Alan D. Altieri: un ricordo dello scrittore e dell’uomo

0 1.001

Alan D. Altieri: un ricordo dello scrittore e dell’uomo

Alan D. Altieri: un ricordo dello scrittore e dell'uomoNel pomeriggio del 16 giugno 2017 lo scrittore, traduttore e sceneggiatore Alan D. Altieri (nome d’arte di Sergio Altieri), si è spento a 65 anni nel suo appartamento di Milano, la sua città natale.

Altieri, nato nel 1952, dopo essersi laureato in ingegneria meccanica ha scelto di dedicarsi al cinema, alla letteratura e all’editoria. Ha vissuto per diversi anni dividendosi fra Milano e gli Stati Uniti coniugando la passione per il cinema e per la scrittura. Negli anni Ottanta ha collaborato con Dino de Laurentiis per i film Atto di forza, Conan il distruttoreL’anno del dragone Velluto blu, divenendo uno stimato sceneggiatore. Per quanto riguarda la letteratura invece, Altieri è stato un pioniere del genere thriller d’azione con ambientazione metropolitana e un grande punto di riferimento nella letteratura di fantascienza italiana contemporanea. Oltre alla vena fantascientifica, spesso con scenari apocalittici, Altieri si è distinto per la saga Sniper (il cui protagonista è un cecchino del SAS) e per la trilogia di carattere storico Magdeburg. Il suo stile era caratterizzato da lunghe e coinvolgenti descrizioni di scene d’azione e combattimenti, capaci di lasciare il lettore col fiato sospeso per interi capitoli. La sua capacità di creare suspense era integrata ad una grande precisione storica, riscontrabile soprattutto nella trilogia Magdeburg, frutto del suo interessamento alla storia antica e medievale.

Alan D. Altieri: un ricordo dello scrittore e dell'uomoDietro ai suoi lavori, popolati da eroi e guerrieri in scenari di distruzione apocalittica, però, si celava un uomo generoso, gentile ed estremamente colto. Sergio era un appassionato di judo e uno storico membro della Yamato Milano, ed è stato proprio in questa palestra della periferia nord-est di Milano che ho fatto la sua conoscenza. La prima sensazione che ho provato vedendolo la prima volta è stata il timore: io novellino delle arti marziali, lui un omone di quasi 1,90 m per 100 kg, che mi guardava dall’alto con la sua cintura nera stretta in vita. A lui non sarebbe piaciuto essere ricordato con parole troppo leziose, ma è stato per noi, suoi compagni di sport, un grande amico; il classico gigante buono. Arrivando ad un allenamento stanchi da una lunga giornata, Sergio era in grado di sollevarti il morale semplicemente con la sua presenza, la sua parlata in stile americano e con le sue battute. Era sempre il primo ad incoraggiarti esclamando un «C’mon man, let’s rock’n’roll!» con il suo forte accento californiano e a sostenerti con i suoi preziosi consigli.

Fra le varie conversazioni avute con lui, oltre ai numerosi scambi di pareri riguardo alla politica, ricordo una “litigata” per opinioni divergenti riguardo a Italo Calvino e vari resoconti sulle sue ultime traduzioni. Negli ultimi anni aveva infatti iniziato a tradurre numerosi lavori tra cui il Trono di Spade (riguardo al quale era sempre pronto a rimbeccare chiunque sbagliasse la pronuncia inglese: Game of Thrones) e una raccolta di racconti di H.P. Lovecraft. Talvolta raccontava di alcune critiche ricevute per il suo lavoro; ma Sergio, da persona intelligente qual era, sapeva raccogliere ed accettare i pareri costruttivi di chi se ne intendeva di letteratura così come sapeva ignorare gli insulti, replicando con un sonoro e ruvido «Fuck off!», per poi scoppiare puntualmente in una risata gioviale e contagiosa.

Alan D. Altieri: un ricordo dello scrittore e dell'uomoSergio era inoltre disponibile e generoso di natura: un giorno ad esempio, dopo aver saputo di un mio imminente viaggio a New York, improvvisò una cartina di Manhattan disegnata a penna sul retro di un volantino e iniziò a darmi consigli sulla città, sul cibo e sul clima americano.

L’ultima volta che l’ho incontrato, Sergio mi ha regalato il suo secondo romanzo, Città di Ombre (1990), sapendomi interessato alla sua Pentalogia di Los Angeles. Ora questo tomo leggermente ingiallito di quasi 700 pagine, che ancora non ho finito di leggere, è il mio unico ricordo di te. Mancherai a tutti i tuoi fan e a tutti i tuoi amici e parenti; se avessi saputo che quello sarebbe stato il nostro ultimo allenamento mi sarebbe piaciuto invitarti per un ultimo randori insieme. Ciao Sergione, già ci manchi.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.