L’Umana Commedia – Marco Lombardo, tra destino e libero arbitrio

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L’Umana Commedia – Marco Lombardo, tra destino e libero arbitrio

L'Umana Commedia – Marco Lombardo, tra destino e libero arbitrio L’Umana Commedia questa settimana ripercorre il viaggio nel Purgatorio per presentare un personaggio di cui si hanno scarse notizie biografiche ma che rimane di grande importanza all’interno dell’opera: Marco Lombardo.

Dante lo include fra gli iracondi della III Cornice, facendone il protagonista del Canto XVI della II Cantica.

È probabilmente da identificare come un uomo di corte della Lombardia: infatti l’appellativo Lombardo è inserito per precisare il luogo di provenienza e quindi permettere ai lettori contemporanei di Dante di collocarlo in un quadro più preciso.

La cornice di questo incontro è ricoperta da un denso fumo che rende il luogo più buio di una notte priva di qualunque stella e irrita fortemente gli occhi del Poeta, che è costretto a chiuderli e ad appoggiarsi al maestro, camminando così come un cieco, spaventato e timoroso.

Qui la voce gentile di Marco Lombardo si stacca dalle altre, impegnate in un coro di Misericordia, per raggiungere i due viaggiatori.

Dante e Marco, dopo essersi incontrati, camminano insieme nel fumo senza potersi vedere, e il protagonista del Canto si presenta, dichiarando di aver coltivato in vita le virtù cavalleresche, ora abbandonate da quasi tutti gli uomini.

L’importanza di Marco Lombardo all’interno del poema dantesco non è immediata e non fa riferimento alla vita e alla storia del personaggio. Le fonti posteriori al XIV secolo lo vogliono come un cortigiano, predicatore dall’animo buono e generoso: ma la sua vera importanza risiede nel dialogo che intrattiene con il Poeta toscano, un elemento essenziale per capire molte delle idee di Dante.

Non a caso il Poeta decide di inserire in questo Canto, nel punto centrale di tutta la Divina Commedia, una spiegazione sul concetto di libero arbitrio.

Voi che vivete ogne cagion recate 
pur suso al cielo, pur come se tutto 
movesse seco di necessitate.                                        

Se così fosse, in voi fora distrutto 
libero arbitrio, e non fora giustizia 
per ben letizia, e per male aver lutto.           

vv 67-72

L'Umana Commedia – Marco Lombardo, tra destino e libero arbitrioGli uomini, spiega Marco rispondendo a un dubbio di Dante, riconducono la causa di tutto al cielo, come se esso determinasse necessariamente gli eventi: ma se così fosse il libero arbitrio sarebbe nullo, e non sarebbe giusto essere premiati per la virtù e puniti per la colpa. Il cielo dà inizio alle azioni umane, almeno ad alcune, ma in ogni caso l’uomo può scegliere tra bene e male, e la volontà è in grado di vincere ogni disposizione celeste. Gli uomini sono dunque guidati dal proprio intelletto, che è una forza ben maggiore di quella delle influenze astrali.

Il discorso si sposta poi nell’attualità di un mondo degradato per colpa degli uomini, incapaci di nutrire la propria anima e crudeli verso gli altri.

Anche in un Medioevo dove tutto sembrava dipendere dalle volontà celesti, Dante riesce a spiegare come una qualsiasi credenza, che sia essa cristiana o meno, non può allontanare gli uomini dalle proprie responsabilità.

Ancora oggi si tende a spostare le proprie colpe su eventi esterni che «ci sono capitati»,  e, al contrario, lodarci per i nostri meriti come frutto di un personale impegno e talento.

Il discorso di Marco Lombardo va dunque ben oltre la concezione cattolica del libero arbitrio, è un discorso attualissimo che ogni uomo del XXI Secolo può leggere e reinterpretare nella vita frenetica di tutti i giorni.

Che siano le disposizioni celesti di cui parla Dante o l’oroscopo di un qualsiasi settimanale che compriamo in edicola, tutti noi abbiamo un escamotage per spostare i nostri errori verso il punto più lontano possibile dalle nostre responsabilità.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

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