Se dici “bacio” dici “Hayez”: storia di un bacio patriottico

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Nella Giornata Mondiale del Bacio, qual è il quadro raffigurante un bacio per eccellenza? A quale state pensando? Proviamo a indovinare… Siamo nel pieno del Risorgimento, l’Italia è in tumulto poiché non tollera più le imposizioni dello straniero e le società segrete, i moti e le guerre parlano chiaro: gli Austriaci devono abbandonare il territorio italico. In questi clima rivoluzionario si inserisce Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 21 dicembre 1882), pittore veneziano che vive e lavora a Milano, noto negli ambienti sovversivi e considerato il principale pittore romantico italiano.

Il suo quadro più celebre è sicuramente Il bacio: realizzato nel 1859, ci mostra una scena medievale in cui due giovani si baciano appassionatamente. Lui stringe a sé la fanciulla che si lascia andare a questo gesto d’amore e di tenerezza conscia però che durerà poco: il piede di lui poggiato sul gradino fa intendere la sua imminente partenza per una missione evidentemente eroica e pericolosa, come mostra quel pugnale che leggermente si intravede. In secondo piano una figura: una spia? un compagno del giovane? una domestica del castello? Poco importa, è tempo di andare: un ultimo bacio, un ultimo abbraccio e poi via, verso il proprio dovere patriottico.

Commissionato da Alfonso Maria Visconti di Saliceto, l’intento di quest’opera non è né decorativo né quello di far traboccare di sentimenti amorosi il cuore di chi lo guarda, bensì quello di mandare messaggi nascosti e indiretti relativi all’indipendenza dell’Italia. Già perché quel bacio rappresenta l’unione tra la Francia di Napoleone III e il Regno di Sardegna di Camillo Benso, conte di Cavour.
Il quadro rimase nella dimora del conte per oltre venticinque anni, salvo poco prima di morire decidere di donarla alla Pinacoteca di Brera, nella cui Accademia insegnò lo stesso Hayez, dove oggi è ancora ammirabile. Oltre a questa versione, l’artista ne realizzò altre due modificando alcuni dettagli ed andando ad arricchire il proprio messaggio in codice. Una seconda opera, realizzata nel 1961 per la famiglia svizzera Mylius, vede la giovane indossare un abito bianco che rappresenta la virtù della nazione appena unita, mentre una terza del ’67 si distingue per ulteriori cambi cromatici rispetto alla prima oltre che per l’aggiunta di un dettaglio: il mantello verde, la calzamaglia rossa e un drappo bianco abbandonato sugli scalini formano il Tricolore. Queste ultime due versioni dell’opera fanno parte di collezioni private, ma sono state riunite un paio d’anni fa in occasione di una mostra a Milano.

I colori mutano di quadro in quadro richiamando le bandiere della nazioni alleate e di quelle nascenti, vengono aggiunti man mano dettagli che rendono la scena ancora più travolgente e partecipata, ma il messaggio che Hayez vuole comunicare è sempre quello: l’impeto d’amore per la propria amata può equivalere a quello del proprio paese, se non addirittura superarlo. In questo clima di pulsioni, vi è nell’arte una liberazione del bacio e dell’amore: non c’è più una visione negativa del contatto fisico, bensì questo è liberatorio, lecito e dovuto nei confronti del proprio paese, tollerato nei confronti dell’amata. Il giovane bacia la sua ragazza come se baciasse qugli ideali di rivoluzione che lo travolgono e lo spingono a rischiare la vita per essa, armato di pugnale, gioventù e coraggio. La collocazione in un’epoca non troppo precisa poi fa sì che la scena rappresentata sia scollegata da precisi riferimenti storici, divenendo quindi immortale, eterna, simbolica.

Ripreso da altri artisti (su tutti Gerolamo Induno, che addirittura realizzerà un Bacio in miniatura nell’opera Triste presentimento del 1862, ma anche Tamara De Lempicka), aziende (v. Baci perugina) e dal cinema, Il bacio è divenuto per la sua perfezione stilistica, compositiva, cromatica ed allegorica un esempio eccellente di cura estetica dell’arte capace però di portare con sé messaggi importanti, misteriosi e proibiti. Dunque quel bacio che tanto ha fatto battere il cuore a giovani donne e giovani uomini, speranzosi di trovare un giorno l’amato degno di un bacio tanto amorevole quanto deciso, in verità è un bacio politico che racconta un impegno civile sentito, una devozione per una patria che ancora non esiste per la quale si è pronti a rischiare la propria libertà se non la propria vita.

Francesco Hayez diede una lezione importante di pittura ma anche di dedizione per la propria terra natia: se il quadro eccelle in ogni suo aspetto tecnico-artistico, è in quello simbolico-sentimentale che esprime tutta la sua forza, racchiusa in un bacio, che qua si trova ad avere un’ennesima connotazione. Se può essere sintomo di amore privato, di morte, di tradimento, di fiducia, di affetto famigliare, qua è di impegno a tutti i costi per qualcosa di più grande di noi stessi, per la collettività, per un futuro migliore da lasciare ai nostri figli. In un semplice bacio si cela tutto questo, mostrando ancora una volta come un gesto primitivo e innato sia per l’uomo più che importante, fondamentale.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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