Music & Poetry – “Wonderful Tonight” o dell’amore come dovrebbe sempre essere

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Music & Poetry – Wonderful Tonight o dell’amore come dovrebbe sempre essere

Music & Poetry - Wonderful Tonight o dell'amore come dovrebbe sempre essereScrivere è conversare. Io e te, io e voi anzi, proprio in questo momento, stiamo parlando. Dev’essere per questo che lo trovo magico, perché lo scrivere è uno dei pochi strumenti che l’uomo possiede per togliersi il gusto, almeno una volta, di battere il tempo. Questo si può allargare all’arte in generale ovviamente, ma, in realtà, credo ci sia qualcosa di molto più interessante che sconfiggere il tic-tac delle lancette. Dobbiamo lottare contro una immensa vastità di cose, che farsi nemico persino qualcosa di indistruttibile come il tempo, francamente, lo trovo piuttosto imbecille. Volete mettere la soddisfazione di muoversi in esso invece? No, non ho una DeLorean in garage, per cui scordatevi qualche mirabolante avventura alla Marty McFly e consentitemi di spiegare. Dunque, ora sono le 10.59 di giovedì quindici giugno, e sto parlando da solo. Voi non ci siete, non ancora almeno. In un certo senso è come se vi stessi aspettando, pur non avendo la minima idea di chi sarete o di quanti. Certo, mi farebbe piacere se fossimo in parecchi, ma anche se fossimo solo io e te (sì, tu che stai leggendo), sappi che io un po’ me l’aspettavo che saresti passato. Perché il gioco è quello: mischiare i secondi con qualcosa, mentre aspetti qualcuno.

Era la sera del 7 dicembre del 1976 e un uomo stava disteso sul divano strimpellando la chitarra. Immaginiamo che l’uomo fosse spazientito e guardasse continuamente l’orologio, dato che stava facendo tardi ad un’importante festa, per colpa della moglie che si trovava in camera a prepararsi. Il party di cui parliamo era quello in onore di Buddy Holly, organizzato annualmente da Paul e Linda McCartney, l’uomo spazientito che abbiamo lasciato sul divano poche righe fa, invece, era un certo Eric Clapton. Proprio lui, nella sua autobiografia, racconta questo episodio. Ricorda che, ad un certo punto, quando proprio non ce la faceva più ad aspettare, salì in camera, dove la moglie stava scegliendo l’abito, e le disse «Ascolta, sei meravigliosa, okay? Per favore, non cambiarti più. Dobbiamo andare o faremo tardi». Lei ovviamente non ci badò e lui, per la rabbia, scese in salotto, imbracciò la chitarra e iniziò a suonare. In poco più di dieci minuti era pronto uno dei brani d’amore più intensi di sempre. Oggi parliamo di quella sera, di quel brano, di Wonderful Tonight, ovvero dell’amore come dovrebbe sempre essere.

It’s late in the evening, she’s wondering what clothes to wear
She puts on her make-up and brushes her long blonde hair
and then she asks me: “Do I look all right?”
and I say, “Yes, you look wonderful tonight”

Music & Poetry - Wonderful Tonight o dell'amore come dovrebbe sempre essere
Clapton e Pattie Boyd, musa di Wonderful Tonight

Lei sta scegliendo che vestito indossare, si trucca e si pettina i capelli e poi, semplicemente, ti chiede come sta, come la trovi.
Te lo chiede perché è per te che lo sta facendo, è per te che passa tutto quel tempo davanti allo specchio, è per te che fa fatica a decidere che vestito mettere. E tu proprio non ci arrivi, ti sembra un’inutile perdita di tempo, vorresti solo che mettesse su il primo abito per poter finalmente andare alla festa. Perché per te lei è stupenda, ma lo è con qualsiasi vestito, con o senza rossetto, per cui è inutile che ti chieda come la trovi.
Non è inutile, sai. Dirle che è meravigliosa, in quell’abito che a te sembra uguale a tutti gli altri, non è inutile. E anche se lo fosse, diglielo lo stesso. È quando non si dicono le cose, che si finisce per morire soffocati, disse un tale molto tempo fa.

Prima ho detto che è uno dei brani più intensi di sempre, eppure è così banalmente semplice, vero? Sì, assolutamente, è semplicissimo (scusate se mi rispondo da solo, ma voi ancora non siete qui): non ha un linguaggio ricercato, non si slancia in digressioni storiche su antichi amori letterari, né cita le parole dei grandi nomi della poesia mondiale, ma nonostante ciò emoziona milioni di persone da circa quattro decenni. Perché?

Posso provare io, intanto, mentre vi aspetto, a dare una risposta: perché è l’amore come ci aspettiamo che sia da piccoli; perché sappiamo che, radicato profondamente dentro di noi, c’è qualcosa che combatte per quella semplicità. Solo che preferiamo non ascoltarla quella vocina che ci dice che la vita potrebbe anche essere bella, se solo scendessimo da questo piedistallo di paura che abbiamo sotto ai piedi.
E invece preferiamo far finta di nulla, far finta che sia tutto troppo complicato. Così, anziché recarci al party con lei, finiamo da qualche parte a chiederci come tutto sia andato a rotoli e perché non siamo che un ricordo, forse perfino sbiadito, nella vita di quella persona «che senza un gesto abbiamo lasciato scivolare via».

It’s time to go home now and I’ve got an aching head,
so I give her the car keys and she helps me to bed
and then I tell her, as I turn out the light
I say: “My darling, you were wonderful tonight.
Oh my darling, you were wonderful tonight.”

Io ora devo andare, è venuto mal di testa pure a me.
In un certo senso il rapporto tra chi scrive e chi legge sembra quello tra la morte e la vita: non si incontrano mai.
Non so quanto possa esservi utile un mio consiglio, ma, se ne avete l’occasione, se non siete già soffocati in un immenso e ingombrante silenzio, stanotte ditele che è stupenda.
Perché magari non lo sa, ma lei è bella. Bella davvero.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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