Srebrenica: in Serbia il genocidio è stato cancellato dai libri di storia

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Srebrenica: in Serbia il genocidio è stato cancellato dai libri di storia

Il presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Milorad Dodik, cancella il ricordo del genocidio avvenuto il 12 luglio 1995 a Srebrenica dai libri di storia, mettendo al bando tutti quei libri che, editi dalla Federazione Bosniaca, raccontano quanto accaduto 22 anni fa, sostenendo che niente sia davvero accaduto.

Ricordiamo prima cosa accadde in quel luglio del 1995, un anno tanto lontano, ma con una ferita ancora aperta nelle pagine della storia dell’Europa e nel cuore delle vittime che la vissero. Quando avvenne la strage, erano già circa tre anni che intorno la Srebrenica si combatteva una sanguinosa guerra a causa della dichiarazione di indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia dopo un referendum. La Bosnia era una repubblica federale particolarmente mista: la maggioranza era di origine musulmana, ma c’erano anche serbi ortodossi e croati cattolici. Ottenuta l’indipendenza, i serbi-bosniaci hanno cominciato una guerra contro lo stesso governo bosniaco al fine di ottenere l’annessione della loro regione alla Serbia. Qui, dove erano molti musulmani, avvenne una “pulizia etnica” in cui i paesi musulmani vennero rasi al suolo e gli abitanti espulsi. Il motivo? L’intento dei miliziani serbo-bosniaci era quello di creare un territorio il più possibile omogeneo al fine di agevolare l’annessione alla Serbia visto che ci sarebbero stati solo abitanti serbi.

La Srebrenica era uno degli ostacoli a tale progetto: per questo l’obiettivo dei serbi-bosniaci divenne questa città che nel 1993 fu dichiarata dall’ONU una safe zone. Fu quindi inviato qui un contingente militare olandese al fine di mettere in protezione questa città. E qui arriviamo al luglio del 1995: il generale serbo Ratko Mladic inviò le truppe serbo-bosniache nella cittadina di Srebrenica e lì iniziò il massacro. Il giorno prima, il 10 luglio, circa diecimila musulmani erano scappati a Potocari, vicino la loro cittadina, nella base delle truppe olandesi, per trovare riparo dai bombardamenti nella Srebrenica stessa. Il 12 luglio i rifugiati musulmani furono costretti dagli olandesi a lasciare questo rifugio e in quello stesso giorno iniziò il genocidio che ad oggi vuole essere cancellato dai libri di storia.

Il 12 luglio 1995, mentre migliaia di persone perdevano la vita disumanamente, l’ONU non alzò un dito per evitare il massacro. Nel 2002 l’Istituto per la documentazione di guerra dichiarò la responsabilità dei politici e delle truppe olandesi nel non aver impedito il genocidio. Secondo Hasan Nuhanovic, traduttore bosniaco sopravvissuto al genocidio, studiando alcuni documenti declassificati in tempi recenti, sostiene che grandi e gravi responsabilità di questo genocidio sono da ricercare anche nei governi di quel tempo degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna e delle stesse Nazioni Uniti che non intervennero per non far adirare i serbi così da arrivare ad un accordo di pace, stipulato nel novembre 1995. Solo quattro mesi dopo il massacro a Srebrenica.

Uomini strappati alla vita, donne violentate: inoltre, secondo un testimone, un miliziano serbo accoltellò violentemente un ragazzino di dieci anni. Circa seimila uomini – che avevano cercato di fuggire sulle montagne – vennero catturati. La cifra ufficiale delle vittime di quel terribile 12 luglio 1995 è di 8.372.

Sono stati massacrati 8.372 musulmani, sono state massacrate 8.372 persone.

Cosa succede oggi? Arriviamo al nostro 2017. Il presidente attuale della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Milorad Dodik, vuole cancellare il genocidio dalla memoria, dichiarandone la non veridicità. Il presidente non vuole che gli studenti della sua repubblica studino cosa è successo, dal momento che – come afferma Dodik – i libri di testo di storia che vengono studiati a scuola, sono stati scritti dai croati della Bosnia che sostengono che i serbi abbiano commesso il genocidio nella Srebrenica e l’assalto a Sarajevo, quando – sempre secondo Dodik – non è così. I serbi della Bosnia stanno impedendo volutamente alle future generazioni di conoscere un passato tanto tragico, quanto importante da ricordare.

È solo dal passato che si può costruire un futuro diverso.

Purtroppo, il ministro dell’Educazione della Bosnia ed Erzegovina, Dane Malesevic, ha detto che fino a che sui libri della Federazione Bosniaca verrà riportato il genocidio, questi stessi libri saranno banditi, appellandosi ad un accordo firmato dai ministeri dell’Istruzione in Bosnia, in base al quale i libri di testo non avrebbero dovuto contenere temi legati alla guerra dei Balcani. In aggiunta, il Balkan Insight, scrive che gli studenti in Bosnia-Erzegovina hanno il diritto di studiare secondo la propria appartenenza etnica: infatti nelle scuole in cui ci sono alunni di varie etnie, questi vengono separati in gruppi con uguale etnia.

E qui veniamo alla coscienza di essere umani. È giusto cancellare la memoria? È giusto modificare il passato secondo quanto fa comodo? Non dovremmo forse tutti assumerci le responsabilità di quanto accaduto? Non dovremmo ricercare la pura verità?

Le 8.372 vittime del genocidio avvenuto in Srebrenica, non hanno il diritto di essere ricordate?

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

 

1 Commento
  1. Davide dice

    Versione di parte… ci sono verità non ufficiali tutte da scoprire

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