Stella McCartney, regina dell’eco-fashion, e Parley for the Oceans per una moda eco-friendly

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Stella McCartney, regina dell’eco-fashion, e Parley for the Oceans per una moda eco-friendly

Stella McCartney, regina dell'eco-fashion, e Parley for the Oceans per una moda eco-friendlyCome ogni 8 giugno, si è tenuto ieri il World Oceans Day, giornata internazionale degli Oceani, durante la quale ogni anno viene fatto il punto sullo stato di salute dei nostri mari, tra inquinamento, surriscaldamento delle acque e pesca sconsiderata. In questa giornata, anche la moda ha voluto dire la sua: la stilista inglese Stella McCartney, figlia del celebre Paul, ha annunciato che lancerà in collaborazione con Parley for the Oceans, associazione impegnata nella salvaguardia delle acque oceaniche, una linea di abiti realizzati con un tessuto innovativo ricavato dai rifiuti di plastica che inquinano i mari.

I capi firmati dalla McCartney si sono sempre contraddistinti per il loro essere assolutamente sostenibili ed ecologici, inoltre la pelle è assolutamente bandita: la celebre borsa Falabella, che ormai rientra a pieno titolo nel gruppo delle it- bag, è nota per essere fatta con eco-pellami di assoluta qualità che niente hanno da invidiare alla pelle vera. Per la stilista il vero lusso è quindi l’ecologia che si fa stile, perciò questa nuova collaborazione oceanica dai risvolti etici è assolutamente in linea con il brand.

Resort 2018

Parley, specializzata nella trasformazione dei rifiuti plastici in tessuto, dal 2015 lavora attivamente sul territorio delle Maldive, raccogliendo mensilmente fino a 120 tonnellate di rifiuti da riciclare: l’obiettivo è estendere la propria attività a più isole possibile, rendendo il progetto globale. Non è la prima volta che l’associazione collabora con la stilista, infatti insieme avevano già realizzato la collezione Adidas by Stella McCartney, questa volta sempre con Adidas daranno vita alla collezione speciale di sneaker Parley Ultra BOOST X color bianco, “in onore” dello sbiancamento dei coralli e ad un’edizione limitata dello zaino della linea Falabella denominato Ocean Legend, dedicata all’attivista Paul Watson, co-fondatore di Greenpeace e presidente della Sea Shepherd Conservation Society, sul quale sarà presente il logo della Sea Shepherd. Entrambi i prodotti saranno in vendita sul sito dell’Adidas dal 28 giugno e il ricavato andrà in parte alla Sea Shepherd Conservation Society. Cyrill Gutsch, fondatore di Parley, ha dichiarato:

Speriamo che la creazione di questa fibra tessile dalla spazzatura sia in grado di aumentare la consapevolezza del problema che sta uccidendo i nostri oceani.

Il tutto è stato presentato a Chelsea, quartiere di Manhattan, in occasione del fashion show della collezione Resort 2018 di Stella McCartney, ispirata ancora una volta alla natura, in questo caso ai colori dei Caraibi. Tra immancabili vip mescolati tra modelle e attivisti per l’ambiente, la stilista ha avuto modo di rimarcare ancora una volta il suo impegno:

Prendere qualcosa che sia deleterio e distruttivo e trasformarlo in un ogetto sexy e rinnovato, come può questo non essere lusso? La moda è innovazione e non basta offrire una nuova silhouette o una nuova tavolozza. Io ora lavoro con scienziati, ambientalisti, gente che cambia le carte in tavola e racconta storie. Un nuovo modo di avvicinarmi al mio lavoro

Seppur la figlia dell’ex-Beatle sia una pioniera della moda etica, non si può negare che in generale i grandi brand negli ultimi anni siano sicuramente più attenti alle tematiche dell’ambiente e della produzione consapevole: sono i consumatori per primi a chiederlo, i quali ricercano prodotti sì funzionali ed economici, ma che rispettino l’ambiente e i lavoratori.

Dal 2011 poi Greenpeace monitora in tal senso i grandi marchi: con l’iniziativa TheFashionDuel ogni anni stila una classifica delle aziende ecosistenibili, monitorando eventuali miglioramenti, spingendo i grandi nomi a migliorarsi, comportando un ritorno d’immagine positivo oltre che il maggior rispetto del già compromesso equilibrio naturale. Un vero e proprio programma di detox che negli ultimi sei anni ha costretto la moda ad una grande rivoluzione: certo, non tutti hanno deciso di adeguarsi, ma molti marchi anche del fast fashion hanno deciso di accettare la sfida, mostrandosi migliori di alcuni altisonanti nomi della haute couture.

Perciò è ormai il caso di dirlo: la moda non è solo frivolezza e gli abiti non servono solo per coprirsi, ma esprimono la nostra personalità e pure la nostra etica, il nostro ruolo nel mondo e il nostro interesse per esso. Le scarpe salveranno il mondo? A quanto pare, potrebbe proprio essere così.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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