Un fiore tra “rigore e passione”: la monografia di Annamaria Gelmi

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Un fiore tra “rigore e passione”: la monografia di Annamaria Gelmi

Un fiore tra "rigore e passione": la monografia di Annamaria GelmiDopo quasi quarant’anni vissuti al di qua dell’opera, al di qua del racconto, Annamaria Gelmi, artista tuttotondo annoverata tra le “punte di diamante della scultura contemporanea in Italia” (Marina Mojana), nonché incoronata “regina del colore” dalla prestigiosa rivista finanziaria Gente Money, passa al di là della tela (nonostante dichiari di preferire la carta alla tela), al di là dell’obiettivo (la fotografia, un altro dei suoi tanti campi d’indagine), al di là della lente d’ingrandimento. Difatti, così come Filippino Lippi – tra san Pietro crocifisso a testa all’ingiù e Simon Mago in trono – inserì il ritratto del suo caro maestro Sandro Botticelli, così la storica dell’arte Katia Fortarel ha voluto fare della sua tesi di laurea, discussa presso l’Università di Trento: un ritratto particolareggiato della donna e dell’artista Annamaria Gelmi. Se Lippi (figlio), dunque, intingeva i pennelli nella bottega di Botticelli, la Fortarel ha saputo bene intingere la penna nella “bottega” o – meglio – nell’atelier dell’artista trentina, consegnandoci un ritratto della stessa costantemente in equilibrio tra moderno ed antico, tra pittura e architettura, tra plexiglas e ferro. Scultoreo, a questo riguardo, il titolo della stessa monografia: Annamaria Gelmi. Rigore e passione nella misura del mondo, edita da Wasabi book-makers e presentata per la prima volta il 3 maggio scorso presso la Galleria Civica di Trento.

Un’artista, dunque, perennemente in bilico tra “rigore e passione”: una sperimentazione senza sosta la sua, che non si smarrisce, ma riesce invece ad orientarsi “nella misura del mondo”, ambientandosi in quella che è stata definita una “geometria poetica” (significativo il suo incontro con l’arte rinascimentale). Questo mantenersi in bilico fra due materiali, così come fra due mondi diversi, è ben visibile nel tema ricorrente della porta: pensiamo al portale di ferro di Oltre il tempo, imponente scultura allestita nel parco del Mart, o ancora all’architettonica ed evocativa Oltre la soglia (la cui immagine è stata scelta come copertina del volume) o piuttosto alle due croci (una sacra, a terra, l’altra profana, sospesa e in neon rosso) che spiazzano il fedele nel Duomo di Innsbruck, accompagnandolo Oltre il Sacro. Un percorso “funambolico”, quella della Gelmi, che non vuole affatto significare indecisione ma, al contrario, scelta. Una scelta di andare, sì, ma dove? “Oltre”. È la scelta che si pone ad ogni crocevia, ad ogni incrocio: termini, questi, che tanto nella forma topografica quanto nel nome stesso richiamano la “croce” (Croci incroci è l’accostamento della stessa Gelmi). In questo senso, quindi, la croce «è luogo di riflessione e di dubbio, ma anche necessariamente di orientamento» (Pierangelo Schiera).

Un fiore tra "rigore e passione": la monografia di Annamaria Gelmi
Oltre il tempo

Quali sono, dunque, i luoghi della scelta individuati dalla Gelmi? Se ne possono distinguere tre: la porta, la croce e il labirinto. Se la prima offre due sole alternative (la si varca o si resta sulla soglia), la croce divarica quattro strade opposte; il labirinto, invece, è un assurdo incrocio degli incroci, una porta delle porte: è, in definitiva, lo smarrimento della scelta. Come in un labirinto, continuiamo a ritornare sui nostri passi_ «La ripetizione, il tornare e ritornare sull’argomento (…) sono tutti segni della sua nostalgia del passato e tentativi di illuminare il futuro con una così debole lampada», è quanto affermava il noto critico Luigi Serravalli sull’artista ed amica di una vita, Annamaria. “Con una così debole lampada“, quindi, la Gelmi – nel racconto della Fortarel – fa luce sui molteplici leitmotiv della sua opera: come le briciole per Pollicino, questi temi ricorrenti la aiutano a ripercorrere il suo percorso artistico e personale, così da orientarsi nei molteplici labirinti.

Spiccano fra queste “briciole” decine di fiori: tulipani rossi, stilizzati, alti quasi tre metri, forgiati in metallo (non più in plexiglas) e spesso appoggiati, come stanchi, contro palazzi storici (in bilico tra moderno ed antico). Contro, infatti, è il titolo di una di queste installazioni, allestita presso (anzi, contro) il Castello di san Pietro in Cerro (PC) nel 2009: un tulipano rosso che, dalle antiche mura del castello, si “tuffa” nel prato verde come in un vasto mare di colore; «il rapporto tra realtà storiche e il mare del colore», sintetizzava efficacemente il Serravalli.

Un fiore tra "rigore e passione": la monografia di Annamaria GelmiBriciola dopo briciola, “con una così debole lampada”, siamo giunti alla conclusione di questo ritratto, che somiglia più ad una corda tesa per qualche apprendista funambolo. Ci siamo incamminati, infatti, per i sentieri di un labirinto, qual è la vita artistica di Annamaria Gelmi, in bilico siamo passati tra rigore e passione, abbiamo rintracciato alcuni dei leitmotiv più affascinanti della sua opera e, come quel tulipano appoggiato al Castello, così noi ci appoggiamo all’arte della Gelmi. Un’arte che riesce a mantenere, seppur sperimentando, un “equilibrio assoluto e rassicurante” (Galizzi Kroegel), un “nuovo equilibrio astratto figurativo” (Forterel), senza tuttavia cadere in alcuna contraddizione o forzatura: così come un fiore si piega, persuaso dal vento. Lo scriveva Gianni Rodari, lo cantava Sergio Endrigo: «per fare tutto ci vuole un fiore». Anche per fare arte “ci vuole un fiore”, sembra suggerirci Annamaria Gelmi. 

Annamaria Gelmi – Rigore e passione nella misura del mondo
Una monografia a cura di Katia Fortarel
Wasabi book-makers
Web: www.annamariagelmi.com
Pagine: 304
Fotografie: 401
Prezzo di copertina: € 60

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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