Luigi Ontani: un viaggio oltre il narcisismo filosofico all’Accademia di San Luca

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Luigi Ontani: un viaggio oltre il narcisismo filosofico all’Accademia di San Luca

Il 17 maggio scorso è stata inaugurata presso l’Accademia di San Luca di Roma, la mostra dal titolo curiosamente impronunciabile SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico di Luigi Ontani.

Questa interessante esposizione, una vera e propria antologica, è stata realizzata in occasione del premio Presidente della Repubblica, istituito nel 1951 da Luigi Einaudi, e di cui l’artista piemontese è stato insignito nel 2015.

La storia artistica di Luigi Ontani ha origini lontane. Egli muove i primi passi giovanissimo, evidenziando da subito la sua passione per la ricerca di nuove vie per rappresentare la realtà nel frenetico tentativo di volerla vivisezionare, scandagliare e osservare da diverse prospettive e latitudini.
Ontani comincia i primi studi e ricerche con la creazione delle stanze della similitudine, luoghi impregnati dalla costante presenza dell’artista, che si fa artefice e opera nello stesso tempo per interpretare un narcisismo che è non solo caratteristica personale, dello stesso Ontani, ma che piuttosto definisce un’individualità in grado di rappresentare ed esprimere la singolarità dell’artigiano-artista. Attraverso questa sua centralizzazione, Ontani vuole restituire dignità a coloro i quali si prodigano come vetrai, ceramisti, doratori, ma che, nel contempo, sono spesso intrappolati nella stretta gabbia della serialità produttiva.

Nella mostra ospitata in tre aree di palazzo Carpegna, si snodano le opere dell’eccentrico artista: una tavolozza variopinta di colori e suggestioni, in cui sempre Ontani raffigura se stesso, con un intento auto-celebrativo a volte quasi maniacale. L’artista si fa interprete della realtà e della vita, divenendo lo strumento ultimo di comunicazione con lo spettatore, il canale stesso attraverso il quale condurre un messaggio, raccontare un’idea. Così Ontani lungo la rampa elicoidale borrominiana inserisce una sorta di ceramiche-sarcofago denominate Bellimbusti che raffigurano personaggi illustri e divinità, costeggiando ora il mito e la storia, ora il sacro e il profano.

Ceramica policroma realizzata con Bottega Gatti di Faenza, ca. 185×70 cm

Da Pirandello al dio Apollo, da Pinocchio a d’Annunzio, ad ogni elemento, ad ogni oggetto, Ontani dona un’interpretazione simbolica, forte ed emblematica, che ricorda la illustre tradizione iconografica della vita dei Santi, ai quali gli artisti erano soliti associare sempre, un oggetto che ne rendesse semplice e immediata l’identificazione. Così, il maestro di Vergato si esibisce in uno sfoggio invadente della sua persona e della sua narcisistica personalità, che però lungi dall’essere fine a se stessa, si configura a un livello di lettura più approfondito, come mezzo per solleticare un osservatore più attento, in una fitta rete di sottili ragionamenti e intrecciati richiami.

Prepotentemente influenzato da Faucault, e dal suo libro Le parole e le cose, divenuto per molti artisti una vera e propria bibbia negli anni ’70, Ontani tenta di opporsi alla spinta separazionista che giungeva da un linguaggio resosi sempre più autonomo rispetto alla realtà e anzi, si lancia in una ricerca profonda dei legami che esistono tra parole e oggetti, riportando tra l’altro gli stessi a una nuova vita. Sarà il caso degli oggetti pleonastici, elementi pronti ad un uso inutile o addirittura al disuso, ai quali il poliedrico artista donerà nuova linfa vitale, costruendo con essi, e intorno ad essi, dei giochi artistici e degli effetti architettonici inaspettati.

C’è in tutta la sua feconda produzione, soprattutto in quella degli anni acerbi, come egli stesso racconta, una forte vocazione, un desiderio intellettualistico di dare un senso ulteriore alle cose, creando dei labirinti mentali e delle suggestioni nuove. Un coraggio sperimentale che si percepisce anche nelle prime sale dell mostra. All’interno di queste ultime ci accolgono fotografie che ripropongono diversi soggetti. da Lapsus Lupus, che ritrae Ontani nelle vesti della leggendaria lupa romana, sotto il quale si scorgono due bambini, passando poi per Bacchino fino ad arrivare ad Ermafrodito e poi ancora Leda e il Cigno.

Apparentemente scevro da qualsiasi intento comunicativo, se non la pure magnificazione di se stessi, in Ontani c’è molto di più. Esiste, nella sua poetica, uno sguardo lucido nella costruzione dell’opera, nella scelta della posa, nella idea del richiamo continuo a quei seminterrati della mente, ricchi  di conoscenza e cultura.

Luigi Ontani: un viaggio oltre il narcisismo filosofico all'Accademia di San LucaSanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico è un’esposizione capace di costruire più di quanto non si percepisca di primo acchito, ma che saprà regalare molti spunti di riflessione a chi avrà la voglia e la pazienza, di calarsi in un mondo complesso e articolato, in un universo di ricerca così attenta e raffinata, da indurre chi guarda in una dimensione enigmatica. Una ricerca in un mondo fatto di primale e duale, che richiede una visione che vada al di là dell’apparenza: una pratica sempre meno diffusa nella società odierna, ma che l’artista mette in luce sotto forma di ambiguità, così come la interpreta Ester Cohen:

In tante opere di Ontani il termine “ambiguo” sembra imporsi. Ambiguo se inteso come duplice spunto di veridicità […] Passato futuro, materiale immateriale, flusso riflusso, eterno effimero, transito fissità, coesistono infatti in Ontani, in una dimensione altra, al di là di ogni possibile dispersione di significato.

SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico
A cura di Luigi Ontani
Accademia San Luca, Roma
Dal 17 maggio al 22 Settembre 2017

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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