L’avant-garde di Hayao Miyazaki – “Totoro” e “Una tomba per le lucciole”, i due lati della vita (e dello Studio Ghibli)

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L’avant-garde di Hayao Miyazaki – Totoro e Una tomba per le lucciole, i due lati della vita (e dello Studio Ghibli)

totoroNel 1988 il neonato studio Ghibli stava iniziando a farsi conoscere: all’attivo aveva un paio di film di animazione, quando decise di entrare nelle sale cinematografiche «per portare qualcosa di dimenticato». In realtà, il cartello comprendeva due film uniti, un escamotage per accontentare la produzione che li finanziava. Proiettati per la prima volta nella stessa sera Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro), scritto e diretto dal maestro Hayao Miyazaki, era seguito immediatamente da Una tomba per le lucciole (Hotaru no haka), diretto dell’inseparabile amico nonché socio Isao Takahata. Gli spettatori poterono vederli entrambi uno dopo l’altro con un unico biglietto.

Due creazioni gemelle, diverse ma unite dall’ambientazione giapponese (cosa all’epoca rara) e dall’animo pacifista. Un’unica riflessione sulla necessità di sopravvivere insieme al dolore. Storie di sofferenza, piccoli grandi capolavori nati congiuntamente, affrontando con prospettive differenti il tema della speranza e l’infanzia che deve lottare.

È un po’ triste, un po’ pauroso, un po’ sorprendente e un po’ informativo, proprio come la vita stessa. Dipende da una situazione invece che da una trama, e suggerisce che la magia della vita e le risorse dell’immaginazione procurano tutte le avventure di cui si ha bisogno.

Roger Ebert, My Neighbor Totoro

Totoro e Una tomba per le lucciole si completano vicendevolmente, ben sintetizzando le due anime dello Studio Ghibli. Le riflessioni sugli stessi argomenti dimostrano una comunità d’intenti ed una sorta di filo conduttore. Il vuoto e l’angoscia prodotti dall’assenza della figura materna, così come il non allineamento degli adulti con il ruolo che ci si aspetterebbe da loro. La scelta di accostare le due pellicole in un solo spettacolo non era poi così assurda, ma di forte provocazione.

totoroI registi attingono a leggende popolari ed al libro autobiografico di Nosaka, caratterizzando però le storie con le loro esperienze personali.

Nella realtà, Hayao non ha ancora sei anni quando inizia a vedere la madre ripetutamente ricoverata per una forma di tubercolosi spinale (elemento costante nella sua filmografia). Anche Takahata vive in prima persona l’angoscia dell’abbandono genitoriale, unitamente alla tragedia del bombardamento di Okayama. Ferito da una scheggia, deve lottare per sopravvivere assieme alla sorella maggiore. La separazione dalla famiglia durerà solo pochi giorni, ma sarà sufficiente a segnarlo.

Sono le storie di due coppie di fratelli che cercano di crearsi un mondo altro, evadendo la realtà.

Miyazaki realizza un’atmosfera fiabesca, che fa sognare e riflettere anche gli adulti. Takahata, invece, dipinge l’infanzia spezzata come il risultato della guerra e le basi su cui la società moderna si fonda – una grande città con grattacieli in chiusura -.

La favola ecologica, piena di colori e magia, precede lo spietato realismo di cadaveri straziati dalla guerra e la morte per inedia. Il salto da uno all’altro era (ed è tuttora) impattante. Dalla fantasia alla crudeltà del quotidiano, dai folletti e l’orsacchiotto gigante in tinte vivaci, si veniva scaraventati nell’inferno della Kobe del 1945, carbonizzata dalle bombe incendiarie lanciate dai 350B-29 americani.

I personaggi miyazakiani volano sopra qualsiasi bruttura, mentre quelli di Takhata precipitano nell’abisso. Antitesi totale, gli inconfondibili fucsia e verde speranza si disintegrano con i marroni e grigi del secondo scenario. La fotografia di Takahata è lugubre e spietata, con un malessere crescente. È il contrasto tra i sogni fantasiosi dei piccoli e le distruzioni reali degli adulti.

Le due bambine, Mei (di Totoro) e Setsuko (di Una tomba per le lucciole), rappresentano l’età dell’infanzia. La prima coglie la gravità della malattia della madre, mentre l’altra rifiuta la situazione. I fratelli maggiori, Satsuki (Totoro) e Seita (Una tomba per le lucciole), hanno un legame affettivo molto forte con le sorelle, ma Takahata lo trasforma in un rapporto padre-figlia. A pesar di ciò e nonostante il contesto durissimo, Seita risulta meno maturo della protagonista di Miyazaki. Satsuki non esita a ricorrere a tutte le risorse ed aiuti a sua disposizione, è un personaggio attivo. Il ragazzo, invece, viene esortato più volte a rintracciare altri parenti, ma non lo farà mai. Si ricorda di prelevare i soldi solo in ultimo ed accetta passivamente gli eventi, arrivando ad una tragica conclusione.

I due protagonisti sono fragili come le lucciole perché provengono da un ambiente agiato. Questa storia non si sarebbe fatta se avessero avuto la forza vitale degli scarafaggi.

spettatore giapponese

L'avantguarde di Hayao Miyazaki - "Totoro" e "Una tomba per le lucciole", i due lati della vita (e dello Studio Ghibli)In entrambi i casi, però, la natura è rifugio, secondo la loro ben nota cifra stilistica. Uno spazio sacro in cui Totoro è uno spirito benevolo che aiuta le bimbe, o una piccola oasi di purezza, attorno alla caverna antiaerea.

Totoro sarà l’inizio del successo e delle fortune commerciali dello Studio Ghibli, tanto da diventarne il logo. Una tomba per le lucciole, invece, rimarrà un film controverso, contestato per la crudezza delle sue immagini. Eppure, non avrebbe mai potuto esserci Totoro senza Una tomba per le lucciole. Una reazione diffusa nel pubblico, che conferma ed avvalora l’idea dei due maestri dell’animazione: gli orrori dell’uomo sono difficili da digerire. L’umanità distoglie lo sguardo dal reale, rifugge da doveri e responsabilità, preferendo appunto scappare nelle favole.

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MIfacciodiCultura

 

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