Informazione cartacea e digitale: perché la stampa è in crisi in Italia?

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Informazione cartacea e digitale: perché la stampa è in crisi in Italia?

informazioneInternet ha modificato sensibilmente il nostro rapporto con il mondo, causando moltissime realtà a doversi adeguare alle sue logiche. La stampa è una di queste: il passaggio al digitale è stato un atto praticamente obbligatorio, dal momento che il rischio di rimanere “indietro” rispetto ai tempi e rispetto agli altri settori industriali appariva come un problema concreto. Ma quali sono state le conseguenze di questa scelta per la stampa e in particolare per l’informazione cartacea nel nostro Paese?

Innanzitutto, la conversione al digitale non è stato un passaggio semplice da realizzare e soprattutto da accettare per l’industria editoriale stessa. Internet veniva inizialmente percepito dalle persone (e ancora oggi in alcuni casi è così) come un esempio di piattaforma tutto free, in cui ogni contenuto appariva come accessibile gratuitamente e immediatamente. I primi giornali online invece riproponevano a pagamento l’esatta copia cartacea, scontrandosi contro le dinamiche della rete e risultando in inevitabili fallimenti. Con il tempo, le diverse testate giornalistiche hanno iniziato a proporre un’edizione vera e propria per l’online, investendo sulle piattaforme digitali e modificando i propri linguaggi. Agli articoli redatti appositamente per i siti dei vari giornali sono stati affiancati inoltre degli articoli a disposizione solo degli abbonati: una strategia imprenditoriale adottata espressamente per salvaguardare economicamente le diverse testate, obbligate a dover ricercare nuovi fonti remunerative per mantenere i nuovi costi che Internet ha portato con sé. I rischi che si celano dietro a quest’enorme cambiamento sono tuttavia molteplici: a partire dall’aumento delle spese di produzione di un giornale sino ad arrivare alla diminuzione delle vendite, è difficile individuare degli aspetti positivi nella forte crisi che ha coinvolto l’intero settore.

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Page One: Inside the New York Times

A tal proposito, il documentario Page one. Dentro il New York Times, diretto nel 2011 da Andrew Rossi, ha cercato di mostrare come i cambiamenti comportati dall’entrata in gioco dell’online abbiano in primo luogo modificato il lavoro delle redazioni giornalistiche. Mostrando direttamente le attività del New York Times, osservate da Rossi per un anno intero, dal documentario traspaiono differenti aspetti che hanno subito radicali trasformazioni rispetto al passato. In particolare, è cambiato il modo di raccontare la notizia: oltre a ricercare sempre di più uno stile che coinvolga di più il lettore e che sia dunque sempre meno impersonale, i giornalisti costruiscono anche un vero e proprio racconto multimediale nel riportare i fatti. Tuttavia, una strategia produttiva di questo tipo richiede sacrifici sia in termini di denaro sia in termini creativi e di forza lavoro. Ha senso dunque mantenere un sistema cartaceo di produzione dell’informazione? Se guardiamo alla situazione della stampa italiana, sembrerebbe inizialmente di no. Secondo quanto riporta Ads, la società che si occupa di certificare le tirature e la diffusione delle testate in Italia, i dati di vendita dei quotidiani nel nostro Paese sono in netto calo di anno in anno. Il problema sembra essere però principalmente di natura culturale e non relativo all’informazione cartacea in sé, in quanto l’Italia è uno degli Stati con il più alto tasso di analfabetismo funzionale nel mondo. Dal momento che una ricerca del Pew Research Center ha mostrato come i giornali cartacei siano ancora il mezzo preferito dalle persone per leggere le notizie rispetto alla loro controparte digitale, non dobbiamo cercare capri espiatori. Possiamo essere i primi a fornire un contributo sensibile per cercare di aiutare la stampa ad uscire dalla sua crisi e per farlo dobbiamo cercare di aumentare la consapevolezza attorno ai problemi più strettamente culturali e educativi del nostro Paese.

Il settore editoriale italiano sembra invece essere troppo preoccupato a realizzare pienamente il passaggio alle piattaforme digitali, non accorgendosi dei vari dilemmi che lo minano alla base. La maggior parte degli italiani tendenzialmente non è più abituata a leggere e oltre a ciò costi di produzione dei quotidiani online non vengono coperti dalla pubblicità e dagli abbonamenti. Un passaggio definitivo alla distribuzione digitale non sembra perciò essere la soluzione ottimale per risolvere i problemi della stampa: le diverse testate giornalistiche non possiedono infatti i mezzi adatti per forzare un vero e proprio mutamento culturale e rischiano così di peggiorare la loro situazione critica. Per poter sperare di superarla in futuro, è necessario reinvestire nel cartaceo: solo in questo modo si potranno porre le fondamenta per uno sviluppo digitale che non rischi di far crollare l’intero sistema.

Daniele Sacchi per MIfacciodiCultura

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