Luigi Pirandello: un volto reale tra centomila maschere

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pirandelloNasceva 150 anni fa una delle menti più sopraffine della nostra cultura, un uomo che con il suo ingegno seppe raccontare l’animo umano in tutte le sue variegate e contraddittorie sfaccettature: Luigi Pirandello.

Pirandello nacque il 28 giugno 1867 da una famiglia borghese a Girgenti – l’attuale Agrigento. Fin da giovane sviluppò un profondo interesse per gli studi e la letteratura: completò gli studi elementari da privatista, in seguito studiò in un istituto tecnico e poi al ginnasio. Scrisse la sua prima opera andata perduta, Barbaro, a 11 anni. Nel 1886 iniziò i suoi studi universitari a Palermo e proseguì quelli di filologia romanza a Roma, salvo poi completarli a Bonn a causa di un conflitto col rettore dell’ateneo romano. Si laureò nel 1891 con una tesi dal titolo Foni ed evoluzione fonetica del dialetto di Girgenti.

L’anno successivo Pirandello si trasferì a Roma dove, grazie all’aiuto di Luigi Capuana, cominciò a frequentare salotti intellettuali e a farsi strada nel mondo letterario.

Nel 1894 sposò con un matrimonio combinato Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Grazie alla cospicua dote della moglie, la coppia visse agiatamente i primi anni di vita coniugale. Nonostante si trattasse di un’unione combinata, tra i due nacque l’amore e una forte passione, che si concretizzò nel 1895 con la nascita del primo figlio, Stefano. Seguirono Rosalia nel 1897 e Fausto nel 1899.

A causa di una frana nella miniera di zolfo di Aragona di proprietà del padre di Pirandello – nella quale era stata investita anche parte della dote di Maria Antonietta – la famiglia finì sul lastrico. Questo avvenimento contribuì ad aggravare il già precario equilibrio mentale della moglie, sempre più soggetta a crisi isteriche e scenate di gelosia. La sua paranoia ormai ingestibile – tanto da far tentare il suicidio alla figlia Rosalia – costrinse lo scrittore a ricoverarla in un ospedale psichiatrico, dove Maria Antonietta morì nel 1959, a 88 anni.

ipirand001p1A causa delle pessime condizioni economiche e dello scarso successo delle sue prime produzioni letterarie, Pirandello affiancò al suo impiego di docente di stilistica a lezioni private di italiano e tedesco, e una collaborazione con il Corriere della Sera. Il suo primo grande successo arrivò nel 1904 con la pubblicazione del romanzo Il fu Mattia Pascal, che ebbe un positivo riscontro di pubblico, ma di cui la critica non seppe subito comprendere il suo carattere di novità. Dopo la guerra, Pirandello cominciò a lavorare freneticamente, dedicandosi soprattutto al teatro. Nel 1925 fondò la compagnia del Teatro d’Arte di Roma, con cui cominciò a viaggiare per il mondo. Nel giro di 10 anni Pirandello non solo arrivò ad essere il più famoso drammaturgo al mondo, ma venne anche insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Nel 1924 Pirandello si iscrisse al Partito Nazionale Fascista e, seppur non stimasse Mussolini e altri gerarchi – considerati rozzi e volgari – non rinnegò mai la sua adesione al fascismo: lo scrittore nutriva una profonda sfiducia verso i movimenti socialdemocratici e credeva che la massa caotica del popolo dovesse venir istruita e guidata da un “monarca illuminato“. Sebbene non si arrivò mai ad una rottura col partito, nonostante gli scontri – spesso aspri – con le alte cariche, l’ideologia fascista non ebbe mai parte nelle opere pirandelliane.

Nel corso di tutta la sua vita e nelle sue molteplici produzioni letterarie, Pirandello sviluppò numerose teorie e correnti di pensiero: prima fra tutte l’umorismo, che si differenzia dalla comicità perché latore di una più profonda riflessione che genera una compassione per la situazione contraria a ciò che dovrebbe essere, da cui si origina non la risata, ma un sorriso di comprensione. Ma il  tema cardine delle opere pirandelliane è la crisi dell’io: per lo scrittore due persone distinte possono vivere nello stesso individuo, e il solo modo per recuperare la propria identità è la follia. Abbandonando le convenzioni sociali e morali, togliendosi la maschera, l’uomo smette di essere personaggio e diventa persona, proprio come accade a Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, nessuno e centomila.

Luigi Pirandello: un volto reale tra centomila maschereIl 10 dicembre 1936 moriva Luigi Pirandello. Il suo corpo, già vittima di due attacchi di cuore, non superò la polmonite che lo colpì a 69 anni. Pirandello, consapevole del destino che stava per compiersi, al medico che lo aveva in cura disse «Non abbia tanta paura delle parole, professore, questo si chiama morire».
Poco più di ottant’anni fa si spegneva a Roma uno dei maggiori drammaturghi del XX secolo.

Sono passati 80 anni dalla sua morte, eppure quante maschere devono ancora cadere.

Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti.

Federica Caricilli per MIfacciodiCultura

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