«Dopotutto al mondo c’è Isadora Duncan», l’amazzone ballerina che rivoluzionò il corpo femminile

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«Dopotutto al mondo c’è Isadora Duncan», l’amazzone ballerina che rivoluzionò il corpo femminile

Isadora DuncanNell’immaginario comune risulta sempre più semplice collegare una figura storica ai suoi eventi biografici, occultandone le imprese e i contributi. Il fenomeno si acutizza quando si vanno a prendere in considerazione liaison amorose con personaggi femminili. È il caso di Isadora Duncan (San Francisco, 27 maggio 1877 – Nizza, 14 settembre 1927), il cui nome viene spesso associato a quello del grande poeta russo Sergej Esenin. Il loro amore superò tutte le barriere, da quelle della passione finita in tragedia a quelle linguistiche, infatti Isadora non proferiva una parola di russo, ma ad innamorarsi della danzatrice fu anche tutta una schiera di poeti russi del periodo simbolista, i quali solevano salutarla come la novella “anima del mondo” o prekràsnaja dàma (la “donna angelo” degli Stilnovisti, per intenderci). In effetti, l’autore e poeta Andrej Belyj, in una lettera all’amico e poeta Aleksander Blok del 1905, scrisse:

Caro, non scoraggiarti. Cristo è con Te. Dopotutto al mondo c’è Isadora Duncan.

Isadora Duncan e Sergej Esenin

Se da un lato il felice connubio ha contribuito a mistificare la figura di questa donna, dall’altro ha minimizzato la portata delle idee rivoluzionarie di quella che è stata una tra le prime donne ad aver sfidato i canoni estetici femminili classici: Isadora Duncan fu la pioniera di quella che oggi consideriamo essere la danza moderna.

Di origini statunitensi, si appassiona alla danza da giovanissima, diventando una delle étoile più agognate dai teatri di tutto il mondo. Ben presto, però, la sua personale visione della danza si scontra con l’unico paradigma esistente al tempo, fatto di tutù bianchi, capelli raccolti nella stretta morsa di uno chignon e pose standardizzate. Per la Duncan i movimenti del ballet d’action sono sterili, asettici e riflettono lo stato di deterioramento del rapporto tra l’uomo e la natura causato dalla civilizzazione. Così, mescolando Darwin a Nietzsche, Isadora auspica ad un ritorno dell’eterno movimento rigeneratore della natura stessa, simile a quello instancabile e primordiale delle onde del mare:

Se ricerchiamo la vera origine della danza, se ritorniamo alla natura, troviamo che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell’eternità, che è sempre stata e sempre sarà la stessa. 

Isadora Duncan, Lettere dalla danza, 1980

Bisogna, quindi, ristabilire un contatto con la natura tramite una danza libera e gravida di vita, eseguita esclusivamente a piedi nudi. I movimenti devono imitare quelli della natura, ricreare quelli primitivi dell’Adam Qadmon (l’uomo delle origini nella cultura ebraica), ma soprattutto rispecchiare la morbida plasticità delle statue greche che Isadora ebbe modo di osservare e studiare nei suoi numerosi viaggi per il mondo. Sarà proprio l’Antica Grecia a fornirle l’ispirazione per un nuovo dress code caratterizzato da larghe tuniche che aderiscono leggere al corpo e ne esaltano la fisicità, spesso tramite una velata quanto scandalosa – per l’epoca – nudità. In questo modo, Isadora esalta ogni tipo di corpo: sgraziato, deformato dalla gravidanza, possente, segnato dalle smagliature, ma proprio per questo naturalmente bello. Su un corpo simile le leggi dell’uomo moderno non hanno attecchito e la sua danza, «una preghiera […] ogni suo movimento raggiunge i cieli in ampie onde e diventa parte del ritmo eterno delle sfere», è «luce che si spande sui fiori bianchi».

Nonostante la sua apparente mancanza di armonia la avvicinasse più ad una amazzone ubriaca ed indiavolata con ben poco di feu sacré (così scrisse di lei Lev Bakst), con Isadora Duncan il corpo della donna inizia la sua lenta emancipazione dalle convenzioni sociali su larga scala. Attraverso una catarsi trascendentale, simile ad un metodo dannunziano per divenire tutt’uno col mondo circostante, il corpo femminile afferma le sue infinite possibilità.

Valeria Bove per MIfacciodicultura

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