La natura è arte: contro gli abusi, per la bellezza

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Il 22 aprile è il Giornata della Terra e il 5 giugno è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, inviti annuali a meditare sulla situazione del nostro pianeta, il suo stato di salute e la gravità del comportamento umano irrispettoso nei suoi confronti.

Giornata Mondiale dell'Ambiente - La natura è arte: contro gli abusi, per la bellezza
Tomoko Nagao

Senza cadere nell’allarmismo e il catastrofismo, sappiamo bene che la Terra non potrà reggere ancora per molti secoli il trattamento che le stiamo riservando e per quanto noi singoli possiamo agire nel nostro piccolo, siamo altrettanto a conoscenza del fatto che è chi ha in mano il potere economico e politico del mondo che deve agire.

Oggi voglio elogiare il pianeta e in particolare sottolineare la bellezza della natura, che nella sua imperfezione risulta essere la più alta forma d’arte, di armonia e di equilibrio: dalle svariate e incredibili forme delle foglie, dalla regolarità del moto ondoso, dai colori sgargianti di fiori, animali e minerali, fino ad arrivare agli incredibili frattali sui cavolfiori. L’uomo ha sempre rincorso cotanta meraviglia cercando di riprodurla nei propri manufatti e nelle proprie opere, dalle impressioni su tela alla scultura, dalla rappresentazione più o meno realistica del mondo circostante, fino al tentativo di scolpire nella pietra le forme sinuose dei corpi umani.

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Blu, Grottaglie (TA)

L’arte del ‘900 sappiamo però che ha abbandonato gradualmente la riproduzione della bellezza preferendo un maggior impegno intellettuale-sociale-politico, perciò molta arte contemporanea ha puntato il dito contro inquinamento e conseguenze di esso sul pianeta e sulla nostra vita. Guardando alla produzione più recente, ho trovato molto interessante il lavoro di Tomoko Nagao, artista giapponese che inserisce nelle sue opere una forte dose di Pop. Opere celebri vengono stilizzate e infarcite di prodotti con marche ben in vista, il tutto tra colori sgargianti inseriti in contorni spessi, neri e ben definiti.

Prendiamo La grande onda di Kanagawa dell’artista Katsushika Hokusai realizzata nel 1831 e riempiamo quell’impetuosità marina di spazzatura targata McDonald e non solo. Per quanto l’opera, che si rifà ad un’estetica kawaii, non ha nessuna finalità di aspra critica come ha ammesso la stessa autrice, l’effetto rimane comunque disturbante. Come dice Tomoko Nagao, vediamo una critica perché è già nel nostro pensiero e quindi la proiettiamo su un’opera che potrebbe rappresentarla.
Quante volte abbiamo visto il mare sporco ed inquinato soffrire? Ecco, questo quadro lo racconta e non basta Hello Kitty a smorzare i toni di un giudizio negativo radicato in noi che però non perde la sua forza.

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Banksy, Detroit

A differenza dell’artista del Sol Levante, sempre guardando alla stretta contemporaneità, una forma d’arte che si è dimostrata particolarmente sensibile al tema dell’ambiente è stata la street art: questa è molto interessante perché è estremamente immediata e diretta, ma non usa e getta. La sua comunicazione seppur velocissima colpisce direttamente il pensiero, proprio come un pugno nello stomaco. Blu, Banksy, Nemos, sono solo alcuni dei nomi degli street artist che hanno lasciato il segno sui muri urbani con disegni tra l’ironico e il pungente che ci ricordano la nostra drammatica situazione.

Ecco che vediamo gli strati terrestri come quelli di una torta, gli alberelli verdi le candeline e un manto erboso a completare il tutto. Ma basta tagliarne una fetta ed ecco che scopriamo che ormai abbiamo infarcito gli strati più profondi del terreno di pattumiera. Il mondo è ormai solo ed esclusivamente la nostra discarica.

Le persone sono sempre più sensibili sull’argomento: complice anche la recente crisi, si consuma di meno e si è iniziato a pensare di più in un’ottica di riciclo, tra raccolta differenziata, scambi e utilizzi alternativi degli oggetti. Ma tutto lo scarto prodotto dai comportamenti scorretti del passato? La presenza di persone ancora disinteressate che continuano nel loro comportamento egoistico? Ne paghiamo noi tutti le conseguenze, perciò il lavoro da fare sia educativo che pratico di pulizia del mondo è ancora tantissimo e forse mai si riuscirà davvero a sistemare la situazione.

