Festival Nyansapo: un caso di “razzismo al contrario”?

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Festival Nyansapo: un caso di “razzismo al contrario”?

Nyansapo: ed è di nuovo discussione sul separatismoDomenica 28 maggio il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha annunciato di aver richiesto formalmente l’annullamento del festival Nyansapo. Il motivo? L’apparente razzismo del festival che utilizza il separatismo per riaffermare i diritti delle fasce emarginate della popolazione. Nyansapo, organizzato dal collettivo afro-femminista Mwasi si sarebbe dovuto svolgere dal 28 al 30 luglio a La Général, un centro culturale dato in concessione dall’amministrazione della città. Il festival, sfruttando la tecnica della “non mescolanza” sarebbe stato diviso in quattro spazi: uno riservato alle sole donne nere, uno a donne e uomini neri, uno per donne vittime di episodi di razzismo e, infine, uno aperto a tutti. Secondo il sindaco Hidalgo, il festival, tramite il separatismo, avrebbe affermato una forma di razzismo, questa volta rivolta ai bianchi e, dunque, contraria anche all’ideologia del festival stesso.

Per separatismo si intende la “tendenza o aspirazione di una parte o di un gruppo di popolazione con caratteristiche etniche o religiose sue proprie a staccarsi dall’organismo statale di cui fa parte” (dizionario Treccani). Tale fenomeno ha origini antiche ed è stato utilizzato, soprattutto dagli anni Sessanta, come forma di affermazione dei gruppi sociali, politici o razziali, come il movimento per i diritti civili degli afroamericani, o i movimenti per i diritti delle donne. Oggi, però, se ne fa una questione in quanto entra in campo un’accezione diversa, una sorta di “razzismo al contrario”. Oggetto dell’esclusione, nel festival Nyansapo, sono i bianchi, uomini o donne, che non avrebbero avuto accesso ai locali pubblici dove il festival si sarebbe svolto.

Nyansapo: ed è di nuovo discussione sul separatismoLa decisione del sindaco ha aperto una discussione ed una frattura, che affonda le radici nel passato, tra chi è favorevole alla pratica del separatismo in un’ ottica di affermazione dei diritti delle minoranze e chi intende contrastarlo in quanto non farebbe altro che fomentare il razzismo che si prefigge di combattere. Ciò che si dimentica, però, è che il separatismo non deve essere inteso come il fine ultimo di un movimento politico, ma come il mezzo tramite cui affermarsi all’interno di una corrente o di una società che crea differenze e disuguaglianze al suo interno (negli anni Settanta le femministe afroamericane adottarono questa strategia per separarsi dal movimento femminista che promanava l’ideale e difendeva i diritti della donna bianca di ceto medio, non curandosi della diversità di coloro che, oltre che donne, erano anche nere). Dunque, il separatismo è un concetto multiforme che può essere inteso sia in chiave negativa, come segregazione (non mescolanza obbligata) sia come emancipazione (non mescolanza volontaria).

Ciò che è doveroso chiedersi, però, è se oggi sia ancora necessario affermare i propri diritti o le proprie ideologie politiche mediante il separatismo, e, in questo proposito, quale sarebbe stato il messaggio lanciato da Nyansapo. Il festival parigino aveva come scopo quello di creare uno spazio all’interno del quale nessuno si sentisse oppresso o vittima di discriminazioni, affermando la necessità di abolire simili fenomeni. Siamo sicuri che il separatismo sia la chiave giusta? Se viviamo in un mondo dove il razzismo è dilagante, ciò che si rende necessario è l’integrazione, intesa come convivenza nel rispetto e nella comprensione delle differenze esistenti. L’integrazione, intesa anche in contrapposizione al separatismo, dovrebbe rendere l’uomo capace di andare oltre le apparenze di diversità e di rispettare le specificità dei gruppi razziali, religiosi o di genere.

Nyansapo: ed è di nuovo discussione sul separatismoAccettare la diversità, piuttosto che “separarla”, sembra essere un dovere negli stati moderni all’interno dei quali il tessuto sociale si tinge di tonalità differenti. La vera novità sarebbe quella di organizzare un festival di incontro e conoscenza delle varie culture e differenze, dove ciascuno avesse libero accesso agli spazi e, all’interno di essi, si potesse creare un clima di comprensione, tolleranza e accettazione, contrarie ad ogni forma di oppressione e discriminazione. Limitandosi all’affermazione delle diversità come accadrà a Nyansapo, sebbene il fine sia quello della tutela contro le forme di violenza, non si fa altro che rimarcare il discrimine tra il “noi” e “l’altro“, impedendo di abbattere quel muro che impedisce la vicinanza e la mescolanza, necessarie nelle società moderne multietniche e multiculturali.

Alla fine, a Parigi, come sempre nella scena politica, è stato raggiunto un accordo di compromesso: a La Général si terrà la parte del festival aperta a tutti, mentre le zone riservate alle determinate categorie di persone avranno luogo all’interno di spazi privati. Insomma, separati sì, ma all’interno delle vostre case. Come se il separatismo potesse essere solo una questione privata…

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

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