Calabresi, Casaleggio e Salvini: il triangolo no, non l’avevo considerato

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Calabresi, Casaleggio e Salvini: il triangolo no, non l’avevo considerato

Calabresi, Casaleggio e Salvini: il triangolo no, non l'avevo considerato
Grillo e Casaleggio

L’impressione generale, ultimamente, è che la politica stia dando il peggio di sé. In tutto questo marasma di poca chiarezza, forse è solo un bene che il voto sia slittato e che, per ora, non si parli di elezioni. Non tanto per la legge elettorale in sé, ma perché quale che sia quella con cui ci recheremo alle urne saremmo davvero in imbarazzo per la scelta politica da attuare. E non in senso positivo. Come se non bastasse l’immonda scena dei nostri parlamentari in Senato per la votazione sullo Ius Soli, con tanto di ministra Fedeli in infermeria per uno spintone, in questo calderone politico poco dignitoso si aggiunge Mario Calabresi, direttore di Repubblica.

Qualche giorno fa pubblica, in prima pagina, un articolo riguardo all’incontro segreto tra Salvini e Casaleggio Jr., dove si fanno facili illazioni sulle conseguenze del loro incontro: poco dopo, la legge elettorale non passa al voto, con una inversione di rotta da parte del M5S. Quest’ultimo ha sempre rifiutato il desiderio della Lega di un incontro – nonché di un incontro/accordo -, ma è ovviamente un ricco piatto per il partito lombardo, che deve cercare di contrastare il probabile asse di altre forze, teoricamente distanti, come quelle di PD e centro destra. Un loro incontro, di cui si saprebbero anche gli argomenti di discussione stando a Repubblica, che sembra lasciar presagire un diverso assetto politico alle prossime elezioni, con il movimento nettamente schierato a destra.

Fatto sta che Casaleggio è insorto, reclamando il proprio onore, la propria dignità e la propria onestà, smentendo questo fantomatico incontro. D’altro canto, anche il ruspante Salvini nega la cosa, ma precisando che potrebbe anche capitare un giorno, perché alla fine il movimento rimane una meta ambita (anche se alle ultime elezioni amministrative non sembra così in voga tra i votanti, ma forse sono bugie anche lì e lasciamo stare la questione prima di entrare in acque tutt’altro che chiare et fresche).

Calabresi, il giorno dopo, pubblica un pezzo sul suo giornale, Il metodo Repubblica e la doppia morale: sostiene che il metodo Repubblica è quello di ricevere una notizia, appurarne le fonti e pubblicare. Ergo, il direttore è convinto della veridicità delle sue fonti, pare due pezzi grossi della Lega (ovviamente non ne fa il nome). Inveisce poi contro la doppia morale del M5S, che poco bada alla veridicità delle fonti quando qualsiasi giornale – compreso il suo – pubblica qualcosa di negativo sul PD e comincia a chiedere a dimissioni di qualsivoglia politico, salvo poi chiedere le suddette dimissioni dei giornalisti quando il fango cade sul movimento.

Inutile dire che tutto il Movimento è in subbuglio, e chiunque ha annunciato la volontà di querelare tutti gli altri.

Calabresi, Casaleggio e Salvini: il triangolo no, non l'avevo considerato
Salvini

Ovviamente è impossibile, per noi, stabilire dove stia la verità: se Calabresi ha pubblicato una notizia simile in prima pagina, e la suddetta è una bufala, sarebbe senza dubbio una vergogna e l’ennesimo passo verso l’oblio del giornalismo italiano. Ricordiamoci che anche l’Espresso aveva fatto un gran bel pasticcio con le intercettazioni a Crocetta

Come sempre capita in questi casi, si è già partiti con le varie accuse di favoreggiamento al PD da parte del direttore di Repubblica, con le conseguenti invettive ai giornalisti italiani che, a quanto pare, sono tutti venduti ad un partito. Solitamente, nel dubbio, il PD. Solo il tempo potrà dirci se Calabresi ha fatto un errore – madornale – giudicando queste sue fonti così meritevoli di fiducia, tanto da far finire in prima pagina la notizia.

Questa ennesima bagarre del mondo della politica, e questo è sicuro, copre di vergogna tutte le categorie, lasciando l’amaro in bocca, misto a quel solito sentimento di rassegnazione quando si parla del nostro paese.

Innanzitutto la politica ha fatto la solita pessima figura: se Calabresi ha sbagliato, lo stabiliranno i tribunali. Ma cominciare a twittarsi contro a suon di “ci vediamo in tribunale” non innalza certo il livello della discussione: schierarsi sempre contro il giornalismo, esulando dal caso specifico, può portare solo ad una sempre più profonda del cittadino verso i mezzi di informazione, facendoci scivolare senza attrito verso l’esempio del caro Trump, che tanto ama infangare la stampa del suo paese. Se un singolo sbaglia è giusto schierarsi contro il singolo, ancor peggio se è un direttore di un giornale: stabilire però che tutta l’informazione sia venduta e che chiunque faccia informazione sia un ciarlatano dove potrebbe portare? Si parla tanto di informazione di regime, ma fino a che si potrà mettere in dubbio la notizia di un giornale – nelle dovute sedi che, tanto per dire, non sono i social – sarà l’ennesima conferma di un’informazione libera.

Calabresi, Casaleggio e Salvini: il triangolo no, non l'avevo considerato
Mario Calabresi

Certo, il giornalismo italiano si dimostra però nuovamente come una macchina che si auto sabota, che non cerca le sue fonti, che non fa lavoro di inchiesta e di ricerca. Specialmente quello on-line, dove il copia-incolla sembra la modalità di scrittura più apprezzata.

Il problema è che qui non si sta facendo gossip, non si sta cercando l’ennesimo flirt estivo di Belen né la nuova crisi di coppia tra Fedez e la Ferragni: si sta parlando di un futuro del paese, della sua politica e della sua informazione.

Se non si può credere ai politici, ma nemmeno poi ai giornali, forse non è così lecito poi stupirsi se la politica cade in vecchi estremismi e l’informazione migra su blog e siti diversi da quelli canonici.

Quale che sia, in questo caso, la verità sarà il tempo a dirlo. Il problema, però, non sono le fake news, o i giochetti di potere: il vero problema è la mancanza di professionalità.

Da parte un po’ di tutti.

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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