L’importanza della memoria nelle opere di Mario Rigoni Stern

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L’importanza della memoria nelle opere di Mario Rigoni Stern

L'importanza della memoria nelle opere di Mario Rigoni SternMario Rigoni Stern nasce ad Asiago il 1 novembre del 1921 e nella stessa città, che è anche luogo centrale di tutta la sua vita, muore il 16 giungo del 2008: proprio oggi ci sembra importante ricordare uno scrittore che ha fatto della memoria storica l’impronta stilistica della sua opera  Di fondamentale importanza per la sua vita, e per quella che fu in seguito la sua opera letteraria, è il suo arruolamento come volontario nel 1938 alla scuola centrale militare di alpinismo. Combatté come alpino al confine con la Francia durante l’entrata in guerra dell’Italia nel 194: la battaglia, però che segnò in maniera indelebile la sua vita fu l’Operazione Barbarossa contro l’Unione Sovietica. Entusiasta dapprima di partecipare ad un avvenimento di così importanza storica avrà in seguito modo di rivedere le sue posizioni giungendo ad affermare:

I russi erano dalla parte della ragione e combattevano convinti di difendere le loro terre, la loro casa, le loro famiglie.

Proprio la campagna di ritirata dalla Russia fa da sfondo a quello che è stato il suo esordio come scrittore e che rimane ad oggi forse la sua opera più conosciuta: Il sergente nella neve, romanzo autobiografico pubblicato da Einaudi nel 1953, che porta Rigoni Stern nelle schiere degli scrittori neorealisti.

L'importanza della memoria nelle opere di Mario Rigoni Stern
Mario Rigoni Stern

Possiamo dire che i temi trattati dall’autore in questo libro hanno come filo conduttore quello della memoria, cosa che lo accomuna ad altri autori, primo su tutti Levi. Raccontare per non dimenticare. Raccontare non solo per tenere viva la memoria di coloro che non ci sono più ma raccontare affinché le brutture della guerra non abbiano a ripetersi: la scrittura diventa, in un certo senso, una missione di vita. In Stern come in Levi troviamo questa urgenza di trasmettere a quelle che sono le nuove generazioni gli insegnamenti che loro stessi hanno imparato a loro spese, durante la guerra e la prigionia, come se questo fosse un modo per sdebitarsi del fatto di essere tornati vivi nelle loro case e dai loro cari.

 

Una pesantezza, un monito costante che pervade tutta la sua opera. Mario Rigoni Stern è un uomo, prima che uno scrittore, in grado di ammettere i propri sbagli e in grado di rivedere le proprie posizioni: gli autori come lui dovrebbero essere maggiormente conosciuti dai ragazzi che frequentano le scuole oggi. Superficialmente si può pensare che romanzi in cui si parla di cose che oggi sembrano lontanissime, come la campagna di Russia, non siano adatti al fine di affrontare poi una discussione su temi di più stretta attualità come il terrorismo o l’immigrazione. Eppure, se c’è anche una sola cosa che la storia ci ha insegnato è che il suo è quasi un ripetersi ciclico e che certi fenomeni non smettono mai di ripresentarsi. Se dovessimo confrontare le immagini dei campi in cui sono stati stipati i migranti in rotta verso il nord Europa  dopo la chiusura dei confini di paesi come l’Ungheria che ne voleva impedire il transito con quelle di certi lager che troviamo sui nostri libri di storia, non vediamo poi grandi differenze. È proprio su questo terreno che si muovono opere come Il sergente nella neve: è proprio sul filo di questa memoria da tramandare che si innesta tutta l’opera di Mario Rigoni Stern.

L'importanza della memoria nelle opere di Mario Rigoni Stern
La rotta balcanica dei migranti

La nostra epoca, che ha fatto della velocità e della rapidità con la quale le informazioni e le notizie viaggiano il suo mantra, ha fatto anche sì che questa stessa fluidità andasse, forse, a discapito di ciò che più avremmo bisogno: elaborazione e sedimentazione. Tutto ciò che ci accade intorno è talmente tanto importante e ha così tanta rilevanza sulle nostre vite che avremmo di sicuro bisogno di più tempo per elaborare e per far sì che i fatti sedimentino dentro di noi. Si tende a dimenticare, a girare la testa dall’altra parte.

Nella nostra società sembra quasi che della memoria storica non si abbia più bisogno.

Forse è proprio per questo, tra tanti altri motivi, che sarebbe necessario rileggere un po’ Mario Rigoni Stern: per imparare qualcosa.

 Daniela Dragoni per MIfacciodiCultura

 

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