Il racconto dell'incessante ridefinizione delle opere di Cesare Biratoni

Il racconto dell’incessante ridefinizione delle opere di Cesare Biratoni

La necessità di una continua ridefinizione delle opere di Cesare Biratoni è messa in luce con la mostra personale dell’artista intitolata Il battito delle ali e in programma presso la galleria milanese Dimora Artica fino al prossimo 16 giugno.

Il racconto dell’incessante ridefinizione delle opere di Cesare BiratoniChi è Cesare Biratoni?

Per chi ancora non lo conoscesse, Biratoni è un artista eclettico nato a Barcellona nel 1969 e successivamente trasferitosi in Italia, dove nel 1992 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera. Il suo lavoro è caratterizzato dalla raccolta di immagini, fotografie e disegni trasformati in collage, composizioni e macchie di colore che vanno a costituire l’archivio da cui egli attinge per creare opere sempre nuove; si tratta di un lungo processo di trasformazione che non si conclude, una metamorfosi continua come è la vita nel suo divenire.

È lo stesso artista a raccontarsi per noi in una breve intervista in cui emerge chiaramente il suo spirito sensibile, desideroso di trovare qualcosa di completo e finito che, continuando a  sfuggirgli, lo muove verso un’incessante creatività.

Quali sono state le sue prime esperienze artistiche? Quando ha incominciato a dipingere?          

Ho sempre saputo che mi sarei occupato di disegno. Ero fortemente attratto dalle forme semplici. Collezionavo i libri della Disney e ne ricopiavo, anche ricalcando, i disegni e i personaggi. All’accademia ho seguito i corsi di Beppe Devalle e ho partecipato fin dal primo anno al suo ritorno al disegno dal vero. Ho iniziato a lavorare con una certa assiduità verso la fine degli anni ’90.

Il racconto dell’incessante ridefinizione delle opere di Cesare Biratoni

Che cosa rappresenta per lei l’arte? Crede possa avere una funzione sociale?

Non so cosa rappresenti per me l’arte, sicuramente non una cosa soltanto. La funzione sociale dell’arte (adesso, in questo momento storico) a mio avviso sta nel suggerire la possibilità di una vita slegata dal tempo. Il tempo dello studio è, il più delle volte, una gran perdita di tempo.

Come nascono le sue opere? Cos’è che stimola la sua creatività e la ispira?

Le opere nascono sicuramente da un bisogno interiore, una specie di ossessione visiva, da un’immagine perennemente irrisolta nella mente. In questo senso il lavoro di archivio e la ricerca delle fonti fotografiche hanno il compito di sedare l’ansia, una sorta di rassicurazione temporanea: dico temporanea perché non esiste immagine che non venga poi successivamente smembrata, ritagliata, vivisezionata e a tratti ricoperta, fatta scomparire.

Ci può descrivere la sua tecnica pittorica? Parlando della sua personale Il battito delle ali ci racconti il valore che hanno per lei le bozze, i disegni ed i collage esposti.

Non seguo una tecnica pittorica stabilita, cerco di trovare le soluzioni lavorando, lasciando che sia il quadro a suggerire il tipo di approccio. Con la mostra ho cercato di rappresentare l’impossibilità (almeno per me) di finire un lavoro, di considerarlo risolto, esaurito. In questo senso, i collage, i piccoli disegni e le macchie su carta sono tutte “opere” e allo stesso tempo non lo sono, sono un frammento di un tutto che non può essere visto nella sua completezza. Per me rappresentano una sorta di archeologia del mio lavoro, una riscoperta a posteriori, come se lo sguardo si posasse su di loro seguendo un tempo non lineare o cronologico.

Elementi fondamentali dei suoi lavori sono i colori dai toni pastello e le figure sovrapposte che creano immagini delicate di corpi inafferrabili, leggeri. Qual è il loro significato?

Il racconto dell’incessante ridefinizione delle opere di Cesare BiratoniNon esiste un significato specifico. Non vogliono rappresentare qualcosa di letterario o di riconoscibile. Mi attengo a quella che è la storia della pittura e ai i suoi generi: nel mio caso la figura, la figura femminile, la ninfa immersa in un paesaggio indefinito, astorico. La leggerezza di cui parla credo sia il risultato di un processo di lavoro che si diluisce nel tempo, di uno sguardo continuo su soggetti sempre diversi ma che rappresentano la stessa cosa. Io lavoro sovrapponendo immagini proiettate sulla tela, selezionando di volta in volta le forme che mi interessano…come a dire che più corpi alla fine ne raccontano uno soltanto. Credo sia questo sguardo mai fermo su un unico insieme di forme che mi porti a dipingere in modo così evanescente: immagino si possa anche parlare di un’impossibilità (mia) nel definire qualcosa in modo categorico.

Il battito delle ali
A cura di Andrea Lacarpia
Dimora Artica, Milano
Dal 19 maggio al 16 giugno

Fiammetta Pisani per MIfacciodiCultura

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By on giugno 1st, 2017 in Articoli Recenti, Interviews, Mostre, Visual & Performing ARTs

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