“Come mi senti” di Stefania Spadoni: la fotografia oltre la malattia

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Come mi senti di Stefania Spadoni: la fotografia oltre la malattia

Stefania Spadoni
Come mi senti, cover

Classe 1985, nata ad Asti, Stefania Spadoni è una giovane fotografa italiana che, da poche settimane a questa parte, sta promuovendo il suo nuovo progetto, per Gallucci Editore (collana Capricci). Si tratta di Come mi senti – Ritratti, autoritratti, racconti, un libro in cui la fotografia, ovviamente la sua più grande passione oltre che la sua professione, e la parola si incontrano in maniera profonda ma delicata per dar luogo a un racconto complesso e intimo, in cui protagonista è purtroppo una grave malattia che ha colpito l’artista piemontese. Un raro linfoma di Hodgkin, ovvero una neoplasia derivante da globuli bianchi di tipo linfocitico, è ciò che ha turbato la vita di Stefania Spadoni quando ricevette questa diagnosi nel 2013, che poi la costrinse a tre anni di lotta. Dopo il trapianto di midollo osseo da donatore, finalmente la guarigione è avvenuta, permettendo alla Spadoni di rimettersi in gioco di nuovo dopo un’esperienza traumatica, che fa cambiare la prospettiva di se stessi e del mondo.

Come mi senti è una scatola, dentro ho messo delle storie.

Ora ho chiuso la scatola, per poter andare avanti e affrontare tutto quello che verrà.

Ora puoi aprirla tu e sentirmi, se vuoi.

Stefania Spadoni
Stefania Spadoni

L’essenza di questo progetto editoriale si nasconde in queste parole: l’autrice ha riposto tutto in una scatola, le sue parole, le sue stesse fotografie, col suo dolore e la sua preoccupazione, perché sia qualcun altro ad aprirla e a scovare il futuro che essa emana, grazie a una speranza che non si vuole perdere. In questo modo Stefania Spadoni si è avvicinata non solo ai suoi lettori e agli appassionati di fotografia, ma anche a tutti coloro che si sono ritrovati in una situazione di sofferenza fisica e psicologica simile, nell’affrontare la malattia o nel dover supportare altri nel suo decorso.

Come mi senti è articolato in due fasi: nella prima vi sono trenta racconti autonomi tra loro accompagnati da una serie di ritratti, senza un ordine cronologico, che l’autrice ha scritto a proposito del suo percorso medico e personale; nella seconda, invece, si lascia maggior spazio all’inquietudine poiché dopo aver mostrato gli autoritratti prima e dopo la malattia, Stefania esprime le sue considerazioni più personali, in cui al centro vi è sempre la stessa domanda: come mi sento? Come mi senti?

Stefania Spadoni
Stefania Spadoni al Salone del Libro

È l’emotività la costante della creatività e dell’attività di Stefania. Dalla propria sensibilità, dalla propria interiorità nasce la materia della fotografia, che, nel caso di questo specifico progetto, va oltre la malattia, la supera per esplicitarla e donare la speranza, appunto. D’altronde fotografare significare fermare l’attimo e immortalare la realtà in un punto così com’è, senza filtri, e proprio da questo movimento l’autrice ha sempre preso le mosse durante il suo percorso artistico. Non casualmente, infatti, la Spadoni ha studiato anche danza e coreografia e si è diplomata presso l’Accademia Pier Lombardo del Teatro Franco Parenti di Milano. Milano, quella stessa città amata dall’autrice, simbolo del movimento e dell’intreccio tra i corpi.

Nonostante il dolore, nonostante la paura di non farcela, nonostante scelte rischiosissime che la malattia del linfoma ha portato con sé, Stefania Spadoni mette in gioco se stessa, e con lei la sua arte, che l’ha resa una fotografa apprezzata nel nostro paese. Sono pronta alla tempesta? Si chiedeva nei suoi stessi racconti. Anche se la risposta, come ha ammesso, non sarà mai risolutiva, il tentativo c’è stato sicuramente. Quindi sì, si può diventare pronti alla tempesta.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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