Libri proibiti dal nazismo: 100.000 volumi per il Partenone del libero pensiero

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Libri proibiti dal nazismo: 100.000 volumi per il Partenone del libero pensiero

Libri proibiti dal nazismo: 100.000 volumi per il Partenone del libero pensiero
Partenone, 1983 Buenos Aires

I libri come simbolo di libertà. Libri come simbolo dell’umanità, del pensiero umano. Tutto questo è raccolto nell’ultima opera di Marta Minujín, la quale ha fatto costruire, in occasione della mostra Documenta, un Partenone con i libri messi all’indice dal nazismo nel ’33.

In realtà, tale opera era già stata proposta nell’83 a Buenos Aires, ma questa volta l’impianto sarà più grande: il tutto si va a inserire all’interno del tema della mostra: Learning from Athens. L’opera, che conterà circa 100.000 volumi, sarà possibile vederla  nella Friedrichsplatz di Kassel.

L’importanza dell’opera trascende, in qualche modo, la mostra in cui viene esposta, ma va a toccare un tema caro a chiunque, non importa sia esso analfabeta o dotto ed erudito, stimatissimo docente od operaio. I libri rappresentano, nell’immaginario comune, il più grande mezzo tramite il quale raggiungere la sapienza  o qualcosa che si presuma tale.

Questo è stato ben compreso da tutte quelle forze repressive che, nel corso del tempo, hanno  provato a imporre un pensiero unico, un unico modo in cui interpretare il mondo. È stato ben compreso dalla Santissima Madre Chiesa, la quale nel 1559 ha introdotto quel terribile strumento di repressione noto come Index librorum prohibitorum, che ha visto negare la pubblicazione di autori come: Copernico, Galilei, Spinoza, Voltaire, Leopardi, Sartre, e tanti altri. L’indice è stato soppresso solo nel 1966.

Celeberrimo è stato il rogo dei libri del ’33, a opera dei nazisti, i quali hanno dato alle fiamme testi di autori portatori di uno “spirito non tedesco”. Il più grande Bücherverbrennungen (rogo dei libri) è avvenuto a Berlino, nell’allora Opernplatz (oggi Bebelplatz), dove è stato eretto un monumento, una biblioteca di 50 metri quadrati, bianca, con  scaffali completamente vuoti.

Quando i libri verranno bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone.

Libri proibiti dal nazismo: 100.000 volumi per il Partenone del libero pensiero
Marta Minujin

Questa è la frase rappresentativa del monumento, espressa dal poeta tedesco Heinrich Heine. Difatti, il rogo dei libri è l’operazione ultima di chi vuole riformare il pensiero, abolire la possibilità di riflettere, di immaginare e di provare empatia: è la rottura dell’uomo con l’umanità. Diviene impossibile formarsi un’altra idea rispetto a quella vigente, impostaci dall’educazione, dall’ambiente in cui viviamo, diventiamo dei comuni benpensanti.

Emblematico è il racconto di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, dove è reato possedere libri e chi viene sorpreso a possederne è destinato a vedersi bruciare la casa.

Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.

Perché i libri danno così tanto fastidio? Sempre Bradbury risponde: «Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive».

Le maschere, che Pirandello ci ha insegnato a vedere, a riconoscere e farcele scoprire sul nostro volto, sono l’oggetto dei libri: essi mettono a nudo la natura umana, la studiano, la riflettono, ce la fanno odiare e amare. I libri sono necessari a quelle risposte che inconsciamente ci facciamo quando osserviamo una coppia di amanti, di amici, uomini soli.  Essi sono il “catalogo” della “commedia umana”, titolo dell’ambizioso progetto di Balzac.

Libri proibiti dal nazismo: 100.000 volumi per il Partenone del libero pensieroOggi esistono ancora questi roghi, seppur non materiali, ma metaforici e simbolici? Pare di sì. Le modalità con cui oggi i libri vengono messi al rogo è ben diverso. Il tempo che veniva  impiegato per leggere un intero libro, viene consumato per stare su Internet, o davanti ai videogiochi; la frenesia della nostra vita non ci permette alcuna sosta, siamo costantemente immersi in attività che esulano dalla conoscenza o dall’approfondimento di essa; le conoscenze sono più superficiali, perché abbiamo a disposizione mezzi che soddisfano in maniera lieve ma intensa la nostra naturale volontà di sapere.

Tutto questo, insieme ai dati che ci mostrano come la lettura sia poco praticata in Italia, fa sì che il rogo dei libri avvenga ogni giorno, quando, invece di leggere una pagina, ci mettiamo a scrivere uno status su Facebook: nessuno ne è immune, questo è il dato preoccupante. Il rogo crea dissensi, la socialità crea consensi ed è proprio in esso che tradiamo lo “spirito non tedesco”.

Insomma, la bellissima opera di Marta Minujín non ci ricorda solo la negazione della condizione umana, avvenuta nei totalitarismi attraverso il rogo dei libri, ma ci deve far riflettere di come ogni giorno, con le nostre azioni, noi ripetiamo, metaforicamente, quel rogo e perciò non siamo molto dissimili dai nazisti o dalla Santa Madre Chiesa.

Edoardo Poli per MIfacciodiCultura

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