Laura Antonelli, bellezza d’altri tempi dal mondo dimenticata

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Laura Antonelli, bellezza d’altri tempi dal mondo dimenticata

Laura Antonelli nacque a Pola il 28 novembre 1941.

Laura Antonelli in Malizia
Laura in Malizia

Purtroppo, ci ha lasciato il 22 giugno 2015, morta nella sua casa di Ladispoli, in provincia di Roma, nella più totale solitudine. Il suo vero nome era Laura Antonaz: era una profuga istriana, che dapprima visse a Napoli e poi a Roma, dove si trasferì per tentare la carriera di attrice.

La sua morte è stata al centro di un lungo dibattito poiché negli ultimi anni la Antonelli era stata dimenticata dal mondo del cinema, e nonostante la sua stessa scelta di vivere in solitaria, non riceveva alcun aiuto né sostegno. A stroncarla è stato un infarto e gli unici che voleva fossero avvisati della sua morte erano il fratello, da anni trasferitosi in Canada, Lino Banfi e l’attrice Claudia Koll, ormai gli amici rimasti.

Da vent’anni Laura Antonelli viveva in povertà, tra preghiera e i 500 euro della pensione. A nulla era servito l’appello di Lino Banfi nel 2010 per aiutare l’amica: lei aveva pacificamente affermato di voler esser dimenticata. La vita terrena, per lei, contava così poco…

Era arrivata in Italia dalla Croazia, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sicuramente la sua parabola, più che mai discendente, inizia nel 1971 con Il merlo maschio. Diverrà poi icona con Le malizie di Venere, film del 1969 (Venere in pelliccia) di Massimo Dallamano, censurato nella sua prima versione.

L’immagine di Laura Antonelli come icona sexy tra gli anni ’70 e ’80 è sicuramente quella per cui è più ricordata.

Il film per cui oggi è ancora ricordata è Malizia del ’73, con la regia di Salvatore Samperi. Vinse anche il Nastro D’argento come miglior attrice protagonista. A confermare la sua immagine di donna sexy e provocante molti film dopo questi, soprattutto Divina Creatura con una scena di nudo integrale di sette minuti. Oggi banalità, allora un evento dissacrante.

Laura e Lino in Roba da Ricchi
Laura e Lino in Roba da Ricchi

Ma Laura non è stata solo film erotici, ma anche grande attrice per drammi: Innocente (1976) da un racconto di D’Annunzio, Gran Bollito (1977) e Passione d’Amore di Ettore Scola nel 1981, dove venne candidata al David di Donatello come migliore attrice non protagonista.
Lavora anche accanto a Alberto Sordi, ne Il malato Immaginario e L’avaro, trasposizioni cinematografiche di Molière.

E poi arrivo il 1991. L’accusa di spaccio di droga, per aver trovato 36 grammi di cocaina in casa sua. Condannata a tre anni e sei mesi di carcere, verrà poi assolta. Ma ciò accade solo nel 2000, anche grazie alla legge sulla droga che nel frattempo è cambiata: per la dose trovata non poteva essere considerata una spacciatrice. Ma nel frattempo Laura per 10 anni ha vissuto in un incubo e spesso è stata ricoverata per le sue precarie condizioni psicologiche. A peggiorare il quadro, l’insuccesso di Malizia 2000, sequel del film che l’aveva resa famosa. Probabilmente per una campagna pubblicitaria poco efficace, quello che doveva risollevarla è invece un flop. A questo si aggiunge un intervento estetico che, a suo avviso, la sfigura: è una donna che da icona sexy e sogno erotico di ogni italiano viene piano piano dimenticata.

laura antonelli
Laura Antonelli ne “L’innocente”

Nel 2003 viene risarcita per i disturbi psichici causati dalla lungaggine del suo processo: ma darà la maggior parte del risarcimento in beneficienza.

Ecco che Laura inizia a chiudersi in casa, a non uscire più, a voler allontanare il mondo. Anche quando l’amico Lino Banfi cerca di riportare sullo schermo la sua immagine e di farla aiutare, lei si rinchiude nelle quattro mura della sua casa, tra preghiera e fede. Negli ultimi anni, non andava nemmeno più in Chiesa.

Eccola, un’altra grande icona del nostro cinema, bistrattata e abbandonata, che ora tutti ricorderanno dai vari account Twitter o nelle varie trasmissioni televisive.

L’unico davvero rammaricato probabilmente è proprio Lino Banfi, che anche oggi si chiede se avrebbe potuto far di più per quella fragile donna morta da sola, sul pavimento della propria casa.

Cara Laura, forse è vero

è tutta colpa dell’amore

che riavvolgerà il destino

riscrivendoci il copione

ma se in ogni fotogramma

resti sempre la più bella

la tua anima è leggera

come un volo di farfalla

Laura, Simone Cristicchi

La canzone è Laura, di Simone Cristicchi. Aveva voluto dedicarla all’attrice, colpito e rattristato dalla sua storia. Oggi sembra calzare più che mai a pennello.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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