Censimento Fotografia: il MiBACT per gli archivi fotografici italiani

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Censimento Fotografia: il MiBACT per gli archivi fotografici italiani

Farabola, impiegata nell’archivio delle schede perforate nella sede Cariplo a Milano in via Verdi, 1952, gelatina ai sali d’argentocarta

Baudelaire condannava la fotografia ad ancella delle scienze e delle arti. Oggi possiamo dire che Baudelaire ci fa un baffo (so’ soddisfazioni). La fotografia infatti, ormai universalmente riconosciuta come forma d’arte a tutti gli effetti, si prende qualche rivincita anche in Italia con Censimento fotografia, un’iniziativa promossa dal MiBACT e coordinata dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione in collaborazione con Camera – Centro Italiano per la fotografia. Il censimento si propone di individuare, tramite un portale web inglobatore, le realtà archivistiche dedite alla fotografia in Italia, al fine di poterne creare la più completa mappatura. Il ministro Franceschini ha da poco indetto gli Stati Generali della fotografia con l’istituzione della Cabina di regia per la fotografia: un grande passo in avanti per quello che è il riconoscimento del valore culturale della stessa. Storia, documento e, soprattutto, arte.

Ma forse (in fondo) l’abbiamo sempre saputo. Carlo Cattaneo nel primo numero de Il Politecnico, rivista scientifica di stampo positivista from 1839 to 1869, scrive, a commento della messa a punto del mezzo fotografico da parte di Daguerre: «Primo bisogno è quello di conservare la vita», e prosegue: «la Pittura, la Scultura, l’Architettura, la Musica, la Poesia e le altre arti dell’immaginazione, scaturiscono da un bisogno che nel seno della civiltà diviene imperoso non meno di quello della sussistenza». La fotografia è un’arte e scopo dell’arte è quello di conservare la vita. Ed ecco che dagli archivi è davvero possibile scovare la vita di ogni quartiere, periferia, campagna. Parliamo di uno strumento di memoria e comprensione tale da rendere possibile un’analisi della realtà a più livelli: la fotografia rifugge dalla storia dei libri di testo per abbracciare quella narrazione propriamente umana fatta di sguardi, quotidianità e scorci proibiti. Dal pittorialismo al neorealismo, dal modernismo alla fotografia impegnata, lo scatto offre sempre una prospettiva sul mondo data dall’occhio dell’artista.

Vaghi Parma – Atelier Fotocinematografico, lavoratrici in uscita dallo stabilimento dell’azienda Casar-Conserve Alimentari Sarde, finanziata dal Credito Industriale Sardo, anni Sessanta

La fotografia in Italia vede, fra i tanti, la Palermo di Letizia Battaglia, i pretini di Mario Giacomelli, le opere concettuali di Franco Vaccari, le nature morte di Giuseppe Cavalli. Un Giuseppe Cavalli che mi ribalterebbe (o forse mi prenderebbe solo per le orecchie) nel vedermi riconoscere il valore storico e documentativo della fotografia. Nel manifesto de La Bussola, gruppo fotografico milanese nato nel 1947, Cavalli dichiara senza mezzi termini: «Noi crediamo alla fotografia come arte. […] in arte il soggetto non ha alcuna importanza. Il documento non è arte; e se lo è, lo è indipendentemente dalla sua natura di documento». Sono osservazioni di un esteta radicale, un poeta della fotografia alla ricerca della forma pura ed eterea. La fotografia, nelle sue declinazioni, si fa vivo terreno di confronto: da qui una grande occasione di ricerca, approfondimento e dibattito.

Riscoprire la fotografia significa diffondere un linguaggio dalle infinite poetiche, valorizzare le prese di posizione sul mondo, guardare a una storia scritta a regola d’arte. Censimento Fotografia, presentandosi come mappatura partecipata e condivisa del patrimonio fotografico italiano, è una grande occasione per conoscere la genesi culturale delle realtà territoriali. In questo senso il Ministero coglie nel segno: la promozione della cultura non può più prescindere dalla rete che, se ragionata in termini di fruizione collettiva, diventa strumento di conoscenza capillare. Censimento Fotografia è il punto di partenza per delineare le politiche di tutela e valorizzazione di un settore troppo spesso dimenticato.

Alice Pini per MIfacciodiCultura

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