Paolo Sorrentino: poesia, surrealismo e disillusione

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Paolo Sorrentino: poesia, surrealismo e disillusione

Paolo-Sorrentino-1 (1)Paolo Sorrentino nasce a Napoli il 31 maggio del 1970, nel quartiere del Vomero, e a 25 anni decide di abbandonare gli studi in Economia e Commercio per lavorare nel Cinema.

Muove i primi passi come aiuto-regista o nell’ambito della produzione, soprattutto di cortometraggi: esordisce con il corto Un paradiso, diretto con Stefano Russo, lavora come ispettore di produzione al film Il verificatore di Stefano Incerti, è aiuto-regista nel cortometraggio Drogheria di Maurizio Fiume. Scrive poi insieme a Silvestro Sentiero la sceneggiatura per il lungometraggio Napoletani, che nonostante venga insignito del Premio Solinas non sarà poi realizzato, e collabora con il regista Antonio Capuano alla scrittura di Polvere di Napoli, nel 1998. Nello stesso anno il cortometraggio L’amore non ha confini, surreale storia d’amore ricca di rimandi cinematografici, segna l’inizio della collaborazione di Sorrentino con la neonata Indigo Film, che produrrà tutti i film del regista.

Nel 2001 Sorrentino esordisce come regista e sceneggiatore con il primo lungometraggio, L’uomo in più, presentato al Festival di Venezia e vincitore di vari premi tra cui il Nastro d’Argento come migliore regista esordiente e la Grolla d’Oro al protagonista Toni Servillo. Il sodalizio con Servillo prosegue con il successivo Le conseguenze dell’amore, presentato nel 2004 al Festival di Cannes: il film ottiene un successo critico ancora maggiore dell’opera precedente, vincendo ben cinque David di Donatello nel 2005 e tre Nastri d’Argento, e rivela il regista al grande pubblico.

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This must be the place

Da questo momento, inizia per Sorrentino una stagione segnata da grandi capolavori cinematografici, con opere che lo affermano nel panorama internazionale, e che vedono protagonisti personaggi spesso disillusi, ma ancora capaci di grande poesia, immersi in situazioni spesso surreali. Queste figure sono spesso interpretate in modo magistrale da Toni Servillo, che aveva infatti già delineato il carattere tipico del protagonista delle pellicole del regista napoletano nell’opera Le conseguenze dell’amore.

Nel 2008 il Sorrentino partecipa infatti alla selezione ufficiale del Festival di Cannes con il film Il divo, ispirato alla figura di Giulio Andreotti, interpretato da un ironico, disincantato, e assolutamente identico Toni Servillo: il film si aggiudica il Premio della Giuria e si afferma come opera internazionale.

Nel 2011 il regista torna a Cannes con il primo film in lingua inglese, This must be the place, che vede un Sean Penn completamente trasfigurato nel ruolo dell’ex rockstar Cheyenne (tremendamente somigliante a Robert Smith dei The Cure), alle prese con una disillusa, trasognata e surreale ricerca di sé stesso e delle origini della sua famiglia. Il film, sorta di road movie cinico ma poetico, vince il David di Donatello per la migliore sceneggiatura, scritta insieme a Umberto Contarello.

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La grande bellezza

Le ambientazioni surreali, i dialoghi assurdi e poetici, la ricerca di una rinnovata identità oltre la disillusione, tornano ed “esplodono” nel capolavoro presentato alla 66ª edizione del Festival di Cannes nel 2013: La grande bellezza, scritto con Umberto Contarello e nuovamente interpretato da Toni Servillo. Accolto in modo contrastante dalla critica italiana, il film realizza il miglior successo di Sorrentino al botteghino ed ottiene riconoscimenti critici più solidi all’estero: l’opera vince infatti 4 European Film Awards, il Golden Globe per il miglior film straniero, il Premio BAFTA al miglior film straniero e 5 Nastri d’Argento. Il 2 marzo 2014 La grande bellezza si aggiudica inoltre l’Oscar al miglior film straniero: il regista in occasione del premio ringrazia gli attori, lo staff e il team di produzione del film, la sua famiglia, le città di Roma e Napoli e le sue fonti di ispirazione, Federico Fellini, Martin Scorsese, i Talking Heads e Diego Armando Maradona.

sorrentino_oscar (1)Per alcuni giudicato naturale prosecuzione delle riflessioni sulla vita e sulla poesia presenti ne La grande bellezza, nel 2015, in concomitanza con la nuova partecipazione in concorso al Festival di Cannes, esce Youth – La giovinezza, secondo film in lingua inglese, con attori del calibro di Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda. Il film, dedicato a Francesco Rosi, è ambientato e girato prevalentemente in Svizzera, le atmosfere sono sempre rarefatte e sospese, la fotografia è grande e poetica protagonista.

L’ultima sua opera realizzata è la serie televisiva The Young Pope, che vede Jude Law nel ruolo di un giovane papa controverso e manipolatore: un prodotto che ha diviso sia la critica sia gli spettatori ma che allo stesso tempo ha mostrato le capacità di Sorrentino di operare anche attraverso il linguaggio della serialità, trasportandovi i tratti caratteristici della sua poetica cinematografica. Sono soprattutto i dialoghi, scritti e interpretati con estrema cura, a guidare la narrazione dell’opera, contribuendo nella costruzione di una storia che non sarebbe possibile nella nostra realtà ma che riesce tuttavia a risultare verosimile nelle tematiche che affronta.

Paolo Sorrentino si afferma così come talento italiano aperto al mondo, alla grande cinematografia fuori dallo sterile provincialismo nostrano. I suoi film sono capolavori illuminati da una luce razionale eppure poetica, disillusa ma malinconica, le cui immagini restano negli occhi e i dialoghi (pochi ma incisivi) nella mente.

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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