Moschea mista: quando l’umanità si mostra nell’unione che la rappresenta

0 473

Moschea mista: quando l’umanità si mostra nell’unione che la rappresenta

Moschea mista: quando l'umanità si mostra nell'unione che la rappresentaIn Germania, a Berlino, il 16 giugno 2017 è stata inaugurata la prima moschea mista, ovvero aperta a tutte quante le confessioni dell’Islam, comprese le divisioni tra i due principali rami dell’Islam stesso: sciiti e sunniti. In questa moschea mista, donne e uomini hanno la possibilità di pregare insieme invece che farlo in ambienti separati. Nella moschea aperta da poco nessuno è escluso: hanno la possibilità di andare a pregare anche donne imam e musulmani omosessuali.
Secondo la tradizione le donne e gli uomini pregavano infatti in ambienti separati, anche se su questo punto ci sono vari pareri contrastanti: alcuni sostengono che nel Corano non ci sia questa “regola” di separazione, altri sostengono che durante la preghiera non dovrebbero sentirsi voci femminili, altri ancora sono dell’opinione che le donne nel luogo in cui pregano gli uomini non dovrebbero esserci altrimenti li distrarrebbero.

Seyran Ateş
Seyran Ateş

Seyran Ateş è il nome della donna di 54 anni, musulmana e di origine turca che si è battuta per questa moschea mista, aperta grazie anche a donazioni private di persone di origine turca, araba e curda. Avvocata, scrittrice e attivista per i diritti delle donne Seyran Ateş, vive da quasi 50 anni in Germania e nel corso degli anni è stata spesso minacciata per la sua interpretazione liberale dell’Islam; nel 1984 rischiò anche di morire a causa di un proiettile sparato da un uomo mentre lei lavorava come avvocata per le donne turche vittime di violenza.

La moschea mista si trova nel quartiere di Mobit, compreso tra Wedding, Mitte, Tiergarten, Hansaviertel e Charlottenburg ed è stata aperta in una sala presa in affitto al terzo piano di una chiesa evangelica. Sorge nel quartiere che ospitava l’associazione radicale frequentata da Anis Amri, il tunisino che il 19 dicembre dello scorso anno ha ucciso 12 persone nell’attacco terroristico ai mercatini di Natale. È l’ottantottesima moschea di Berlino, ma rispetto alle altre è una novità, una novità che rivoluziona il pensiero solito, già dal nome con cui è stata chiamata: Rushd-Goethe in onore del filosofo musulmano medievale Ibn Rushd, che tutti meglio conosceranno come Averroé, che insieme ad Avicenna e Al-Farabi fu un commentatore aristotelico, proprio quando in Occidente la lettura di Aristotele venne proibita. L’altro personaggio a cui è stata dedicata è Johann Wolfgang von Goethe.

Un’altra grande novità di questa moschea è che le donne non sono obbligate a portare il velo; solo quelle che indossano il burqa o il niqab non possono accedervi, in quanto – come spiega Seyran Ateş – il velo integrale non ha a che fare con la religione, ma è una dichiarazione politica. Le prediche del venerdì saranno tenute in modo alternato da un imam uomo e un’imam donna. Quest’ultimo punto è quello più “rivoluzionario” dal momento che rompe profondamente con la tradizione canonica islamica. Secondo il progetto di questa moschea, alcune prediche del venerdì saranno guidate dall’imam omosessuale Ludovic-Mohamed Zahed che a Marsiglia ha aperto una moschea simile a questa di Berlino. Per inaugurare la moschea mista è arrivata anche Ani Zonneveld dagli Stati Uniti, la donna imam che ha fondato Muslims for Progressive Values. Oltre a loro c’è in Europa anche un’altra donna che porta avanti un ideale di Islam aperto soprattutto al mondo femminile: la danese Sherin Khankhan, attivista ed ex candidata parlamentare impegnata a cambiare l’interpretazione patriarcale dell’Islam. Questa donna imam guida la preghiera islamica nella moschea Mariam di Copenaghen.

Moschea mista: quando l'umanità si mostra nell'unione che la rappresentaUna linea di pensiero, quella di Seyran Ateş e di queste altre donne, che si può definire profondamente umanitaria: in un’intervista infatti, Seyran Ateş, dice che se si è del parere che ai ragazzi musulmani venga trasmesso un insegnamento scorretto ed errato del Corano, bisogna agire e fare qualcosa, non rimanere impassibili, ed agire e fare qualcosa equivale a predicare la pace e contrastare l’odio. In opposizione con l’Islam radicale e patriarcale, Seyran Ateş porta alla luce un Islam che non tutti purtroppo conoscono, fatto di persone che sono alla ricerca della libertà di predicare la propria religione in unione.
Una rivoluzione che ha l’intento di mandare un segnale contro il terrorismo islamico, nonché contro l’uso improprio della sua stessa religione.

Seyran Ateş ha lottato per otto anni per aprire questa moschea, un progetto, un ideale che finalmente ha preso forma, un ideale che difenderà da quelli che sono contro questo modo di unire tutti. Ora Seyran Ateş ha intenzione di intraprendere studi religiosi e di arabo per diventare imam.

Questa moschea mista è il simbolo di come l’essere umano sia nato per stare insieme e non per essere separato. Ogni forma di separazione e di odio è una forzatura rispetto alla natura relazionale con cui si esplica l’essenza umana. La moschea mista è il simbolo di come sia un errore generalizzare e puntare il dito contro un “gruppo”, perché in realtà purtroppo è il singolo essere umano che spesso decide di odiare e trova chi lo segue in questo odio. Solo facendo emergere e riemergere con coraggio questa nostra vera natura umana relazionale che è possibile contrastare questo odio e terrorismo insensato e crudele.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.