Chiara Gamberale racconta “Qualcosa”: quando un buco nel cuore diventa passaggio segreto

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Chiara Gamberale racconta Qualcosa: quando un buco nel cuore diventa passaggio segreto

Chiara Gamberale entra nella sala dell’incontro romano, dove ad attenderla ci sono fan e appassionati di scrittura creativa. Ha la pelle abbronzata, i capelli sciolti, una canottiera casual e una giacca nera. Su quest’ultima un dettaglio che passa forse inosservato: proprio vicino al cuore ha una spilla con lo stesso disegno della copertina del suo nuovo libro Qualcosa, edito da Longanesi.

Si siede, sorride, si racconta. Lo fa in maniera genuina, spontanea, con la passione di chi ama chiaraciò che fa. Inizia a parlare dell’idea che c’è dietro Qualcosa, questa favola illustrata totalmente diversa dai suoi libri precedenti. Di sicuro è un’idea rischiosa, azzardata, è lei la prima a sottolinearlo, un addentrarsi in un genere che resta un po’ senza mercato in Italia:

Raccontate di ciò che vi interessa. Sempre. Io avevo bisogno di identificarmi in questo libro, nella protagonista Qualcosa di Troppo, e insieme a lei, dentro di lei, cercare delle risposte.

Il libro, continua l’autrice, è stato scritto e pensato tenendo conto già delle illustrazioni di Tuono Pettinato, ma allo stesso tempo sono state le illustrazioni stesse a fornire nuovi spunti alla narrazione:

È stata un’occasione di confronto per me. Ho abbandonato il mio solito psicologismo, le frasi ampie, quasi nevrotiche. Qui ho dovuto asciugare molto, essenzializzare. Ho fatto un lavoro di riduzione.

Insomma, uno stile di scrittura che è proprio il contrario di quello che è il nucleo centrale della protagonista della favola, sempre portata agli eccessi, a sentire troppo, volere troppo.

Volevo mettere in scena l’eterna tensione umana, il continuo aspettarsi troppo, sempre. E allo stesso tempo la paura del vuoto, del niente.

chiaraLa paura del vuoto è uno dei punti centrali del libro, oltre che un importante spunto di riflessione. In una società che promette di occuparsi di questa paura, facendoci stare sempre collegati, connessi, sentirsi è a conti fatti via via più difficile. Se non ci si sente magari non si sentirà nemmeno quel buco nel cuore, che però invece di chiudersi finisce con l’allargarsi.

Ed è qui gioca che un ruolo fondamentale, secondo Chiara Gamberale, la noia che Qualcosa di Troppo incontra grazie al Cavalier Niente, l’altro lato della medaglia, dalla bulimia all’anoressia di vita. La noia, mettendoci faccia a faccia con noi stessi, ci permetterebbe di conoscerci, di capire cosa davvero vogliamo, chi siamo.

Sono convinta che l’originalità possa salvarci. Essere ognuno qualcosa. E le occasioni che abbiamo per capire che “qualcosa” siamo sono o il dolore o l’incontro con l’altro, l’amore.

È qui che il buco diventa passaggio segreto:

Bisogna guadagnare una perdita. Fare finta che il buco non ci sia, affezionarsi al proprio buco nel cuore, al dolore, significa non attraversarlo, non superarlo mai del tutto.

Solo quando la protagonista finalmente ha il coraggio di guardarsi dentro riesce a prendere consapevolezza della propria sofferenza.  Il cammino è, ovviamente, lungo. La stessa Qualcosa di Troppo, prima di diventare semplicemente Qualcosa,  deve percorrerne di strada.

Nella seconda parte del romanzo Qualcosa di troppo si muove proprio sul binario bisogno/desiderio. Quando smettiamo di essere ricattabili dal bisogno, siamo in grado di capire realmente ciò che desideriamo.

Una seconda parte del romanzo un po’ farraginosa, troppo ripetitiva, ma che nel suo ripetersi più volte vuole enfatizzare il continuo patteggiamento della protagonista con il proprio vuoto interiore. Quel buco nel cuore con cui tutti prima o poi devono fare i conti.

Alessia Aiello per MIfacciodiCultura

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