Arnoldo Mondadori: il self-made man editore di tutti gli strati sociali

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Arnoldo Mondadori: il self-made man editore di tutti gli strati sociali

Arnoldo Mondadori: il self-made man editore di tutti gli strati sociali
A. Mondadori

Chissà se Arnoldo Mondadori, che lasciò gli studi dopo aver finito le elementari in una situazione di grande dissesto economico, pensava che in un secondo momento sarebbe diventato uno dei più grandi editori della storia d’Italia.

Mondadori nacque a Poggio Rusco, un comune in provincia di Mantova, il 2 novembre 1889. La sua famiglia, in cerca di lavoro, si trasferì prima a Gazzo Veronese e poi a Ostiglia. Il giovane Arnoldo si avvicinò al movimento socialista e svolse vari mestieri: fu prima venditore ambulante e poi, a 14 anni, garzone di bottega in una vecchia tipografia. Presto questa tipografia passò nelle sue mani e in un primo momento fu rinominata La sociale, che diventò un’azienda di famiglia.

Nel 1912 ci fu l’esordio editoriale: dopo aver pubblicato Aia Madama, un libro di racconti e usanze popolari raccolte dal suo amico Tomaso Monicelli, creò il marchio La scolastica, producendo numerosi volumi per la scuola. Sebbene lo scoppio della Grande Guerra costituì una battuta d’arresto, Arnoldo Mondadori mostrò subito la chiara intenzione di entrare in competizione con i grandi editori scolastici, ossia Paravia di Torino e Bemporad di Firenze. La svolta, però, avvenne nel 1921: Mondadori, siglò un accordo con l’industriale tessile Senatore Borletti, che garantì all’editore rapporti con la nuova classe politica che si stava insediando nell’Italia dell’epoca: il Fascismo. Borletti era infatti un grande nazionalista e amico di D’Annunzio, il quale entrerà a far parte dell’ormai grande casa editrice.

S. Borletti

Non solo: era legato agli ambienti della grande finanza milanese (fu, infatti, consigliere della Banca italiana di sconto) e ai vari personaggi politici del fascismo. Insomma, era l’uomo giusto per il salto di qualità. Raggiunta questa iniziale stabilità socio-economica, Mondadori continuò a produrre libri scolastici e nel frattempo iniziò ad inserire varie raccolte di libri per l’infanzia. Il suo scopo infatti non era tanto quello di chiudersi in un ambito specialistico: Mondadori voleva diventare l’editore di tutti. La sua produzione doveva soddisfare i lettori di tutte le classi sociali. Per ottenere questo scopo però, la condizione necessaria era quella di dover ottenere un appoggio incondizionato da parte del Duce.

Nel febbraio 1924 quindi, si iscrisse al PNF (partito nazionale fascista), e cercò di stringere rapporti sempre più stretti con Mussolini in persona. Per raggiungere questo obiettivo, pubblicò Dux, una biografia del leader fascista. Fu proprio lui stesso ad aggiungervi una prefazione, scritta di suo pugno, e nel primo anno di vendite ottenne un successo straordinario: le copie vendute furono 25mila. Sebbene poi Mondadori affidò la scrittura di un’altra biografia del Duce all’ebreo Emil Ludwig, non scalfì la sua posizione di grande stampatore di regime, rispettoso delle direttive del Capo.

L’opera dello scrittore ebreo fu infatti più volte revisionata, anche da Mussolini stesso, che ne eliminò le parti più controverse. Solo la nuova edizione, rivista e snaturata, ottenne nuovo successo. Arnoldo Mondadori quindi, grazie a questo nuovo grande appoggio, ottenne una posizione di dominio incontrastato all’interno dell’editoria scolastica. Pubblicò anche una serie di libri gialli, come ad esempio i polizieschi di Georges Simenon, e portò in Italia Topolino, dopo un accordo con la Walt Disney. Questo avvicinamento alla cultura statunitense risulta ambiguo rispetto alla precedente adesione al Fascismo. Durante la seconda guerra mondiale, Mondadori fu costretto a spostare l’amministrazione dell’impresa prima a Verona e poi ad Arona. Gli stabilimenti di Verona furono occupati dai nazisti ed usati per fare propaganda. Inoltre, quando Mussolini era vicino alla caduta, Mondadori fuggì in Svizzera. Fu proprio qui che si delineò la frattura col figlio Alberto. Egli era infatti antifascista e criticava la linea condotta dal padre, soggiogata al regime. Proponeva una svolta per la casa editrice, in una direzione di impegno civile che il padre non volle mai accettare.

Mondadori aveva capito che per ottenere un successo riconosciuto dalla classe politica, era necessario condurre una linea filogovernativa: appoggiare incondizionatamente il Duce per avere garanzia economica. Si può ritenere che la figura di Arnoldo fu, per alcuni tratti, di difficile identificazione: aderì prima al partito socialista poi si iscrisse al PNF; era noto il suo filoamericanismo nonostante la pubblica adesione al fascismo; rifiutò la proposta di Alberto per evitare di invischiarsi in cose troppo politiche, anche se, come abbiamo detto più volte, fu proprio la politica a garantirgli stabilità.

Morì a Milano l’8 giugno 1971, e, da garzone in una tipografia che fu in adolescenza, morì come uno dei più grandi editori che l’Italia avesse mai visto prima.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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