Il Vortice Filosofico – Paura: limite e potenza di un’umana espressione

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Il Vortice Filosofico – Paura: limite e potenza di un’umana espressione

Il Vortice Filosofico - Paura: limite e potenza di un'umana espressioneOggi i media ci restituiscono un Occidente immerso nella paura: le minacce del terrorismo con i loro sgozzamenti e le loro sparatorie per le strade, le insidie delle crisi socio-economiche, la paranoia nei confronti della psicosi imperante, l’apprensione per la crisi esistenziale dei giovani che sfocia nel gioco del terrore, la Blue Whale, e non da ultimo il delirio delle folle, come quello osservato a piazza San Carlo a Torino in occasione della finale di Champions League dello scorso 3 giugno e che appena tre giorni fa è costato la vita ad una giovane donna, e ancora molto altro. Ma siamo davvero sicuri che scorrendo questi esempi ci si appelli a buon diritto alla paura? Forse questa necessita di qualche chiarificazione, di una sorta di svelamento per fugare facili fraintendimenti e pronte reazioni sconsiderate. Nel nostro tempo, sempre più paralizzato, chiuso in sé e avvezzo al panico e alla dissennatezza, mettersi in cammino verso la paura in modo più serio sembra una vera urgenza più che un vezzo intellettuale.

Più in generale possiamo osservare, infatti, che si teme sia un dittatore che un’eccessiva libertà, e ancora si ha paura con la stessa intensità sia di essere feriti nell’animo che di ferire l’animo altrui. Risulta dunque molto difficile, forse impossibile, determinare con precisione il campo d’azione del provare timore: quello che sappiamo per certo su questa strana emozione è che appartiene a tutti, che ognuno ne fa esperienza, tuttavia secondo declinazioni così eterogenee che ce ne è preclusa un’idea generale e precisa, in definitiva sappiamo della paura soltanto che è una determinazione tipicamente umana e assai condizionante il muoversi nel mondo degli individui. Dunque piuttosto che andare alla ricerca di una definizione chiusa del temere, tentativo che pagherebbe ancor prima di mettersi in moto quella soggettività esperienziale di cui sopra, non portando a nessun risultato davvero oggettivo ed attendibile, è più onesto interrogarsi su cosa determini la sfuggevolezza di questa esperienza, così diffusa eppure così nebulosa: non Cos’è la paura?, bensì Perché la paura è così indefinibile e a carattere aperto?.

Anche tale domanda presenta i suoi lati naturali di aporeticità, tuttavia permette di raggiungere qualche punto saldo in più: la paura è così incomprensibile perché sembra presentare ontologicamente una doppia essenza, da un lato limite, ostacolo dell’uomo; dall’altro potenza, strumento aprente. È dal continuo far valere un modo d’essere piuttosto che l’altro in maniera escludente, dal perenne fraintendimento degli stessi, dall’usuale non curanza analitica dell’uomo che si accentua l’incomprensibilità della paura.

Il Vortice Filosofico - Paura: limite e potenza di un'umana espressioneChe temere sia un limite si chiarisce, ad esempio, pensando allo spavento profondo dinnanzi ad un cataclisma naturale, o dinanzi al religioso timor di Dio: qui la paura diviene osservazione onesta della propria finitudine, ammissione di piccolezza alla vista della natura o del trascendente. Provare paura spesso vuol dire essere bloccati, discutere il senso ultimo delle azioni e delle cose che ci contornano, ridurre lo spazio delle proprie attività, ritirarsi in sé, ridimensionarsi e magari riscoprire la propria umanità. Ad un livello più quotidiano l’aver timore si esercita, per esempio, attraverso la normatività delle istituzioni: lo stesso Thomas Hobbes, nel suo Leviathan, poneva la paura, assieme all’interesse, come principio della società, e ancora oggi ogni sistema legislativo nasce e cresce nel timore, servendosi direttamente ed indirettamente in qualche misura di questa affezione umana. Ma al di là della deviazione strumentalizzante, la paura non contraddice l’educazione e l’apertura mentale: in realtà, nell’epoca delle divinizzazioni inflazionate, educare alla paura, intesa come nozione problematica e ad alto contenuto filosofico, può essere una delle strade più feconde per re-invitare le nuove generazioni alla propria umanità. Non paura del diverso, dello sconosciuto, bensì paura, ad esempio, di sopravvalutare le proprie potenzialità, di sbagliare atteggiamenti verso la comunità, di porsi le domande sbagliate o semplicemente paura di spegnersi nella banalità: una sana paura tiene le persone attive e vive nel mondo, ma soprattutto dissolve quell’impianto antropocentrico che la nostra società tanto paga. questo sentimento, come l’amore, il desiderio, la felicità e le altre emozioni umane, tutte così complesse e sfuggenti, deve essere avvicinato per piccoli passi, senza volerlo dominare e senza farsene soffocare: se approcciata in tal modo, come un incamminarsi verso, la paura esibisce la sua potenza, la sua massima possibilità di essere funzione regolatrice e aprente per gli esseri umani.

Come si può pensare il timore una forma di apertura? Si pensi, al di là dell’apparente contraddizione, che solo in occasione di un incontro o di un’intenzione di incontrare si può essere spaventati: questo allontana immediatamente ciò che nell’uso linguistico viene chiamato paura, ma che genuinamente è solo pregiudizio. Aver paura non significa affatto precludere delle possibilità, quanto piuttosto, un po’ come suggerisce il metodo psicanalitico, prendere le misure con la realtà: buttarsi a capofitto nel diverso, nel problematico è negativo esattamente come evitarlo; ciò perché la superficialità non permette mai una vera comprensione, ma ingenera, piuttosto, sulla lunga distanza temporale, gli equivoci più deleteri. Invece la paura sana invoca la riflessione, la messa in parentesi: essa merita di essere insegnata nel nostro tempo per via della sua propensione ad abituare gli individui al pensiero. La paura è un ponte tra l’uomo e le cose del mondo, ma anche tra gli esseri umani ed i loro simili: spesso è il motore primo dell’atto empatico, in generale uno strumento di scoperta. L’avere un certo terrore, pensato oltre l’ovvietà, mette al riparo dalla certezza del dominio delle cose e delle persone, rimette invece in gioco ciascuno di noi, ci potenzia frenandoci, ci apre ricordandoci che le porte vanno aperte adagio per evitare di urtare chi dall’altra parte aspetta il nostro gesto, ci ammonisce dalla sbrigatività e dalla superficialità del nostro tempo.

Il Vortice Filosofico - Paura: limite e potenza di un'umana espressioneRiflettere sulla paura ha lo scopo di evitare frettolose associazioni tra la paura genuinamente intesa e le degenerazioni del nostro tempo: conoscere più da vicino il fenomeno dell’angoscia paurosa e le sue derive può certamente essere uno strumento per evitare il panico, quella sensazione di pancia così pericolosa in cui l’uomo perde ogni contatto con la propria razionalità, per imparare a gestire con modalità diverse attimi di spavento come quelli di Torino, ma può anche essere il sentiero da percorrere per scrollarsi di dosso le fobie dell’alieno che dominano la società e che nel nostro continente stanno sempre in maniera crescente avendo spinta dalla stessa politica.

Cosa sarebbe, dunque, un uomo senza paura?

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

 

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