Il giovane e geniale Raymond Radiguet, animale ribelle al dolore

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Il giovane e geniale Raymond Radiguet, animale ribelle al dolore

Raymond Radiguet ritratto da Modigliani (1915)
Raymond Radiguet ritratto da Modigliani (1915)

Raymond Radiguet nasceva il 18 giugno del 1903 e come la luce di una meteora, intensa ma breve, si spense 12 dicembre del 1923, di febbre tifoidea, a soli vent’anni di vita. Nonostante la brevissima esistenza, lo scrittore francese scrisse quattro opere tre delle quali uscite postume (Il diavolo in corpo, 1921; Il ballo del conte d’Orgel, 1924; Le gote in fiamme, 1925; La regola del gioco, 1957), la cui stesura risale tra i suoi 14 e 20 anni di vita.

Maurice, il padre di Raymond, creava disegni umoristici per i giornali e talvolta mandava il figlio a consegnare i lavori all’editore. In questa occasione un Radiguet ancora quattordicenne, “in calzoncini corti”, mostrò i suoi poemi a Salomon, redattore della casa editrice per cui lavorava suo padre. L’uomo ne fu entusiasta, tanto da presentarlo ai grandi letterati e pensatori parigini dell’epoca: tra questi c’era Jean Cocteau, futuro mentore, amico ed amante del poeta. Per i successivi sei anni collaborarono a diverse riviste d’avanguardia e nonostante i 14 anni di differenza e le numerose relazioni di Raymond, i due scrittori intrattennero sempre un forte legame. La loro intimità fu durevole quanto incomprensibile per molti.

Spesso Radiguet è stato paragonato a Rimbaud, a causa della loro somigliante precocità senza riscontro altrove, come fu inevitabile mettere a confronto la coppia Radiguet-Cocteau con quella Rimbaud-Verlaine. Rare, intense e tormentate relazioni entrambe.

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Raymond Radiguet e Jean Cocteau

Il diavolo in corpo venne pubblicato nel 1921, diventando vero e proprio prototipo di best seller erotico. Fu ideato un vero e proprio battage pubblicitario legato ad esso che lo rese il libro-scandalo dell’anno ancor prima della sua uscita. Il pubblico se ne innamorò, ma la critica si divise a metà: c’era chi sosteneva che fosse un classico di inizio ‘900 e chi riteneva che fosse tutta una montatura pubblicitaria. Le illazioni non mancarono: c’era chi sosteneva che Monsieur Bebé, soprannome affibbiatogli dai critici ostili, fosse riuscito a far carriera solo grazie alle sue relazioni sessuali.

Sì, mi aspettano dei rimproveri. Che cosa ci posso fare? È colpa mia se compivo dodici anni qualche mese prima della dichiarazione di guerra? Forse le emozioni di quel periodo straordinario furono di un genere che non si prova mai a questa età; ma dal momento che non c’è niente di così formidabile che riesca ad invecchiarci, malgrado le apparenze, era fatale che io agissi da bambino in un’avventura che avrebbe messo in imbarazzo persino un uomo fatto. Non sono il solo. Anche i miei coetanei ricorderanno questo periodo in modo diverso da chi è nato prima. E chi mi vuol male immagini pure ciò che fu la guerra per tanti ragazzi allora giovanissimi: quattro anni di grandi vacanze.

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Una scena del film “Il diavolo in corpo” (1947)

Il diavolo in corpo tratta in modo ironico quanto spietato e cinico il passaggio di un ragazzo, che è protagonista narratore e autore, dall’infanzia alla vita adulta. Storia che, con forti tratti autobiografici, racconta della relazione tra un quindicenne e una donna più grande il cui marito è al fronte. Il manoscritto, in apparenza, può essere giudicato casto ma il morboso erotismo è manifesto nella libera sessualità della donna, aderendo all’idea del commediografo Édouard Bourdet secondo cui solo il matrimonio rappresenta la vera indipendenza sessuale della donna. Ma ancor di più il diabolico controllo intellettuale, l’altissima lucidità e il gusto spietato per la verità del protagonista attribuiscono al romanzo un’aura oscura e incantatrice.

Quello di Radiguet è stato definito un “non-stile”. Spesso ha preferito discostarsi dai sui colleghi contemporanei, perché affetti da troppe velleità stilistiche e presunzioni letterarie tanto da risultare poco chiari e scorrevoli. Il suo è uno stile misurato ma forte e semplice tanto da parere scarno, ma che riesce a delineare appieno l’animo e la psicologia umana. Quella del poeta vuole essere un’analisi dei sentimenti e delle passioni amorose non nutrita da ambizioni sociologiche né politiche.

Bisogna ammettere che, se il cuore ha le sue ragioni estranee alla ragione, è perché questa è meno ragionevole del nostro cuore.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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