Music & Poetry – “Rimmel”, o del disincanto di un amore

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Music & Poetry – Rimmel, o del disincanto di un amore

Music & Poetry - Rimmel, o del disincanto di un amore
Un giovane De Gregori

Le opere cambiano. E non si creda sia una questione di forma, di stile o, ancora più semplicemente, di moda. No, le opere cambiano con te. Cambiano per te. Può capitare che libri letti a vent’anni, a quaranta non ci comunichino più nulla, che un dipinto non ci metta più i brividi, o, ancora, che un film tanto ammirato finisca col sembrarci una sciocchezza. E allora cos’è che cambia? Cosa rende un’opera in grado di modificare il suo effetto su di noi, pur rimanendo sempre uguale a se stessa nella forma?

Siamo noi. Tutti noi.

O meglio, le nostre vite quando entrano in contatto con l’opera stessa. Ed è lo stesso motivo per il quale non possiamo capire realmente il dolore degli altri quando siamo felici o condividere a pieno la felicità di qualcuno quando stiamo soffrendo. La cosa importante è che puoi sempre tornare dalle tue opere: non si offendono se le rinneghi, o se le abbandoni. Sono fatte dall’uomo, ma non sono umane. Consentono il ritorno. Sulle canzoni la dice giusta un certo Bruno Iori, uno dei protagonisti del film Radiofreccia di Luciano Ligabue, del 1998, convinto che:

Non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare.

Music & Poetry - Rimmel, o del disincanto di un amore
Rimmel, il disco

Una delle canzoni di cui ci fidiamo e che non smetteremo mai di ringraziare è Rimmel, di Francesco De Gregori. Il Principe – come lo soprannominò l’amico Lucio Dalla durante il tour di Banana Republic –  di canzoni di cui fidarsi ne ha fatte molte, ad onor del vero, ma Rimmel è senza dubbio tra le più conosciute e più amate dal suo pubblico.

La canzone fu un fulmine a ciel sereno nel panorama musicale italiano: nessuno prima d’allora aveva descritto in maniera così disincantata, così schietta, la fine di un amore. D’altronde si sa, a riempirsi la bocca di cose belle son buoni tutti, ma prendere il proprio dolore e metterlo a nudo davanti a tutti è un’azione che richiede ben più coraggio. In una melodia dallo stampo chiaramente dylaniano, De Gregori parte in medias res: per chi ascolta non ci sono sorprese, è chiaro che siamo di fronte ad una storia conclusa, fallita, che lascia qualcosa di indefinito, che solo il tempo permetterà di comprendere, e una confusione che sa fin troppo di dolore nella testa.

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare

e le pagine scure.

E cancello il tuo nome dalla mia facciata

e confondo i miei alibi e le tue ragioni,

i miei alibi e le tue ragioni.

Music & Poetry - Rimmel, o del disincanto di un amore
Un anno dopo Rimmel, crisi personale e artistica

Gli alibi di uno e le ragioni dell’altra vengono confusi, si mischiano perché, tutto sommato, che importanza ha? Ormai è finita e chi parla è consapevole che avere torto o ragione non cambierà le cose, né alleggerirà il peso dei ricordi. Il nome è già stato rimosso dalla facciata, e nulla è rimasto se non l’amara consapevolezza che l’amore sia uno scherzo, un gioco stupido in cui non vince nessuno, una trappola per illuderci che ci sia qualcosa per cui valga la pena lottare. Un trucco, come il rimmel

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo

e la mia faccia sovrapporla

a quella di chissà chi altro, oh,

ancora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo,

li puoi nascondere o giocare come vuoi

o farli rimanere buoni amici come noi.

Ma in questo crudele confondersi di segni, c’è spazio per ricordarsi di un piccolo tempo stupendo, in cui le labbra combaciavano e i propri visi erano i protagonisti di due vite che diventavano una. Ora le labbra non si incontrano più e le facce possono essere tranquillamente sostituite, perché la magia si è esaurita e non siamo nelle favole. Nessuno verrà a ricucire il filo e indicarci la via. Rimane solo l’inganno che c’è stato, quei «quattro assi di un colore solo», che lasciano un sapore amaro, ma che ormai sono stati giocati e hanno deciso la partita.

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel

come quando fuori pioveva e tu mi domandavi

se per caso avevo ancora quella foto,

in cui tu sorridevi e non guardavi.

Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia

e sulla tua persona.

E quando io, senza capire, ho detto «sì»

hai detto «È tutto quel che hai di me».

È tutto quel che ho di te.

Alcune curiosità sul disco

Eccoci qua, alla dolce Venere di rimmel, di Rimmel. Inizia il monologo seducente dell’inganno, vero protagonista di questa storia (e non solo di questa). Il ricordo viene forzato e spinto fino al momento in cui le carte sono state scoperte e il poker truccato viene mostrato. Lei gli chiede se quella foto, memoria dei giorni in cui tutto era come lo immagina il cuore, quella in cui lei sorrideva senza guardarlo, esiste ancora. Lui tentenna, confuso da una bellezza resa ancora più straordinaria da un vento effimero, e, infine, risponde di sì, senza capire. Senza capire che non è una domanda per sistemare le cose, non serve a ricominciare, non si riprenderà a sognare. Vuole solo fargli capire che quella foto è tutto quello che rimane, nulla più. Una foto in cui lei già non ci guarda più e quattro assi dannati sono tutto ciò che ci è concesso portare con noi, lungo il cammino.

Finita. Abbiamo fallito. Ma una considerazione da fare resta.

Forse troppo speso ci sentiamo dei falliti senza un motivo reale. Certo, la fine di una storia è un dolore, ma non sempre dovremmo considerarla un totale fallimento. Ad amare si guadagna troppo per non essere pronti a rifarlo. E pazienza se prima abbiamo detto che è una trappola, che è solo un trucco, che è solo una sbavatura di rimmel. Siamo dei “romantici rottami”, sempre pronti a ripensarci.

Rimmel ha ispirato molti artisti, anche della grafica

Basta giocare un po’ di fantasia, basta spegnere alcune luci e accenderne delle altre. Certe volte basta scherzarci su.
In fondo, che cos’è l’amore se non una capra che suona un violino?
Chiedete a Chagall. O ad Anna Scott, fate voi.

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare

E le pagine scure

E cancello il tuo nome dalla mia facciata

E confondo i miei alibi e le tue ragioni

I miei alibi e le tue ragioni

Chi mi ha fatto le carte mi ha chiamato vincente

Ma uno zingaro è un trucco

E un futuro invadente, fossi stato un po’ più giovane

L’avrei distrutto con la fantasia

L’avrei stracciato con la fantasia

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo

E la mia faccia sovrapporla

A quella di chissà chi altro, oh

Ancora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo

Li puoi nascondere o giocare come vuoi

O farli rimanere buoni amici come noi

Santa voglia di vivere e dolce Venere di Rimmel

Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi

Se per caso avevo ancora quella foto

In cui tu sorridevi e non guardavi

Ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia

E sulla tua persona

E quando io, senza capire, ho detto sì

Hai detto “E’ tutto quel che hai di me”

È tutto quel che ho di te

Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo

E la mia faccia sovrapporla

A quella di chissà chi altro, oh

Ancora i tuoi quattro assi, bada bene, di un colore solo

Li puoi nascondere o giocare con chi vuoi

O farli rimanere buoni amici come noi

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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