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Gustav Klimt, Bosco di betulle (1902)

Per non parlare della speculazione edilizia, vera e propria piaga: lucrare sulla costruzione scellerata è una pratica che negli ultimi 50 anni ha preso sempre più piede, prima nei ricchi paesi occidentali, poi anche nelle economie emergenti, come se costruire a più non posso rappresenti la più chiara dimostrazione del raggiungimento della ricchezza. «Ricordo quando tutto questo erano alberi» è quello che Banksy ha impresso su un muro di Detroit, città americana devastata dalla crisi che nel 2013 ha dichiarato il fallimento.
Città operaia, capitale dell’automobile, nel corso del ‘900 è aumentata a dismisura, costruendo sempre più abitazione per i tanti immigrati dalle altre parti degli States, in particolare il Sud, in cerca di lavoro. Tra il progressivo abbandono della città da parte di bianchi e non operai, buona parte della città fin dagli anni ’60 ha iniziato un periodo di forte declino culminato negli anni più recenti. La costruzione e la devastazione non si è fermata e con esse il degrado urbano e la fine delle aree verdi della città. Guarda quel bambino, novello ragazzo della via Gluck: quando si fermerà quest’assetata macchina di cemento, speculazione e noncuranza per la natura?

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Henri Rousseau, Tre scimmie nel bosco

Riflettiamo su tutto questo, pensiamoci e scaviamo nei nostri ricordi: non è forse immersi nella natura che il nostro cuore e la nostra anima hanno trovato ristoro? Non è forse a contatto con la Terra che abbiamo trovato riposo alle nostre tante domande e alleviamento ai nostri tanti dilemmi? Come possiamo permettere che la devastazione prosegua indisturbata?

Osservate questo fitto bosco di betulle dipinto dal Gustav Klimt: quell’atmosfera ombrosa pare raccontarci i misteri della natura, i suoi labirinti e le sue incognite. Come non si può voler preservare un luogo tanto affascinante e misterioso… Viene voglia di attraversarlo, scoprirlo ed entrare nelle sue profondità.
Perché la natura suscita in noi così tante emozioni? Perché non resistiamo dall’umanizzare una situazione naturale? Semplice perché la natura è il nostro specchio: le nostre emozioni si legano inevitabilmente ad elementi ambientali, su tutti colori e profumi. Perciò alla vista di un ombreggiato e bluastro bosco di betulle, ecco che Klimt impressiona sulla tela ciò che occhi e cuore hanno visto e interpretato e a noi rimane una piacevole sensazione di quiete a tratti enigmatica.

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Paul Cézanne, La montagna Sainte-Victoire (1905)

La natura può anche essere selvaggia e spaventosa, come quella raccontata da Rousseau nella sua giungla popolata da piante sconosciute all’occhio europeo e da animali feroci o colorati, più o meno vistosi, ma comunque bellissimi. Oppure può essere maestosa come solo le montagne sanno essere, tanto superbe e orgogliose si stagliano nel cielo e dall’alto osservano il mondo: la montagna di Sainte-Victoire di Cézanne non guarda forse con superbia la pianura che la circonda?

Beh, caro uomo, è tempo di fare pace con la natura: non guardarla come una nemica, come una discarica, come una fonte di risorse da sfruttare. Guardala con amore e con affetto, portale rispetto. Non sappiamo ancora per quanto sopporterà di essere tanto maltrattata e prima o poi la reazione sarà tanto grande e devastante proprio come l’azione nei suoi confronti.

Dalla Rivoluzione Industriale in poi, a tanti artisti e letterati è stato molto caro il ritorno al contatto con la natura, cancellato dalla vita urbana legata prima al settore secondario e poi terziario. Oggi, tra un ritorno alle origini e una maggior consapevolezza, è tempo di pensare all’ambiente in cui viviamo e a volergli bene, coltivarlo con altruismo pensando alla generazioni che verranno.

Uomo, dalla Terra nasci e alla Terra ritornerai.

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Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818)

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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