Starmus: un festival per cambiare le sorti del Vecchio Continente

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Starmus: un festival per cambiare le sorti del Vecchio Continente

Brian May

La scienza sarà, assieme alla musica, la protagonista della quarta edizione di Starmus, il festival che si terrà dal 18 al 23 giugno che accoglie stelle della scienza  e la musica, fondato e voluto da Brian May, il leggendario chitarrista dei Queen. May ha alle spalle ha una laurea in fisica e, dopo le edizioni precedenti che si sono svolte nella calda Tenerife, quest’anno il musicista e l’amico astrofisico Gabrik Israelian hanno trasferito la sede dell’evento nella fredda Trondheim, in Norvegia, grazie anche contributo economico della Norwegian University of Science and Technology.

Il parterre di questa edizione è di tutto rispetto: 11 premi Nobel del campo della medicina, astrofisica, economia, fisica, biologia: May-Britt Moser, Robert Wilson, Edvard Moser, George Smoot, Adam Riess, Finn Kydland, Susumu Tonegawa, Chris Pissarides, Torsten Wiesel, Tim Hunt e Stefan Hell. A introdurre i lavori del festival di quest’anno è il commissario europeo alla ricerca e all’innovazione Carlos Moedas. Mi preme insistere sulla partecipazione dell’altro funzionario europeo, poiché le sue considerazioni sulla scienza sono fondamentali: egli lamenta la diffidenza che si respira in Europa nei confronti della scienza e, in modo particolare, nei vaccini. La gente, come ho già scritto, si basa su quello che legge sui post su Facebook o sui Twitter di qualche squinternato o “santone”, perdendo completamente di vista secoli di duro e autentico lavoro scientifico. 

È opportuno, a mio giudizio, svolgere ulteriori considerazioni sulla scienza, ma anche sulla filosofia della scienza nel mondo occidentale. Il professor Roberto Burioni, il celebre immunologo e virologo, noto per le sue giustissime prese di posizione contro gli pseudo-scienziati e diffusori di verità totalmente distorte e dannose, si batte in Italia per la diffusione dei vaccini e contro le argomentazioni complottiste e folli del Movimento Cinque Stelle o dei genitori che reclamano la libertà di scelta nei confronti dei vaccini per i propri figli (dopo l’aborto, arriva l’obiezione di coscienza alla cura dei propri figli). La tesi di Burioni è accolta nell’assunto “la scienza non è democratica”: per poter negare una verità acclarata è necessario avere delle prove inconfutabili, una situazione che normalmente non si verifica, in quanto le proteste degli antivaccinisti si basano sul niente.

Anche la filosofia della scienza novecentesca ha prodotto significativi progressi, soprattutto grazie alla riflessione di Thomas Kuhn e Karl Raimund Popper. Kuhn sintetizza che la scienza si fonda su paradigmi, i quali sono validi finché non sono negati da nuove scoperte. Applicando l’argomento del filosofo americano alla situazione occidentale, i vaccini sono da ritenere sicuri a tutti gli effetti finché una vera e affidabile indagine scientificamente basata non ne dimostrerà la dannosità. Popper invece argomenta che tutte le teorie scientifiche sono tali solo se falsificabili; tuttavia il discrimine deve essere la effettiva sperimentazione di una teoria. 

Thomas Kuhn

Il festival vuole essere anche un’euristica per il nostro pianeta: come può la scienza offrire cambiamenti in un’epoca dove ci si informa sui “sacri blog”: mutatis mutandis, come scriverebbe Kuhn è arrivato il tempo di un’altra rivoluzione scientifica e tutte le istituzioni possono avere un ruolo decisivo. A mio avviso, ci dovrebbero essere più eventi di questo tipo in Europa, ma anche nelle aree più disagiate del pianeta, patrocinate dall’ONU o dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per promuovere pratiche scientifiche degne di questo nome. Anche la scuola e l’istruzione hanno un ruolo decisivo: si dovrebbe finalmente insegnare educazione sessuale e dare contezza agli adolescenti dei rischi che si corrono nel momento in cui si contrae una malattia venerea. 

Gli investimenti in cultura e scienza non dovrebbero essere soltanto pii desideri dei governi nazionali, ma dovrebbero diventare qualcosa di tangibile ed effettivo, perché, soltanto così si può migliorare il mondo e sconfiggere i propagatori di teorie folli e fautori di una “scienza” che niente ha della vera scienza.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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