Magda Cordell e l’arte come superamento del disgusto: un corpo mostruosamente di carne e il falso culto della maternità

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Magda Cordell e l'arte come superamento del disgusto: un corpo mostruosamente di carne e il falso culto della maternità
Figure 59 (1958)

Magda Cordell, nata Magda Lustigova il 24 giugno 1921 in Ungheria, ha sondato attraverso la pittura il tabù dell’essere umano, in particolare del corpo femminile, cercando il segreto di tanta perfezione. Figure acefale, ventri urlanti come creature di Francis Bacon, anatomicamente non accurate, immerse in un fondo sanguinolento. Corpi al limite dell’umano, in una continua lotta per la sopravvivenza, instancabili esseri in cui palpita la vita e il sangue scorre inesorabile.

Se Diderot avesse abbandonato per un istante il secolo del buon gusto e fosse stato catapultato nel XX secolo, avrebbe maledetto gli artisti e dato le loro opere in pasto ai leoni. Raccapricciante e immorale, per un uomo di buon gusto del ‘700 come Diderot, avvicinarsi ad opere che rappresentassero le viscere dell’essere umano, che facessero anche solo affiorare il pulsare della vita. Ma noi, nel nuovo millennio, siamo ormai consci di non poter fare a meno di essere Pigmalione e pregare il cielo affinché l’opera prenda vita e pulsi in tutta la sua sensualità; sappiamo anche che alcuni artisti non ci danno via di scampo, oltre alla strada chiusa che porta al disgusto.

Il fine di Magda Cordell, deceduta il 21 febbraio 2008 a Sloan, New York, non era certo quello di farci provare disgusto, di far sì che ci tappassimo il naso e cercassimo di respingere con tutta la nostra forza tanta invadenza. Nonostante avesse dedicato la maggior parte della propria vita alla ricerca sociologica e allo studio della futurologia, Magda Cordell si considerava prima di tutto una pittrice. Nata in una famiglia ebrea di grandi mercanti, per sfuggire alla persecuzione nazista scappò in Egitto e in Palestina, lavorando come traduttrice per l’intelligence inglese. Durante la fuga conobbe il suo primo marito e collega, il compositore Frank Cordell, col quale iniziò una nuova vita a Londra.

Magda Cordell e l'arte come superamento del disgusto: un corpo mostruosamente di carne e il falso culto della maternità
Untitled #8 (1987)

Nell’atelier della coppia gravitavano gli artisti e gli intellettuali − tra cui John McHale, secondo marito della Cordell − che costituirono nel 1952 l’Independent Group, movimento precursore della Pop Art, che durante il dopoguerra britannico spinse la cultura “alta” ad una rivalutazione del modernismo attraverso la cultura di massa. Alla mostra This is Tomorrow nel 1956, evento cruciale nel panorama artistico novecentesco e nella risoluzione della dicotomia cultura alta e bassa, partecipò anche Magda Cordell in qualità di assistente, affiancata dal marito.

L’artista ungherese non ha ricevuto il giusto riconoscimento nella letteratura del dopoguerra britannico e dell’Independent Group. Magda era l’unica donna e l’unica artista non britannica del gruppo, le sue opere nettamente lontane dall’estetica pop. Ad ogni modo non è un caso che il suo ruolo sia stato schiacciato ed offuscato da un mondo dell’arte dominato da maschi.

Sulle tele di Magda Cordell inchiostri, pigmenti, polimeri e pittura sembrano emanare un odore ferroso, purulento. È una pittura che non ammicca, irregolare e brutale, primitiva. Il corpo traumatizzato, eviscerato e decapitato, puro scheletro, non suscita in noi disgusto. Sono corpi allo stato embrionale, nel liquido della vita, fragili e combattivi, che cercano di riabilitarsi con le proprie forze: sono conversazioni tra vita e morte. Sono mostri, idoli della fertilità, madri e feti che vivono sulla propria pelle gli effetti dei cambiamenti tecnologico e culturale.

Cordell esplora la figura femminile e le domande esistenziali connesse alla donna. La pittura è come un pastone in cui la donna scomposta, lacerata, non sa più adattarsi ai canoni, non sa più seguire gli stereotipi. La donna è mostruosamente fatta di carne: non è un andare contro i tradizionali valori e nemmeno una lotta femminista, è semplicemente mostrare con la forza dell’arte l’energia vitale e i misteri della vita. Sotto la patina culturale c’è un corpo che pulsa, che desidera ardentemente. Sono sottolineati cosce, seni e ombelico; pennellate concentriche sottolineano la morbidezza, la sacralità dell’interpretazione in chiave moderna della Venere di Willendorf. Il corpo materno, grottesco, subisce un’analisi viscerale: che miracolo è questa macchina perfetta che è il nostro corpo?

Magda Cordell e l'arte come superamento del disgusto: un corpo mostruosamente di carne e il falso culto della maternità
Senza titolo, 1995

La questione della compensazione della perdita e della rinascita a partire da sé è inevitabilmente da collegare al fatto che l’artista si salvò dall’Olocausto. Attraverso il colore Magda Cordell ha infuso ossigeno a esseri implosi, stanchi. Esseri che si mostrano in tutta la loro nudità, che non hanno più segreti e che mostrano la parte più disgustosa di sé. Lo stereotipo di bellezza e compostezza non è contemplato, non è possibile.

La pittura si ricollega alle ricerche sociologiche dell’artista sull’oppressione della donna nei Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Attorno alla donna è stato creato uno stereotipo che ha del mitologico, una sorta di destino biologico che giustificherebbe la subordinazione e la relegazione a macchina per sfornare figli. Il mito è diventato storia. Il falso culto della maternità è ad oggi ancora difficile da sradicare, è una falsa ambizione socialmente inculcata.

Magda Cordell sperava in un mondo migliore, o almeno che la sua arte e la sua ricerca spingessero altre persone a desiderare un futuro di parità e rispetto.

La società deve sapere dov’è stata prima di sapere dove andrà.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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