L’Umana Commedia – Il fuoco della conoscenza di Ulisse

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L’Umana Commedia – Il fuoco della conoscenza di Ulisse

Ulisse, un personaggio che ha attraversato l’intera storia della letteratura, dalla tradizione della mitologia greca fino al novecento di Joyce, è sicuramente uno degli incontri più entusiasmanti della Commedia dantesca. L’Umana Commedia questa settimana torna nella parte più bassa dell’Inferno, nel XXVI Canto, proprio per raccontare il celebre incontro tra il Poeta e un Ulisse dannato e sofferente.

L'Umana Commedia – Il fuoco della conoscenza di UlisseDante e Virgilio si trovano nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, dove sono puniti i consiglieri fraudolenti. Anche se il canto non è interamente dedicato al personaggio di Ulisse, che infatti viene aperto con una lunga invettiva contro la città di Firenze, la forza del colloquio con l’eroe greco occupa comunque tutta la scena.

Dopo essere scesi per un sentiero roccioso, i due protagonisti vedono un luogo deserto e buio in cui risplendono delle fiammelle, paragonate alle lucciole che vede il contadino che si riposa la sera d’estate. Queste, spiega Virgilio, sono le anime dei consiglieri fraudolenti, condannate al rogo eterno perché, come in vita hanno usato il fuoco del loro intelletto, superiore a quello di molti altri uomini, nel modo sbagliato, ora devono bruciare avvolti completamente da quelle stesse fiamme. La scelta della pena per contrappasso in questo caso inflitta dal Poeta è una delle più riuscite di tutta la Commedia, perché perfettamente in grado di rappresentare il sentimento di sofferenza di queste anime.

L’attenzione di Dante in questo deserto di fiamme viene catturata da una fiammella con due lingue in cui sono rinchiusi i due ideatori del Cavallo di Troia e gli artefici del furto del Palladio: Ulisse e Diomede.

Interrogato da Virgilio, che riporta la domanda di un Dante particolarmente emozionato, Ulisse racconta la storia dei suoi ultimi anni: il ritorno in patria, il desiderio di un nuovo viaggio, il mare aperto e inesplorato dopo le Colonne d’Ercole fino ad arrivare al limite invalicabile delle terre conosciute, dove un vortice investe la sua nave che sprofonda nel mare.

Questo appassionante discorso, segnato dai monologhi che lo stesso Ulisse usò per convincere i suoi compagni a proseguire il viaggio, rimane uno dei più intensi della Divina Commedia.

d’i nostri sensi ch’è del rimanente, 

non vogliate negar l’esperienza,  d

i retro al sol, del mondo sanza gente.      

Considerate la vostra semenza: 

fatti non foste a viver come bruti, 

ma per seguir virtute e canoscenza”‘.     

vv 115-120

Da sempre se si parla di Ulisse si parla di viaggio, della scoperta di un mondo sempre in movimento, in divenire, si parla dell’adrenalina della novità che deve fare a pugni con la nostalgia di casa.

L’Ulisse di Dante però è anche, e soprattutto, un emblema della sete di conoscenza. Per esortare i suoi compagni infatti usa parole capaci di spingere l’uomo oltre i suoi limiti per raggiungere un livello di sapere che sarebbe stato altrimenti impossibile. L’eroe greco si trova avvolto nel fuoco del suo peccato, un peccato di guerra, che in realtà in molti hanno visto come un pretesto dantesco usato per parlare delle barriere invalicabili della conoscenza umana.

Ma è giusto che l’uomo si spinga sempre oltre? È questa la domanda che accompagna tutto il Canto XXVI.

Per Ulisse ovviamente la risposta è sì, perché gli uomini non sono belve: devono inseguire un progetto, scoprire qualcosa di nuovo, devono viaggiare, vivere a pieno la loro vita.

L'Umana Commedia – Il fuoco della conoscenza di UlisseDa un altro punto di vista questa sete di conoscenza logora, come un fuoco ardente, il cuore e la mente di qualsiasi uomo che, nella consapevolezza di essere solo un granello di sabbia, si dispera davanti a tutto ciò che non potrà mai sapere, fino a spingersi tra le spire di onde troppo alte che, inevitabilmente, lo inghiottiranno.

Questo tema, come quello del viaggio che ne è in molti aspetti complementare, ha segnato la storia dell’arte, della filosofia e della letteratura. Lo stesso viaggio oltre lo stretto di Gibilterra, molti secoli dopo, condusse Cristoforo Colombo alla scoperta di un nuovo continente: una conoscenza inaspettata che renderà il suo ricordo immortale, così come quello dell’eroe greco.

Sempre a metà tra quello che è riuscito a fare e quello che non gli è stato permetto, Ulisse è una rappresentazione dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature e, pur essendo dannato in una delle parti più basse dell’Inferno, rimane una figura estremamente positiva.

Ulisse è, per tutta la cultura occidentale, un uomo dall’incredibile intelligenza capace di perdersi per anni e poi ritrovarsi, di ascoltare il canto delle sirene solo per il bisogno di sapere che suono abbia, di vivere la sua vita senza nessuna paura, di rischiare per il desiderio di avere di più.

Giulia Toninelli per MIfacciodiCultura

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