Emilio Isgrò Vs Roger Waters: la copertina di “Is This the Life We Really Want?” è un plagio?

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Is This the Life We Really Want?

Il Tribunale di Milano si è espresso: la vendita dell’ultimo disco di Roger Waters Is This the Life We Really Want? sarà bloccata poiché la copertina è un evidente plagio dell’arte di Emilio Isgrò.

Già, perché la copertina dell’album dell’ex membro dei Pink Floyd, frutto del lavoro grafico di Sean Evans, Danny Kamhaji e Dan Ichimoto, pare proprio ispirarsi a quelle cancellature che sono la firma dell’artista siciliano, che si è quindi rivolto agli avvocati per bloccare tale omaggio:

Quello che si è verificato è un plagio palese delle mie opere, in particolare delle opere esaminate dal Tribunale di Milano. Detto questo, e al di là di questo, Roger Waters è un artista che ammiro e che mi piace molto. E magari, un giorno, avremo anche occasione di incontrarci.

Man Ray, Poeta Ottico (1924)

La giudice Sara Giani ha decretato che la Sony dovrà bloccare la vendita del disco così com’è, che quindi potrà essere venduto senza il progetto grafico che lo accompagna, ma la casa discografica, che al momento non ha ancora commentato, in occasione dell’udienza del prossimo 27 giugno potrà fare ricorso. Tra l’altro tale provvedimento potrebbe estendersi oltre il mercato italiano quindi intaccando la vendita in tutto il mondo come prevedere la Convenzione di Basilea sul diritto d’autore, perciò non resta che vedere se gli artisti troveranno un accordo.

«I buoni artisti copiano, i grandi rubano» diceva Pablo Picasso, genio conclamato, e quella delle cancellatura è una lunga storia di imitazioni, copie, reinterpretazioni. Il primo di tutto fu Man Ray: trasgressivo ed anticipatore, nella sua opera Poeta Ottico del 1924 ecco un testo completamente cancellato, apertamente ispirato al Canto notturno del pesce di Christian Morgenstern datato 1905. La potenza del non detto, dell’ammutolito, del reso illeggibile si sprigiona già in queste opere, una poetica recuperata dall’artista siciliano negli anni ’60 e resa internazionale, come dimostra la conservazione delle sue opere nei musei di tutto il mondo (esempio: MoMa, Centre Pompidou di Parigi, Peggy Guggenheim di Venezia, Museo del Novecento a Milano). Anzi, seppur ispiratosi a artisti precedenti, la cancellatura è sinonimo di Isgrò, di quel suo sapiente scegliere le parole da tenere vive coprendo ciò che vi è di superfluo, come quando prese la Treccani e ne cancellò buona parte, decretando quali nozioni fossero importanti e quali no, contrastando il sapere nozionistico in favore di una conoscenza più diretta.

Anna Rosa Faina Gavazzi, Expédition nocturne n° 1

Quindi chi si è appropriato di un metodo espressivo e l’ha reso famoso ne è quindi il proprietario? La proprietà intellettuale è un campo minato, perché omaggi, reinterpretazioni, parodie e quant’altro rendono i confini difficili da definire. Perché dunque, anche Anna Rosa Faina Gavazzi è una mera copiatrice e non un’artista a tutti gli effetti? Chi è costei? Forse il nome non è noto come Isgrò, ma la sua opera certamente sì: avete presente la bella trasmissione TV Passpartout condotta da Philippe Daverio? Ecco, avete presente quel pannello alle sue spalle dove compare un testo con delle parole cancellate? Ebbene, non è un’opera di Emilio Isgrò, bensì di Anna Rosa Faina Gavazzi che si intitola Expédition nocturne n° 1, tratta dal libro Expédition nocturne autour de ma chambre di Xavier de Maistre: l’artista ha selezionato 26 pagine del libro, le più rappresentative a parer suo, che riassumono ciò che il testo ha significato per lei. Plagio, imitazione o semplicemente un linguaggio artistico-comunicativo comune scelto perché il più giusto per il messaggio dell’artista? L’avevamo detto che è un campo minato…

Emilio Isgrò, Chi cercate

Ma dunque, un disco è un’opera d’arte? Potenzialmente sì, ma lo è esclusivamente per la musica che contiene o lo è anche per il contorno che lo accompagna, quindi le scelte grafiche e promozionali? Indubbiamente, oltre che al contenuto musicale, anche una copertina può contribuire a rendere un album leggendario nonché culturalmente rilevante (v. The Velvet Underground & Nico), ma questi a differenza dell’opera d’arte vive di riproducibilità industriale quindi di acquisti su larga scala quasi al pari di un prodotto di consumo qualsiasi, perciò se il successo di un album è decretato anche dalla bellezza di una copertina che si rifà palesemente al linguaggio di un artista senza né citarlo né chiedergli il permesso, allora siamo difronte allo sfruttamento di una creazione dell’ingegno altrui per lucrare.

Resta la domanda, Isgrò è un copiatore a sua volta? Chi è stato il primo a copiare chi? Quest’ultima però è una domanda che rasenta il paradosso, come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina: è semplicemente insito nell’animo umano elaborare ciò che già esiste, metterlo in discussione, rivederlo e, perché no, cancellarlo.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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