Commemorare l’8 giugno: tra Islam e Occidente non è scontro tra civiltà

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Commemorare l’8 giugno: tra Islam e Occidente non è scontro tra civiltà

Commemorare l'8 giugno: tra Islam e Occidente non è scontro tra civiltàL’8 giugno è una data con un duplice significato per il popolo islamico. Ad essa, infatti, corrisponde sia la fondazione dell’Islam in quanto religione, avvenuta l’8 giugno 570 alla Mecca ad opera di Maometto, sia la morte dello stesso Maometto, l’8 giugno 632 a Medina.

Maometto (il cui nome significa “Lodato”) viene considerato dai musulmani il sigillo dei profeti, colui che ha concluso il ciclo della rivelazione iniziata da Adamo. Egli costituisce la figura chiave dell’Islam, il messaggero di Dio e, nonostante l’importanza che riveste la sua figura, essendo colui che ha rivelato il Corano, l’ortodossia islamica insiste sul suo carattere esclusivamente umano.

È importante, quindi, in una giornata come questa fare un breve excursus sulla sua vita.

Il lato umano del profeta è riscontrabile già a partire dal modo in cui la religione islamica ha avuto inizio: dal politeismo patrio, Maometto attraversa una profonda crisi spirituale e passa ad una fede monoteistica, che comincia a predicare intorno all’età di 40 anni (610 ca.). Capisaldi di tale religione sono: fede in un Dio unico creatore onnipotente, cui gli uomini debbono totale sottomissione attraverso la conduzione di una vita casta,  e l’osservanza dei precetti islamici (cioè i cosiddetti Cinque pilastri dell’Islam: le due testimonianze di fede, le preghiere rituali, l’elemosina, il digiuno durante il mese di Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita.) Le predicazioni di Maometto riescono così a formare alla Mecca una piccola comunità comprendente i suoi familiari, i membri della borghesia e gli schiavi; ma l’ostilità delle classi dirigenti rende la vita difficile al profeta e ai suoi seguaci, tanto da indurlo a cercare un appoggio e un campo d’azione fuori della città natale.

Commemorare l'8 giugno: tra Islam e Occidente non è scontro tra civiltàEgli decide, quindi, di spostarsi a Medina, dove diviene non solo capo religioso ma anche politico, riuscendo così ad estendere abilmente il suo potere.

Il profeta muore nella stessa Medina, in seguito ad una malattia,  lasciando la sua comunità senza capo designato, ma con una cerchia di uomini d’alto valore religioso e civile che continuano, come califfi, la sua opera.

A questo punto, dopo aver dato alcune informazioni storiche oggettive sulla figura di colui che è ritenuto il fondatore della religione islamica, ci attende il confronto con la psicologia, cioè con la mentalità collettiva predominante, la quale anima e permea l’intera massa della società. Questa mentalità, che in seguito agli attentanti degli ultimi anni e con grave colpa dei mass media, ha portato  il termine islamico all’assunzione del valore di “appartenente ai movimenti fondamentalisti”, ispira gli atteggiamenti, orienta le scelte e rafforza i pregiudizi, indirizzando i movimenti della società.

Perché, più che la risultante degli aventi  e delle circostanze storiche e sociali di un certo periodo, la mentalità è il frutto di lontane eredità, di credenze, di paure, di inquietudini antiche, spesso inconsce. La reazione delle società di fronte agli avvenimenti del  momento, alle pressioni che essi esercitano, alle decisioni che impongono, obbediscono più alla logica e all’interesse egoistico, al comandamento inespresso e spesso inesprimibile  che scaturisce dall’inconscio collettivo. Questi valori fondamentali, queste strutture psicologiche sono ciò che le civiltà hanno di meno comunicabile tra loro, quello che le distingue e le isola maggiormente. Da questo punto di vista, la religione è l’elemento più forte nel cuore delle civiltà: è contemporaneamente il loro passato e il loro presente.

È normale, quindi, nel mondo che cresce che i rapporti tra Stati e gruppi appartenenti a  civiltà e religioni diverse abbiano spesso carattere antagonista ma, al giorno d’oggi,  le cause di un ritorno ad una condizione di  guerra fredda tra civiltà tra Islam e Occidente  vanno ricercate nella natura stessa di queste due religioni e delle civiltà su di esse fondate, nelle loro differenze e nelle loro similitudini. Infatti, i sempre maggiori contatti e rapporti tra musulmani e occidentali stimolano in ciascuna delle due parti un senso nuovo delle  proprie identità e delle differenze che le separano: in questo modo interazione e commistione mettono in evidenza le disparità.

I conflitti tra Occidente e Islam, quindi, non toccano tanto i problemi territoriali quanto più ampi temi di confronto, come: la proliferazione delle armi, i diritti umani, la democrazia, le  migrazioni, il terrorismo islamico e l’interventismo occidentale.

Commemorare l'8 giugno: tra Islam e Occidente non è scontro tra civiltàPresa coscienza  dei diversi punti di vista che queste due civiltà hanno su tali temi, ciò che credo sia bene respingere è l’idea di scontro di civiltà tra cristiani e musulmani, dato che lo sviluppo del radicalismo islamico è strettamente connesso con la politica estera.

Non dimentichiamoci, infatti, che negli anni ottanta gli Usa addestrarono i fondamentalisti islamici in funzione antisovietica in Afghanistan e sostennero Saddam Hussein. A questo punto sorge spontaneo chiedersi: dove si trova la linea di demarcazione tra le civiltà? Di fronte a tali eventi storici non ha senso parlare di scontro tra civiltà ed è errato cadere nella trappola del terrorismo, contrapponendo violenza a violenza. È sbagliato perfino utilizzare il termine civiltà perché un mondo realmente civile non porterebbe ad una guerra globale come questa.

Per concludere, quindi,  credo che per riportare la pace sia fondamentale partire dalla volontà di esaminare ciò che sta alla base delle atrocità, attraverso la conoscenza di ciò che è diverso e addirittura contrario alla nostra mentalità. Sentiamo dire spesso che non dobbiamo curarci di simili argomenti perché altrimenti giustificheremmo il terrorismo: una posizione tanto stupida quanto distruttiva, perché la volontà di conoscenza non ha bisogno di giustificazioni.

Marianna Fangio per MIfacciodiCultura

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