Il film di “Wonder Woman” ha davvero bisogno di etichette femministe?

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Il film di Wonder Woman ha davvero bisogno di etichette femministe?

Il film di Wonder Woman ha davvero bisogno di etichette femministe?Nelle sale americane è record di incassi, con il 93% di recensioni positive e il miglior debutto al cinema per un regista di sesso femminile: si tratta di Wonder Woman, cinecomic DC diretto da Patty Jenkins con l’attrice israeliana Gal Gadot nei panni della celebre eroina.

Mentre in Italia il film non sta avendo lo stesso successo (complice la tendenza tutta nostrana di abbandonare le sale durante i periodi estivi), nel resto del mondo Wonder Woman non solo si attesta come grande successo al botteghino, ma ha dato vita a un dibattito che va ben oltre il mondo cinematografico. Che Wonder Woman fosse un simbolo dell’emancipazione femminile lo era chiaro fin dalla nascita del fumetto originale: Diane Prince (questo il suo nome da umana) è nata nel 1941 dalla penna di William Moulton  Marston, teorico del femminismo, il quale creò l’eroina per donare alle donne un mito al quale ispirarsi, un modello in grado di simbolizzare quel movimento che lentamente avrebbe portato alla rivoluzione sessuale degli anni Settanta. Non a caso Wonder Woman era considerata un pericolo per le giovani donne, a causa della sua forte indipendenza o dei suoi abiti particolarmente succinti.

Così, dopo anni e anni di trasformazioni e persino avvilimenti dell’eroina (i successori di Marston cercarono di limitare quanto più possibile la dilagante mentalità femminista), Wonder Woman torna in tutto il suo splendore sul grande schermo, stavolta plasmata dalla abile mano di una donna, Patty Jenkins.

Il film di Wonder Woman ha davvero bisogno di etichette femministe?La domanda che ha dato vita a un vivace dibattito è stata: nell’era in cui le donne hanno raggiunto pari diritti e pari dignità (costituzionalmente, per lo meno) qual è il ruolo di Wonder Woman nella cultura di massa? È Wonder Woman un film femminista?

Il punto di partenza di questa discussione parte proprio dalla presenza di una donna dietro la macchina da presa: la Warner Bros aveva le idee ben chiare fin dall’inizio, eppure, produttori e realizzatori del film hanno cercato sin da subito di rifiutare qualsiasi etichetta. Wonder Woman non vuole essere un film femminista a tutti costi. La stessa Gal Gadot ha affermato in un’intervista di non sentire affatto il peso di questo ruolo: il suo personaggio è prima di tutto portatrice di un messaggio di pace, amore e fratellanza. Alla domanda sul ruolo del femminismo in questo film, ha affermato:

Credo che vada specificato cosa s’intende per femminismo. Ho notato che spesso ci si dichiara femministi in modo difensivo, anche le donne lo fanno. Si dovrebbe trattare di una scelta di libertà e uguaglianza, proprio come quella di Diana. È cresciuta su un’isola di sole donne, ma quando entra in contatto con gli uomini per la prima volta, li considera esattamente uguali a lei. Ognuno ha i propri limiti e le proprie qualità.

Anche la costumista Linda Hemming si è dovuta difendere da attacchi dovuti alla scelta del costume della supereoina che affrontava le proprie sfide in minigonna:

È un film, deve essere divertente. Non mi sono sentita condizionata dall’aspetto “femminista” né dai riferimenti ai fumetti originari. Ho cercato di creare costumi che esprimessero la forza delle donne ma che fossero sexy. Credo sia normale mostrare le loro forme, nessuno si offenda. Alle fermate degli autobus si vedono ragazzine ben più discinte, basta andare in palestra per vedere seni, sederi e altro. Fa parte della nostra quotidianità. Io sono femminista, ma credo che femminismo sia poter fare le proprie scelte, anche su ciò che si indossa.

Il film di Wonder Woman ha davvero bisogno di etichette femministe?
La regista Patty Jenkinss

Dietro la scelta di Patty Jenkins non si nasconde un’ideologia precisa, ma solo un tentativo di creare una connessione più profonda tra regista e protagonista. Racconta l’israeliana:

Avevo sempre lavorato con registi uomini, mai con una donna. Credo sia fantastico, a ogni livello: abbiamo parlato più dell’arco emozionale del personaggio, di cosa sente, e meno dell’azione.

Se da un lato possiamo affermare quindi che Wonder Woman è un film realizzato da donne per donne e uomini, indistintamente, tuttavia una riflessione nasce spontanea davanti questo insaziabile chiacchiericcio di giornalisti, critici e opinionisti incalliti del web. Se di fronte una donna alla prese con una macchina da presa restiamo addirittura sorpresi e cerchiamo di etichettare ad ogni costo il fenomeno, non significa forse che oggi il femminismo oggi non ha ancora vinto la sua battaglia? Uno studio condotto dall’Università di San Diego ha dimostrato quanto sia difficile per le donne inserirsi nel mondo cinematografico e che, inoltre, nella comunità di registi mainstream le donne rappresentano solo il 9%. Una percentuale bassissima che, in aggiunta, guadagna mediamente meno degli uomini. In Italia, questa percentuale si abbassa al 2,7%.

Il femminismo non ha bisogno di restare chiuso dentro un cinema. Il femminismo combatterà ancora con il suo esercito di donne amazzoni, fino a quando anche le donne potranno liberare la propria creatività dietro la macchina da presa.

Carmen Palma per MIfacciodiCultura

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