“Les Fleurs du mal”: Charles Baudelaire e il ritratto dell’uomo moderno

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Les Fleurs du mal: Charles Baudelaire e il ritratto dell'uomo modernoCompie oggi 160 anni una delle raccolte di poesie più amate in assoluto, Les Fleurs du mal, pubblicato per la prima volta proprio il 25 giugno del 1857 con la firma di Charles Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867).

A causa delle tematiche trattate l’opera ha suscitato da subito molto scandalo: fu infatti denunciata per oltraggio e offesa alla morale pubblica e religiosa, e agli occhi delle critica letteraria successiva costò all’autore l’associazione alla categoria dei poeti maledetti. Tale espressione, tratta dall’omonima opera di Paul Verlaine nel 1884, fu utilizzata più in generale per indicare quell’artista che, in ogni epoca, si distacca dal mondo per ricercare l’ideale, abbandonandosi ai piaceri e vivendo di emozioni. Si tratta di chi porta agli estremi limiti, fino alla massima provocazione e rifiuto, i valori convenzionali della società e dell’uomo.

Il titolo dell’opera di Baudelaire si caratterizza subito come un’intrinseca contrapposizione: il bene è rappresentato dalla bellezza dei fiori, i quali però sono contemporaneamente l’espressione del male, ovvero della condizione dell’uomo – e del poeta – moderno. Il contesto storico in cui Baudelaire scrive, nella seconda metà del XIX secolo, è una Parigi ormai metropoli in cui l’imborghesimento della società si oppone all’annientamento del singolo individuo. In questo panorama anche il ruolo della letteratura, espressione dell’individualità dell’artista, viene sminuita: il poeta non è più il laureatus (quale furono Dante, Petrarca, Boccaccio), il vate che indossa la corona d’alloro, emblema di conoscenza e detentore del ruolo pedagogico e moralizzante, bensì è un uomo comune che frequenta i bordelli, che si abbandona ai piaceri materiali, sperimenta la società dal basso aggirandosi quasi in maniera goffa e impacciata.

Les Fleurs du mal tematizzano in varie sezioni proprio il cammino interiore dell’uomo che vede intorno a sé una città industrializzata e dedita all’interesse economico (Quadri parigini), che si lascia quindi andare ai cosiddetti paradisi artificiali (Il Vino), che si rende conto di quanto questi piaceri siano effimeri e di quanto il male riaffiori continuamente da una natura maligna (I fiori del male), che urla la sua collera nei confronti della sua impossibilità (La Rivolta) e che, infine, realizza quanto il raggiungimento dei suoi ideali sia parallelo al raggiungimento del termine della vita (La Morte). Tutte queste sezioni ruotano intorno alla sempre affascinante dicotomia tra bene e male che in Baudelaire si traduce con Spleen e Idéal, due termini diventati famosi nella storia delle letteratura e non di facile interpretazione.

Les Fleurs du mal: Charles Baudelaire e il ritratto dell'uomo modernoPotremmo definire lo Spleen come la condizione dell’uomo moderno in una società priva, ormai, dei valori di un tempo. È un disagio esistenziale che abbraccia l’uomo nella sua totalità, è quella condizione che non permette alle idee e ai nobili intenti di tradursi in azioni. Tutto questo spinge il poeta a rifugiarsi in un mondo divino ideale, l’Idéal appunto, dove valori, sogni ed emozioni trovano ancora ampio terreno di crescita. È Il corto circuito tra l’intento di un animo nobile e una umana realtà corrotta a portare gli individui a cercare soddisfazione nell’alcool e nelle droghe che, in maniera effimera, distolgono la mente da questa angoscia universale. Tale Spleen si traduce, in termini poetici ed espressivi, nell’uso di una potente creatività poetica in grado di delineare immagini fortemente ispiranti e comunicative. La più famosa è senza dubbio l’immagine dell’albatro, protagonista dell’omonima poesia, ovvero dell’uccello che vola libero e maestoso nei cieli, ma che diventa goffo e impacciato in terra. Come lui, anche il poeta vive questo senso di inettitudine e di inadeguatezza, forzato o volontario, nei confronti della realtà.

La poetica di Baudelaire celebra l’esplosione della parola e del linguaggio e, distaccandosi dall’idea nobile e sensuale di poesia romantica, declina in maniera del tutto nuova il concetto di malattia dell’anima, creando un ponte verso le avanguardie di fine Ottocento, inizi Novecento – quali il Decadentismo e il Simbolismo – e influenzando tutta la letteratura seguente fino ad arrivare ai giorni nostri.

Soprattutto ai giorni nostri: quanti tra voi si sono ritrovati nelle pagine di Les Fleurs du mal? Quante persone hanno sofferto almeno una volta dell’impossibile conciliazione tra ideali e realtà e si sono sentiti persi e non compresi?

Come sosteneva Auerbach, Baudelaire è stato il primo poeta che, tramite la parola, è riuscito a dare importanza e senso a quei soggetti da sempre emarginati e additati come ridicoli e grotteschi: lo Spleen della loro esistenza si è trasformato in Idéal contribuendo a raccontare qualcosa di più dell’umanità.

L’albatro

Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

Traduzione di Giovanni Raboni per Mondadori

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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