frida ama fortemente la vita, non riesce ad odiarla, e con una grande forza d’animo e caparbietà si rimette in piedi dopo soli 2 anni, tornando a camminare contro ogni pronostico. Il suo primo pensiero è portare i suoi dipinti al più grande artista messicano del momento, Diego Rivera, per capire se la pittura può essere per lei un lavoro.

Frida Kahlo

Due matrimoni alle spalle, il doppio della sua età, una bellezza non proprio proverbiale – era soprannominato El Panzon – ma il fascino della sua fama, la passione per l’arte e la politica avvicinò i due, siglando una forte complicità. Nel 1929 Frida diventa la Señora Rivera.

Frida prende tutto ciò che la vita le offre. Inizia ad esplorare la sua bisessualità, accettata dal marito, sostenendo una relazione con l’amica socialista Tina Modotti. Con Diego viaggia e dipinge molto, si occupa del Messico e dell’attività politica, e si trasferisce in America. La lunga permanenza non prevista diventa una sofferenza per Frida che vuole tornare a casa, si sente sola, precipitando in un dolore ancora più profondo quando non riesce a portare a termine alcuna gravidanza. Infine rientrata in Messico scopre il tradimento del marito con sua sorella Cristina.

Il dolore immenso per tutto ciò che le accade si converte in arte. Gli autoritratti sono sempre frontali e ci costringono a guardare il soggetto negli occhi, ci mostrano la sua anima, priva di qualsiasi barriera. Ironicamente racconta del tradimento nel dipinto Qualche colpo di pugnale mostrandosi come una donna lacerata, trafitta, ferita. Il momento del divorzio porta Frida a rifugiarsi nell’alcool e nella pittura. Si ritrae con scimmie, uccelli esotici legati alla magia nera, si sdoppia immaginando due diverse personalità, sospese tra passato e presente, unite dallo stesso cuore ferito.

Qualche colpo di pugnale

La sua pittura autobiografica ci racconta la sua vita fino alla fine. Le nature morte, con i toni forti del rosso, appartengono agli ultimi anni della sua vita.
Frida Kahlo muore la notte del 13 luglio 1954. Di lei ci rimane tutto, dalla Casa Azul trasformata oggi in un museo, ai suoi pensieri liberati in un diario intimo, alle opere introspettive che ci raccontano tutto della sua vita. Un’esistenza fatta di passione, un legame con il proprio popolo e la propria terra, di forti ideali di uguaglianza e libertà. Una vita vissuta al massimo, nonostante tutto, nonostante le atroci sofferenze fisiche e la mancata maternità tanto desiderata. Un’icona moderna e intramontabile che ci lascia come ultimo messaggio un urlo di battaglia: ¡Viva la Vida!, nonostante tutto.

 

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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