Maurits Cornelis Escher: la traduzione grafica della relatività

0 112

Maurits Cornelis Escher: la traduzione grafica della relatività

Maurits Cornelis Escher
Maurits Cornelis Escher

A Laren, una piccola e verde cittadina dei Paesi Bassi, il 27 marzo 1972 Maurits Cornelis Escher si spense serenamente nella casa di riposo per artisti dove visse gli ultimi due anni della sua vita agiata.

Celebre per le sue costruzioni impossibili, le illusioni ottiche di Escher, olandese di Leeuwarden nato il 17 giugno 1898, continuano ad essere tanto affascinanti da essere onnipresenti nella cultura e nel merchandising. Il distorto, il paradossale e l’allucinato nell’arte ci abbagliano, e ci conquistano maggiormente se ci viene detto che chi ha saputo tradurre la sua fantasia enigmatica su carta era un personaggio emotivamente disturbato, afflitto dai demoni dell’esistenza e della povertà e per di più genio incompreso.

Di Escher si sottolinea, per esempio, il fatto che a scuola non prendesse buoni voti e che fosse stato anche bocciato. Ovviamente eccelleva solo in disegno e per giunta era mancino.

Eccellente incisore e grafico, ha sempre goduto di grande popolarità fin dalla prima personale a Venezia nel 1926. Uomo pacato, nella sua casa esigeva calma assoluta per far sì che pensiero e matita trovassero un comune accordo. Era benestante dalla nascita e ben voluto.

Relatività (1953)
Relatività (1953)

Si cerca l’ingrediente segreto di tanta bravura e acume nel raccontare l’incomprensibile e l’assurdo attraverso l’atto artistico – ma Hieronymus Bosch si drogava? – ma di fatto quel che dovrebbe affascinare è l’instancabile ricerca, da parte di un artista, del modo più consono ed empatico per tradurre i pensieri sotto forma di segno.

L’opera di M. C. Escher è facilmente fruibile poiché il suo percorso artistico è stato coerente nel suo evolversi alla ricerca di uno stile, rigoroso e metodico, in grado di scardinare uno dei capisaldi che guidano la struttura della nostra realtà: la prospettiva.

Una delle sue litografie più note in questo senso è Relatività – riproposta fedelmente nel film Labyrinth – che risale al 1953. All’epoca l’artista aveva 55 anni ed era ritornato nella sua patria dopo una lunga permanenza in Italia. Nel pieno della maturità artistica, Escher aveva già dato da tempo una forma concreta alla propria insofferenza nei confronti del metodo prospettico: il nostro sistema percettivo viene guidato e illuso nella serie delle Costruzioni impossibili, in cui le figure disegnate si muovono nella relatività ipnotica di spazio e tempo.

Nel 1922 visita l’Italia e la Spagna, due tappe cruciali per il suo occhio d’artista. A Ravello incontra la sua futura moglie, con la quale vivrà a Roma fino al 1935. A rendergli insopportabile il tanto amato suolo italiano sarà il regime fascista: il clima oppressivo costringe Escher e famiglia a trasferirsi in Svizzera, in Belgio e nel 1941 stabilmente nella patria fiamminga.

Mano con sfera riflettente (1935)
Mano con sfera riflettente (1935)

Della permanenza romana ci rimangono una serie di incisioni dal titolo Roma di notte, nelle quali le vestigia dell’antichità vengono immortalate nella calma di portici ed ombre. Ciò che lo colpì della Spagna furono i mosaici del palazzo moresco di Alhambra a Granada: ci rimuginò per anni su quaderni zeppi di tassellature simmetriche, che da astratte finirono per trasformarsi, dal 1937, in pattern composti soprattutto da animali. Queste tassellature Escher le considerava semplici appunti: la sua finezza di collegamento tra realtà e oggetti inconciliabili si compie in Metamorfosi III, ultima sua opera.

Dal 1937 Escher introduce il colore nella sua arte ma il suo nome si lega indissolubilmente al bianco e nero, funzionale all’introspezione, soprattutto in tutte quelle illustrazioni in cui compaiono superfici riflettenti. Più che celebre il suo autoritratto in Mano con sfera riflettente, un chiaro richiamo al Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck e ancor di più all’Autoritratto allo specchio convesso di Parmigianino.

Maurits Cornelis Escher, in effetti, un tormento lo aveva: ciò che uno vede, lo vedono anche gli altri?

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.