Alla Reggia di Caserta l’arte trasforma la Terra dei fuochi ne “La Terra dei Fiori”

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Alla Reggia di Caserta l’arte trasforma la Terra dei fuochi ne La Terra dei Fiori

Alla Reggia di Caserta l'arte trasforma la Terra dei fuochi ne La Terra dei FioriFino al 30 giugno alla Reggia di Caserta sarà possibile ammirare La Terra dei Fiori, una mostra dedicata al progetto artistico di Sasha Vinci e Maria Grazia Gallesi, grazie al quale, attraverso l’arte, la bistrattata Terra dei fuochi ha acquisito un nuovo volto. Il progetto, curato da Daniele Capra e promosso dalla Reggia di Caserta in collaborazione con la galleria aA29 Project Room col patrocinio del Comune di Caserta, mira infatti a reinventare un territorio lacerato dai fuochi, comunemente simbolo di distruzione, contrapponendo a quest’immagine quella dei fiori, simbolo di vita e bellezza, seppur caduca.

La mostra occupa tutta l’area del piano nobile della Reggia di Caserta e attraverso foto e video si prefigge di accompagnare i visitatori in un vero e proprio percorso, anche storico, riguardante la maestosa Reggia e il territorio circostante. A farne da denominatore comune sarà, appunto, il fiore, la speranza di una nuova vita. Perché laddove è stata seminata morte dagli uomini, nascono ora crisantemi e gerbere; germoglia la natura in tutta la sua bellezza, portando con sé la voglia di redenzione che da anni accompagna la gente del luogo, quella che non si è mai arresa al degrado e ai soprusi. Insomma, all’immagine di una terra i cui frutti seminano ormai morte si torna ad opporre, mediante l’arte, l’antica rappresentazione di Campania Felix, rigogliosa e fertile. Non è un caso che le foto, i disegni e i video di Vinci e Galesi si muovano su assi contrastanti: da un lato c’è una porzione di territorio abbandonato a sé stesso, dall’altro le figure completamente ricoperte di fiori dei due artisti, che si stagliano sullo sfondo quasi come due divinità.

Alla Reggia di Caserta l'arte trasforma la Terra dei fuochi ne La Terra dei FioriVinci e Galesi si muovono, infatti, nell’ambiente circostante con fare etereo, visionario, con i loro vestiti interamente cuciti a mano, rievocando la festa di San Giuseppe a Scicli. Contrappongono lo sfarzo e i colori delle loro vesti a spiagge abbandonate, cave piene di detriti. Si pongono come portatori di speranza: sono l’esortazione a non mollare, a continuare a combattere affinché oltre il grigio ci siano di nuovo i colori, oltre la morte ci sia di nuovo vita, così come ci insegna il ciclo della natura. È, in fondo, un inno d’amore verso il territorio campano, un atto di ribellione verso chi ne ha fatto terra di lacrime. Ogni immagine dei giovani artisti è il tentativo di inversione degli stereotipi legati alla Terra dei fuochi, prima di tutto nella percezione di chi ci vive. L’arte si fa qui portatrice di un forte messaggio sociale che è soprattutto l’invito a non rassegnarsi, a prendere atto del passato per costruire però un futuro diverso, un mattone dopo l’altro come nella colonna di Campania felix, esposta nella mostra.

Alla Reggia di Caserta l'arte trasforma la Terra dei fuochi ne La Terra dei FioriNessun dettaglio è lasciato al caso. Anche l’inaugurazione de La Terra dei Fiori si è mossa su un binario, ancora una volta, simbolico, come spiega Daniele Capra:

La performance suggerisce, in maniera simbolica, le potenzialità mimetiche e metamorfiche insite nell’elemento floreale, che vengono portate al massimo grado. La bellezza semplice ma altera di gerbere e crisantemi incarna la reazione allo sfacelo di un territorio soggiogato dalla criminalità e dall’inquinamento causato dai rifiuti. È metafora del possibile ribaltamento della forzosa circostanza di prigionia, è il sogno di ribellione ad una situazione a cui, razionalmente, non si sarebbe potuto immaginare una via d’uscita percorribile.

Viene però spontaneo chiedersi se da sola l’arte può dare vita al cambiamento necessario alla rinascita di un territorio così martorizzato, se davvero riesca ad operare un tale rovesciamento di percezione che porti poi dalla mera contemplazione all’azione. Forse, infatti, ai napoletani non manca la sensibilità necessaria a cogliere la bellezza della propria terra al di là dei soprusi di cui è stata vittima. Forse ad eccedere è quel senso di fatalismo che, invece di spingere alla ribellione, porta all’accettazione.

Sasha Vinci – Maria Grazia Galesi. La Terra dei Fiori
a cura di Daniele Capra
Reggia di Caserta
Dal 20 maggio 2017 al 30 giugno 2017

Alessia Aiello per MIfacciodiCultura

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