“Piranesi. La fabbrica dell’utopia”: il genio che ispirò Escher in mostra

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Piranesi. La fabbrica dell’utopia: il genio che ispirò Escher in mostra

Piranesi. La fabbrica dell’utopia è il titolo della mostra appena inaugurata presso Palazzo Braschi, un edificio di grande prestigio e valore storico, situato nel cuore di Roma.

Piranesi. La fabbrica dell'utopia: il genio che ispirò Escher in mostraIl primo elemento di interesse che balza agli occhi, già percorrendo i passi iniziali dell’itinerario, è che l’esposizione sia pensata proprio per essere ospitata dalla scenografica cornice dell’edificio progettato da Cosimo Morelli. In questo suggestivo scenario, infatti, trova una collocazione quasi naturale l’opera dell’architetto-artista che, nell’immaginario scolastico viene concepito più come un incisore, ma che nella realtà fu scrigno di un variegato e multiforme ingegno.

La mostra che si articola in circa 200 opere, 16 sezioni e 22 sale, e magistralmente allestita e curata da Luigi Ficacci e Simonetta Tozzi, si propone il compito di accompagnare lo spettatore in un percorso alla scoperta di un Piranesi che fu genio e sregolatezza, ma anche capace di elaborare idee tanto folli quanto paradossalmente realizzabili.

Questa stessa prospettiva di realizzabilità, questa dimensione di concretezza non sottrae, ma anzi aggiunge, una ricchezza di elementi utili a ricostruire una vista di insieme, senz’altro più completa, dell’artista veneto che, a soli 20 anni, avvertì l’esigenza di lasciare i lidi veneziani e di recarsi a Roma.

Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 4 ottobre 1720 – Roma, 9 novembre 1778) difatti, grazie alla sua spiccata sensibilità artistica, sentì crescere dentro di sé il desiderio di svincolarsi dall’ambiente natio, cominciando a fiutare quel vento di cambiamento che si respirava in quegli anni in Italia. Egli volle fortemente Roma, che diverrà fonte d’ispirazione e guida di tutta la sua restante produzione di architetto e incisore, trovando nei “ruderi parlanti” della Città Eterna la musa che gli consentirà di elaborare una sua poetica quindi di esprimersi attraverso una timbrica perfettamente riconoscibile come proprio inimitabile marchio di fabbrica.

Camminando tra le sale, l’itinerario si snoda regalandoci una visione dicotomica di Piranesi. Da un lato la sua grande attenzione per il paesaggio, evidente nelle vedute di Roma antica, dall’altra una grande capacità di invenzione, come emerge dagli oggetti d’arredo: fisica incarnazione di una rivisitata scultura classica.

Siamo partiti dalla considerazione che G.B.Piranesi è un genio completamente al di fuori della misura. – ha dichiarato durante il suo intervento in conferenza stampa, Luigi Ficacci, curatore della mostra e uno dei massimi esperti di Piranesi in Italia – Egli ha dentro di sé molte concause culturali e, in lui esse si concretizzano in un’unica individualità. Le numerose scienze cui Piranesi si appassiona e specializza fanno si che richiedano una sorta di isolamento. L’idea nostra è stata quella di ricostruire un’unità apparentemente perduta, con la sua identità di architetto.

Piranesi. La fabbrica dell'utopia: il genio che ispirò Escher in mostraMolto interessante è stato inoltre il lavoro realizzato dalla scuola superiore Universitaria Sant’Anna di Pisa, cui è stata dedicata un’intera sala, la XIV: un video 3D fruibile grazie all’uso di speciali occhiali che ci consentono di entrare dentro il cuore delle carceri, elemento approfonditamente studiato da Piranesi e che, ne fanno in un certo qual senso, un anticipatore degli studi prospettici di Escher. Immersi nella proiezione, tra immagini e musica, il tema del carcere diviene elemento teatrale, quasi scenografico e trova una sua forza comunicativa nella rappresentazione tridimensionale, capace di proiettarci all’interno delle sue acqueforti e al contempo costruendo nello spettatore quella sensazione di realizzabilità e di fabbricabilità dell’opera, prodotta dal suo sconfinato ingegno.

Nella penultima sala della mostra, arriviamo alla esteriorizzazione del concetto di realizzazione dell’opera. Qui, i disegni dell’architetto veneto, trovano nuova forma nell’interpretazione filtrata dagli occhi e dalla lente del fotografo Andrea Jemolo che, con sapienti scatti, ricostruisce l’unica vera opera che Giovan Battista Piranesi sia riuscito a vedere realizzata: la chiesa di S. Maria del Priorato.

Nelle immagini del fotografo, emergono prepotenti i chiaro scuri visibili nelle acque forti, dando luogo a quel concetto di fabbricabilità del genio veneto, che traduce il progetto in artefatto, e che dona volume al piano e al disegno.

Piranesi. La fabbrica dell’utopia nasce da un ossimoro che è innanzitutto una suggestione, una provocazione intellettuale, che si spinge ben oltre la fredda narrazione della sua opera e che piuttosto ha l’ambizione di far rivivere la figura e la genialità del poliedrico architetto, capace di elaborare sogno e utopia nei meandri dei suoi “capricci”, così come una visione lucida, pragmatica e quasi scientifica, tanto da trasformare l’irreale in reale,  l’irrealizzabile in realizzabile.

Piranesi. La fabbrica dell’utopia
A cura di Luigi Ficacci e Simonetta Tozzi
Museo di Roma – Palazzo Braschi, Roma
Dal 16 giugno al 15 ottobre 2017

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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