I dolori della condivisione sul Web: come condividere in modo responsabile

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I dolori della condivisione sul Web: come condividere in modo responsabile

I dolori della condivisione sul Web: come condividere in modo responsabile
McLuhan

La condivisione di contenuti del Web, parafrasando (e non ce ne voglia) Goethe, sta diventando fonte di grandi dolori, poiché gli internauti condividono notizie, link o qualsiasi tipo di informazione senza sapere di che cosa si tratti. Un esempio plastico di questa realtà distopica è avvenuto il 6 giugno, quando il sito umoristico Science News ha pubblicato un lorem ipsum (un testo riempitivo pre-impostato privo di significato) dal titolo: Secondo uno studio il 70% degli utenti di Facebook prima di commentare gli articoli di scienza legge solo il titolo. Ahimè, 46mila persone lo hanno ricondiviso, dimostrando quanto sia cambiato il modo di informarsi e di conoscere nell’epoca dei social media (!!).

Sebbene l’articolo fosse falso (ed è stato preso come oro colato, perché, ormai, Facebook, Twitter et similia sono le nuove scuole), è recentemente uscito uno studio vero, troppo vero, condotto dalla Columbia University e dal Centro Congiunto Microsoft Research-INRIA (l’Istituto nazionale di ricerca francese per l’informatica e la matematica applicata), il quale ha dimostrato che il 59% dei link condivisi sui nostri social network non sono mai stati letti.

Iniziamo da qui una serie di riflessioni su un fenomeno inquietante e preoccupante per questo primo squarcio di XXI secolo, dove certe tendenze, dopo l’Illuminismo, dovrebbero essere sparite, ma invece sono ancora con noi. La società liquida, frutto dalla teorizzazione di Zygmunt Bauman, si contraddistingue non soltanto per l’incertezza e la precarietà di vita e lavoro, ma, a mio giudizio, per la grande ignoranza e insipienza: il villaggio globale di McLuhan, che potrebbe trarre immenso giovamento dalla tecnologia e dal progresso che Internet e i mezzi di comunicazioni ci offrono, è diventato un vero e proprio scontro all’ultimo sangue, dove anche la notizia più improbabile è ritenuta verace e affidabile. Lo stesso McLuhan riassume efficacemente la situazione contemporanea:

Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi, in realtà non abbiamo più diritti.

La maggior parte degli internauti è diventata una platea di morti viventi, la cui condivisione da fonti discutibili e molto pericolose ha fatto sì che la conoscenza diventasse un’operazione raffazonata e di veloce soddisfacimento. In questo contesto difficile operano anche due fenomeni spesso incoraggiati anche da partiti  o associazioni politiche, cioè il clickbaiting e il clicksharing, l’uso di un linguaggio volutamente esagerato e di notizie volutamente false che annunciano apocalittiche realtà (l’Italia è invasa!1111111!11111), facendo sì che mezza Italia e mezza Europa ha finito per credere a cose che non sono assolutamente vere. La realtà fenomenica è stata, come scrive McLuhan, completamente stravolta da pochi agili manovratori e, purtroppo, tanti hanno finito per credere a Salvini, Le Pen, Grillo e l’alt-right americana. Ormai bastano tre righe sull’invasione per una condivisione rapida e la pletora di commenti ignobili e disgustosi al di sotto.  

I dolori della condivisione sul Web: come condividere in modo responsabile
K. Popper

È possibile trovare soluzioni per le condivisioni immotivate che rischiano di modificare la realtà? A mio parere sì, ma, al tempo stesso la mia proposta rischia di passare per antidemocratica. Purtroppo Facebook dà voce a neofascisti e a pagine che distorcono la realtà ricorrendo ai summenzionati clickbaiting e clicksharing (Informazione libera, Riscatto nazionale, etc.), le quali diffondono la paura e istigano sentimenti di odio e intolleranza verso migranti e stranieri. Onde evitare che l’Italia (e il mondo) diventino sempre più più chiusi e razzisti, forse bisognerebbe togliere voce a questi gruppi, come avrebbe voluto Karl Raimund Popper, che postulò, in uno dei suoi capolavori (La società aperta e i suoi nemici, 1945), il celebre paradosso della tolleranza:

La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

Forse se questi soggetti non diffondessero le loro bufale vivremmo in una società migliore e più aperta? Forse sì, a mio parere.

In conclusione, forse dovremmo iniziare a leggere quello che condividiamo: magari scopriremmo che non condividiamo per niente i contenuti e avremmo un minimo di resipiscenza. Sapere aude, scrisse Kant: dimostriamo che vogliamo conoscere veramente.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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