Quando i film “tratti da una storia vera” devono fare i conti con quelle storie

0 1.133

Quando i film “tratti da una storia vera” devono fare i conti con quelle storie

Quando i film "tratti da una storia vera" devono fare i conti con quelle storie
The Imitation Game, 2014

Quando sul grande schermo appare a caratteri cubitali la scritta “Tratto da una storia vera”, non importa quanto lo sia davvero, la nostra mente ne resterà imbrigliata. Il biopic è ormai da qualche tempo il genere hollywoodiano che raccoglie maggiori consensi, puntando su cast stellari e grandi produzioni. Basti pensare che nel 2015 la metà dei candidati all’Oscar (quattro su otto) traevano spunto da storie realmente accadute (American Sniper, The Imitation Game, Selma – La strada per la libertà e La teoria del tutto). L’anno precedente la presenza del genere era ancora più schiacciante con ben sei film su nove biografici o tratti da eventi reali (12 anni schiavo, Captain Phillips, American Hustle, Philomena, Wolf of Wall Street e Dallas Buyers Club).
Ma quale combustibile alimenta l’ardente fuoco del biopic? Sicuramente, immedesimarsi in una storia con la consapevolezza che qualcuno in carne ed ossa l’abbia vissuta sulla sua pelle, è molto più semplice. Poi, più la storia è straordinaria, più questa trasposizione del telespettatore nei panni del protagonista si trasforma in un’avventura, un’esperienza non replicabile e neanche lontanamente imitabile dai personaggi fantastici della Marvel o della Star Wars di turno. Ma anche le case cinematografiche giocano un ruolo rilevante nella partita, decidendo di utilizzare delle storie vere per dipingere un’immagine pubblica più impegnata e culturalmente più elevata.

Il nocciolo della questione a questo punto è nelle preziose mani del telespettatore. Per la mia tendenza maniacale a schematizzare il mondo (che spero mi concederete) adoro dividere questa categoria in due opposte figure: il telespettatore passivo e il telespettatore critico. Nel mondo 4.0, fonte inesauribile di informazioni, i confini territoriali sono abbattuti e basta accendere il proprio laptop per reperire qualsiasi notizia. La conoscenza assume un così elevato grado di fruibilità da risvegliare immediatamente lo spirito investigativo del nostro telespettatore critico. Questi, come uno Sherlock Holmes dei tempi moderni, munito della sua lente di ingrandimento virtuale, è pronto a setacciare ogni dettaglio alla spasmodica ricerca di qualche inconsapevole errore o delle meditate licenze dello sceneggiatore. Ed è così che i film basati sulle storie vere si trovano, una volta proiettati sul grande schermo, a fare i conti con quelle storie.

Quando i film "tratti da una storia vera" devono fare i conti con quelle storie
La grande scommessa (The Big Short), 2015

A calarsi nei panni del telespettatore-investigatore è stato il giornalista inglese David McCandless che ha analizzato nel dettaglio, scena dopo scena, l’accuratezza di alcune delle pellicole biografiche più discusse degli ultimi tempi. Sensazionale è la conclusione su  The imitation Game (premio Oscar 2015 per la Migliore sceneggiatura non originale). Per la vicenda del crittonalista e matematico Alan Turing narrata nel film, McCandless ha appurato una percentuale di accuratezza pari al 41,4%. Dunque oltre metà delle scene girate sono frutto della fantasia dello sceneggiatore Graham Moore. Quasi altrettanto lontano dalla veridicità dei fatti è American Sniper, di Clint Eastwood, storia del cecchino americano Chris Kyle interpretato da Bradley Cooper, con una percentuale di accuratezza del 56,9%. Mentre i vincitori del premio Oscar come miglior film 12 anni schiavo di Steve McQueen (2014) e Il caso Spotlight di Tom McCarthy (2016) risultano storicamente più accurati con rispettivamente l’88.1% e l’81.6% di scene realmente accadute.

Sul podio troviamo Il ponte delle spie di Spielberg che racconta con un livello di fedeltà rasente il 90% l’arresto e la difesa della spia sovietica  Rudolf Abel da parte dell’avvocato James Donovan (Tom Hanks) ai tempi della Guerra Fredda. Mentre al secondo posto La Grande Scommessa, manuale per principianti sulla crisi finanziaria dei mutui subprime, ha segnato un rispettoso 91.4% di accuratezza.

Dulcis in fundo, il fedelissimo Selma – La strada per la libertà che non lascia possibilità di rimonte con il suo pulitissimo 100%.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.