“Il Mulino Sulla Floss”: la rivincita sociale di una donna chiamata George Eliot

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Il Mulino Sulla Floss: la rivincita sociale di una donna chiamata George Eliot
George Eliot

Nel vasto mare magnum della letteratura, innumerevoli sono gli esempi di romanzi godibili e accessibili qualunque sia la fascia d’età – quelli di Dickens e Hans Christian Andersen per citarne alcuni – capaci di suscitare forti emozioni tanto negli adulti come nei bambini, ma parimente sono, quelli per cui, dato il particolare stato d’animo e la mole d’esperienza acquistata dallo scrittore durante la sua esistenza al momento della creazione dell’opera, risulta imprescindibile, a chi si appresta a misurarsi con essa, ripercorre quelle pagine non senza aver accumulato quelle medesime esperienze comuni che solo il lungo scorrere della vita può elargire.

I romanzi di George Eliot si collocano esattamente nel mezzo di queste due definizioni in apparente antitesi, riuscendone a conciliare gli estremi. Nom de plume maschile di Mary Anne Evans, nasce il 22 dicembre 1819 in una placida cittadina nel Warwickshire, da una famiglia di estrazione borghese. Educata in un clima di rigore religioso, il suo è uno dei rari casi in la vita artistica non si discosta molto da quella  reale. La sua produzione letteraria vantò un successo ed un consenso di pubblico senza precedenti che non si esaurì solo nella diffidente epoca vittoriana, contro cui la scrittrice condusse un’aspra lotta, ma andò ben oltre. La sua fu una vita da outsider, votata in un certo qual modo, contro ciò che il good sense inglese imponeva per garantirsi una rispettabile posizione sociale. La sua convivenza con il filosofo George Henry Lewes in tal senso rappresentava un simbolo manifesto di rivolta e di rivincita morale, nonché indice di sfida nei confronti dei pregiudizi dell’epoca. Proprio questo innato sentimento riottoso che anima la Eliot, circoscrisse se non tutta, gran parte della sua opera letteraria.

Il Mulino Sulla Floss: la rivincita sociale di una donna chiamata George Eliot
Il Mulino Sulla Floss

Come per tutti i grandi scrittori, anche per lei arrivò il punto di cesura, la linea di demarcazione che separa un’iniziale produzione sperimentale da un’altra, più consapevole di se stessa e delle propria capacità espressiva e comunicativa. Tale punto può essere facilmente individuato ne Il Mulino Sulla Floss. Dai tratti autobiografici, ambientata nella bucolica St. Ogg’s e antecedente le guerre napoleoniche, il romanzo narra la decadenza di una piccola famiglia di proprietari terrieri, i Tulliver, i quali dopo una causa legale perduta, assisteranno impotenti alla vendita all’asta di tutti i loro beni e ridotti alla povertà e al ludibrio dei paesani e dei partenti che abbandoneranno gli sfortunati in uno stato di isolamento. Sullo sfondo campestre fa da contraltare la mentalità  ristretta della piccola comunità borghese e contadina, e allo stesso tempo i due inseparabili fratelli: Tom, determinato e inflessibile che dopo sacrifici e privazioni risolleverà le sorti della famiglia, e Maggie, mente brillante conscia della propria superiorità intellettuale, che incarna il senso di disprezzo e di biasimo per quei finti valori della sua epoca. Separati a seguito della disgrazia da un sentimento di sfiducia e disprezzo, si riconcilieranno solo alla fine, tramite un atto estremo di espiazione e insieme estremo amore.

Seppur il romanzo abbia derive moraliste e pedagogiche, la Eliot riesce ad affrancarsi da questa definizione iugulatoria. La sua non è una ricerca di valori più alti o di un’ipotetica affermazione di una falsa morale, ma semplicemente la costatazione del fatto che quei valori tanto bramati in realtà non sono mai esistiti. Le poetiche descrizioni, sebbene risultino artificiose e viziate da un intellettualismo peculiare del temperamento della scrittrice, sono funzionali ad un uso stilistico preciso. Geroge Eliot ne Il Mulino Sulla Floss, come negli altri romanzi, riesce attraverso le narrazioni del mondo rurale a mettere in risalto quella che è la natura dell’essere umano in quanto tale, le sue passioni, la spontaneità dei sentimenti, e allo stesso tempo indulge in una profonda introspezione psicologia dei personaggi che fa da sostegno all’intero nucleo narrativo. L’intersezione del mondo esteriore entro cui vivono i protagonisti e quello interiore, ricco di tensioni emotive e pene inespresse, fa emergere il rapporto conflittuale tra l’individuo e la società in cui egli vive, dove non sempre i desideri del singolo coincidono con le regole della pluralità universale.

Virginia Woolf

Come farà molti anni dopo ne Il Faro la celebre Virginia Woolf, anche qui il soggetto centrale intorno al quale ruotano e si intrecciano le vicende umane e spirituali del romanzo è il mulino, un elemento impersonale, asettico, ma emblematico di uno status emotivo e sociale, carico quindi di un grande valore allegorico. La perdita del mulino rappresenta in tal senso oltre che una condanna economica, una condanna sociale. Eppure, già dai primi esordi, quali Adam Bede e Scenes Of Clerical Life, si possono rintracciare, seppure allo stato embrionale, quelle tematiche che costituiranno i capisaldi della sua successiva produzione della Eliot, nonché una certa capacità di lucido esame delle contingenze storiche del suo tempo, che troveranno ampio sfogo nella critica sociale di Middlemarch, a detta di molti il suo capolavoro. I suoi romanzi, oltre costituire un primo esempio di profonda analisi dell’animo umano, mettono in scena il conflitto senza fine della volontà individuale, delle scelte dell’umana coscienza con le regole imposte da una società ipocrita, che non sempre riesce essere congeniale all’uomo e al suo benessere.

Angelo De Sio per MIfacciodiCultura

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